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Dopo la rottura col Cav

La fronda leghista anti-Salvini che sta con Berlusconi: crescono i malumori nella base del Carroccio

Maroni e Bossi

Patto tra Roberto Maroni e Umberto Bossi

La decisione di Matteo Salvini di rompere con Silvio Berlusconi sulle candidature di grandi città come Roma e Napoli ha inevitabilmente scosso dall'interno la Lega. Storicamente nel Carroccio i malumori non sono quasi mai usciti dalle quattro mura di via Bellerio, per cui appare sintomatico della gravità della situazione attuale, secondo il Giornale, il fatto che qualche borbottìo si sia sentito arrivare dalla base leghista. Per esempio dai fedelissimi di Umberto Bossi, in primi per bocca di Roberto Maroni che ha detto: "non si vince facendo la guerra all'alleato", e poi dalle parole dello stesso Senatur sulla Stampa, secondo il quale Salvini si sarebbe fatto condizionare dalla: "voglia di diventare il candidato premier del centrodestra. Matteo sbaglia - ha detto - ma è un ragazzo". Con Bossi la rottura è conclamata da tempo, da quando Salvini ha deciso di allargare il progetto leghista anche al sud, con il rischio secondo i militanti della prima ora di snaturare l'idea autonomista del 1984.

Il rischio - I timori di Bossi e Maroni non hanno solo una base ideologica, ma di mera politica reale. I due sono sempre rimasti in contatto con l'alleato storico Berlusconi, senza di lui sono preoccupati che la Lega possa rimanere forza marginale, soprattutto se la rottura si dimostri col tempo insanabile, anche da un punto di vista umano. In ballo ci sono partite importanti, vedi Milano, dove la Lega mantiene il suo core business. Maroni avrebbe confidato ad alcuni big di Forza Italia e Ncd di temere ripercussioni sulla candidatura di Stefano Parisi: "Sono giorni che i nostri militanti ci fermano per strada e alle sezioni - avrebbe detto il presidente lombardo - e ci dicono che in questa situazione a votare per Parisi non ci vanno".

La provocazione - Non ha proprio rasserenato gli animi il post su Facebook dello spin doctor di Matteo Salvini, Luca Morisi, che pochi giorni fa ha scritto: "Qualcuno pensa che la Lega sia ancora un cespuglietto solo nordista, minoritario, da tenere sotto il tacco regalandole ogni tanto qualche contentino. Poveretti! La Lega di Salvini è forza trainante". Abbastanza per toccare nel profondo la sensibilità di bossiani e leghisti storici, così come qualche commentatore dimostra sotto il post di Morisi. C'è chi spera che la Lega rimanga ancora un partito del Nord e Morisi un po' irruente ha risposto: "Allora ciao". I buoni risultati del lavoro di Morisi per la comunicazione di Salvini sono evidenti soprattutto guardando i numeri che oggi può vantare il leader leghista, ma col tempo i nemici sono aumentati. A cominciare dai giornalisti della Padania, licenziati: "Noi a casa e la sua società che fattura 220mila euro l'anno dalla Lega. Una vergogna".

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Commenti all'articolo

  • oenne

    19 Marzo 2016 - 11:11

    imahfu retourne chez toi le plus tot possible conard

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  • Ben Frank

    Ben Frank

    19 Marzo 2016 - 07:07

    Berlusconi dovrebbe smetterla di fare il padrone del vapore, visto che ormai non ha più pressione, e si metta a fare il nonno. Quanto a Bossi e Maroni, con tutto il rispetto per il loro operato politico, ai tempi loro la Lega aveva la metà dei consensi, che ha oggi con Salvini...

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  • imahfu

    18 Marzo 2016 - 19:07

    Ma quale centrodestra... non avete ancora capto che il sistema socio-economico é stato storicamente la guida; ora è la disgrazia. Crisi, l'1% detiene il 90& della ricchezza prodotta, occorre povertà per fare investimenti... Tutto da rivedere a dx. Essa obbedisce a cio' che non c'è più.

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  • imahfu

    18 Marzo 2016 - 19:07

    Certo, i leghisti perdono un condannato... e a loro non sta bene

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