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Davanti ai suoi

Direzione Pd, Renzi apre alla minoranza sul referendum e sfida i pm del caso Guidi: "Sono qui, interrogatemi"

Direzione Pd, Renzi apre alla minoranza sul referendum e sfida i pm del caso Guidi:

"Se è un reato sbloccare opere pubbliche io sto commettendo reato". Il premier Matteo Renzi "sfida" i magistrati dopo lo scandalo Tempa Rossa che ha portato alle dimissioni del ministro dello Sviluppo economico Federica Guidi. È questo uno dei temi caldi su cui Renzi, segretario Pd, è stato chiamato a rispondere nella attesissima direzione nazionale democratica. Davanti ai suoi, ma soprattutto davanti a una minoranza che potrebbe avere la tentazione di unire le proprie forze a M5S e opposizioni per sgambettarlo in Parlamento, il premier preferisce puntare sull'orgoglio più che sui muscoli: "Annuncio che continueremo a sbloccare le opere pubbliche e chiedo ai magistrati di essere inflessibili, beccare i ladri e mandarli in carcere e noi saremo in prima fila per la pulizia", ha aggiunto rilanciando con un "abbiamo fatto la legge sui reati ambientali e se vogliono votiamo la legge sul conflitto di interessi" che suona più come una minaccia che come una promessa.

Magistrati e multinazionali - La sua difesa sull'emendamento sulle trivellazioni infilato in legge di stabilità (che la Guidi aveva annunciato al telefono al compagno Gianluca Gemelli, favorito da quella misura) è più nel metodo che nel merito: "Ci sono centinaia e centinaia di opere pubbliche, soldi pronti ad essere investiti, che servono alla comunità, perché dire di no? Dovevamo dare una risposta". "O facciamo il giochino dei social per cui  le multinazionali sono il nemico - chiude poi il discorso, con una stilettata a grillini e ultra-sinistra - o diciamo che sono una parte dell'economia del nostro Paese che crea posti di lavoro e che quando vanno via c'è una crisi che va risolta". Infine, rivolto ai magistrati di Potenza: "Le loro inchieste non sono mai arrivate a sentenza. Io dico se avete qualcosa da chiedere, interrogatemi. Noi non siamo come gli altri".

La resa sul referendum - La situazione dentro il Pd, al di là delle parole, è tesa. Anche per questo Renzi conferma davanti ai suoi la linea che già era stata anticipata nelle ultime ore, quella di una apertura sul referendum sulle trivellazioni. La posizione del partito, ribadisce il premier, è quella di un partito che ha votato la legge sulle trivellazioni e quindi contro un referendum. Ma "è altrettanto evidente che non ci sarà nessuna scomunica né abiura verso chi ha una posizione diversa". Un modo scaltro ed elegante per disinnescare (o almeno provarci) le polemiche in caso di vittoria del fronte del sì e, soprattutto, di una campagna referendaria pro-sì da parte di esponenti anche importanti dei dem. "Chi è favorevole a bloccare le concessioni fa bene a votare sì. Chi non è favorevole può votare no, ma ha tutto il diritto di non votare sperando che non si raggiunga il quorum. La posizione è
sacrosanta e legittima". E a chi nel Pd contesta l'appello all'astensione, Renzi sbatte in faccia un manifesto relativo al referendum del 2003: "L'astensione l'avete proposta voi, molti degli amici che stavano nei Ds nel 2003. Quella per l'astensionismo è una posizione costituzionalmente coerente e corretta". 

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Commenti all'articolo

  • Napolionesta

    05 Aprile 2016 - 09:09

    Arrogante buffone e incompetente.

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  • malcoquattro

    04 Aprile 2016 - 20:08

    buffone

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