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L'ex governatore del Veneto

Il drammatico ritorno di Galan in Aula. Trasformato, ecco come si è presentato

Giancarlo Galan

Giancarlo Galan

Giancarlo Galan torna alla Camera. Insieme al suo medico curante. L' ex governatore del Veneto è molto dimagrito: «In carcere», ha raccontato ai suoi quasi ex colleghi, «ho perso 22 chili in sei mesi. Un' esperienza terribile, non la auguro a nessuno». "Quasi ex" perché la Giunta per le Autorizzazioni di Montecitorio ha votato in favore della decadenza di Galan dall' incarico parlamentare per «cause sopraggiunte di ineleggibilità». Contrari solo i deputati di Forza Italia e di Ala, astenuti quelli di Area Popolare. La parola definitiva spetterà all' Aula.

L' ex plenipotenziario berlusconiano in Veneto ha cercato di chiarire la sua posizione: «Non desidero libertà, soldi, vacanze, voglio un processo, un processo vero». Il patteggiamento, ha precisato Galan, nel suo caso non è stata un' ammissione di responsabilità: «Sapete perché l' ho fatto? Fui costretto, non avevo alternativa. Ho patteggiato perché in questo modo avrei potuto difendermi dalle accuse che mi hanno fatto, per tornare a una vita normale». L' arresto in carcere è stata «una esperienza assolutamente devastante per la mia vita». L' ex ministro dei Beni Culturali racconta il dramma di sua figlia, «affetta da una grave malformazione cardiaca, fra non molto dovrà essere sottoposta a un nuovo intervento. La sua psiche ha risentito» della disavventura del padre. Galan prova a spiegare le sue ragioni: «Sono venuto qui alla Camera contro il volere dei dottori e degli avvocati perché volevo dire la mia, finalmente». L' azzurro sostiene di non meritare la decadenza. E, all' esito della votazione, ci rimane male. «Non me l' aspettavo.

Anche il ministro della Giustizia Orlando aveva detto che la legge Severino non si applica al caso Galan». Partito democratico e Cinquestelle votano in favore della decadenza. La prossima settimana la conferenza dei capigruppo deciderà quando inserire il tema all' ordine dei lavori di Montecitorio. Galan, coinvolto nello scandalo del Mose e condannato per corruzione, ha patteggiato una pena di 2 anni e dieci mesi, proponendo la restituzione di 2,6 milioni di euro all' erario.

«Non deve più fregiarsi del titolo di deputato», insistono i grillini Davide Crippa, Giulia Sarti e Fabiana Dadone, che avevano chiesto alla presidenza della Camera anche di «revocare tutti gli stipendi pagati al deputato veneto». Ma senza successo.
Forza Italia difende il suo uomo.

«La Giunta delle Elezioni non aveva il compito di rifare il processo a Galan, che d' altra parte sta già scontando la pena inflittagli dalla magistratura. Aveva solo il compito di decidere se la legge Severino fosse applicabile al suo caso. Per quanto ci riguarda», dichiarano Deborah Bergamini e Gregorio Fontana, «non soltanto la Severino è incostituzionale nel merito, ma si violano due volte i principi costituzionali applicando una sanzione in modo retroattivo». È la stessa tesi sostenuta a difesa di Silvio Berlusconi, prima vittima illustre dell' approvazione della legge anti-corruzione. Il Cavaliere decadde dal suo seggio senatoriale nell' autunno del 2013, in seguito alla condanna definitiva per frode fiscale. «Uno dei principi cardine non solo della nostra Costituzione, ma di tutti gli ordinamenti giuridici», ricordano Bergamini e Fontana, «è che la legge non è mai retroattiva: nessuno può subire una sanzione per effetto di un atto compiuto prima che esistesse la norma». Anche i verdiniani si sono opposti alla decadenza di Galan: «Sull' applicazione della legge Severino ai parlamentari non ci sono decisioni della Corte Costituzionale. C' è il rischio», dichiara Ignazio Abrignani, «che la Consulta si pronunci, magari in senso contrario alla decisione della Giunta, e allora sostengo che sarebbe meglio aspettare».

Salvatore Dama

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Commenti all'articolo

  • Karl Oscar

    09 Aprile 2016 - 17:05

    Questo mantiene il vitalizio e il governo continua a girare come una iena famelica intorno alle pensioni di chi ha versato contributi una intera vita lavorativa

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  • straniero

    09 Aprile 2016 - 15:03

    Incredibile: difendono anche i ladri

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  • jborroni

    09 Aprile 2016 - 14:02

    Giusto una come la Bergamini può' dire una cagata simile! E' immorale mantenere privilegi di carica e benefici economici, gia' assurdi ab initio, ai """SERVITORI DELLO STATO INFEDELI"". Disciplina ed onore richiede la COSTITUZIONE...chi non ne ha che sia cacciato: feura di bal, fuori dai gabbasisi, fuori dai Maroni, fora dei cojon...etc etc in tutti i dialetti. A Bergamini...ce sei o ce fai

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  • torrido

    09 Aprile 2016 - 10:10

    Il Maiale percepisce 5.000 euro netti al mese circa 150 euro il giorno,per aver rubato al popolo.Da luglio 2015 a oggi ha percepito 35.000 euro come deputato ancora in carica, lo stato riconosce 8 euro il giorno a un Italiano onesto malato grave di alzheimer,Vergogna!!!

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