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Lo scatto

Delrio, la foto esclusiva del ricatto: così lo vogliono far fuori / Guarda

Le foto con cui volevano incastrare Delrio

«Quello che ha fatto le indagini è il mio migliore amico e mi è arrivato il regalino». È il 29 gennaio del 2015 e Walter Pastena, consulente del ministero dello Sviluppo economico, sogghigna così al telefono con Gianluca Gemelli, l' imprenditore al centro dell' inchiesta sui subappalti Total a Tempa Rossa e compagno dell' ex ministro Federica Guidi. Il giorno prima la direzione distrettuale antimafia di Bologna e i carabinieri del Ros avevano dato il via all' operazione «Aemilia», con 117 persone coinvolte, soprattutto calabresi, e 50 arresti in carcere. L' indagine riguarda gli affari del clan calabrese dei Grande-Aracri in terra emiliana. Tra i testimoni dell' inchiesta anche Graziano Delrio, oggi ministro delle Infrastrutture e sino al 2013 sindaco di Reggio Emilia, protagonista nell' aprile 2009 di un criticato e sviscerato (dagli inquirenti) viaggio prelettorale in terra calabrese.

Il 29 gennaio, il giorno della telefonata di Pastena, Libero ha pubblicato per la seconda volta la foto di quel tour e il consulente, rivolgendosi a Gemelli, dice: «Hai visto il caso di Reggio Emilia? Finito questo casino usciranno le foto di Delrio a Cutro con i mafiosi... tu non ti ricordi quello che io dissi, che c' era un' indagine, quelli che hanno arrestato a Mantova, a Reggio Emilia, i cutresi, quelli della 'ndrangheta... te l' ho detto che quello che ha fatto l' indagine è il mio migliore amico... e adesso ci stanno le foto di Delrio con questi». Pastena al telefono rivela la sua presunta fonte: «I carabinieri sono venuti a portarmi il regalo in ufficio».

L' intercettazione, contenuta in un' informativa della Squadra mobile allegata agli atti dell' indagine su Gemelli, è un concentrato di millanterie o svela un vero complotto ai danni di Delrio? «Ho letto oggi da articoli di stampa - afferma in una nota il ministro - che sono al centro degli interessi di un comitato d' affari che non conosco, da cui non ho mai ricevuto pressioni o condizionamenti e tantomeno ricatti ai quali evidentemente non mi sarei mai sottoposto. Sono interessato piuttosto a sapere se esiste o è esistita un' attività di dossieraggio nei miei confronti, volta a screditarmi, basata su presupposti totalmente infondati. Per questo motivo presenterò un esposto alla Procura».

Per scoprire cosa ci sia dietro a quel dossier i magistrati della Procura di Potenza hanno aperto un fascicolo. Vogliono capire che cosa intendesse fare un consulente del ministro dello Sviluppo con le carte di una indagine sulla criminalità organizzata. Infatti quel «regalino» è un dossier che - sospettano gli investigatori - conterrebbe non tanto foto quanto alcune intercettazioni telefoniche e ambientali dell' inchiesta «Aemilia» sulle infiltrazioni della 'ndrangheta nella regione «rossa» e in particolare a Reggio Emilia: in esse si farebbe riferimento al ministro Delrio e a presunti finanziamenti elettorali a lui destinati, ai tempi in cui era sindaco di Reggio Emilia. Ma in anni di indagini queste chiacchierate telefoniche non sarebbero state depositate agli atti perché non avrebbero portato a nessun risultato investigativo concreto. A meno che non siano ancora coperte da segreto d' indagine. 

Di pubblico agli atti dell' inchiesta Aemilia c' è solo il verbale che lo stesso ministro delle Infrastrutture rese davanti ai magistrati il 17 ottobre 2012. In quell' audizione (Delrio venne sentito come persona informata dei fatti) i magistrati criticano la sua decisione di portare una delegazione di politici cutresi a protestare in prefettura contro le interdittive antimafia e poi gli chiedono del viaggio in Calabria: «Sono andato a Cutro in occasione della festa del Santo crocifisso (…) noi abbiamo un gemellaggio con Cutro» è la sintetica risposta del ministro; quando gli viene chiesto se sappia dell' esistenza del boss al centro delle indagini è ancora più evasivo: «So che esiste Grande Aracri, Nicola non lo avevo realizzato. Perché abita lì nel centro di Cutro? Non lo sapevo». Quindi ammette che i politici calabresi parlano malvolentieri della 'ndrangheta e che difendono la legalità con «metodi e stile» diversi dai suoi. Ma di quel viaggio è rimasta una traccia indelebile.

Quando si lascia l' autostrada del Sole in direzione Reggio Emilia, il primo viale che si incontra è quello intitolato alla Città di Cutro. A inaugurarla fu proprio Delrio il mese successivo al trionfo elettorale del 2009.

di Giacomo Amadori
e Fabio Amendolara

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Commenti all'articolo

  • ubidoc

    ubidoc

    09 Aprile 2016 - 09:09

    Chiunque vada in Calabria in mezzo a dei politici si troverà comunque in mezzo a dei mafiosi.

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  • castegin

    09 Aprile 2016 - 07:07

    Io sarei più che felice se si scoprisse che questo governo ha rapporti con le mafie, e se per questo si levasse dalle scatole. Però, obbiettivamente, fatico molto a credere che se un politico avesse qualche rapporto illecito con esponenti mafiosi, ci si farebbe ritrarre in una foto ufficiale, durante un evento ufficiale, col tricolore addosso. Foto come questa non provano niente.

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  • Rodolfo Bava

    09 Aprile 2016 - 06:06

    Non sono di sinistra. Però come si può accusare un uomo politico di risultare colluso con la mafia soltanto perchè compare in una foto con dei mafiosi! A parte ogni altra considerazione nella foto non vi sono, secondo me, dei mafiosi, ma soltanto Sindaci del crotonese.

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