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Il ritratto

Dopo Casaleggio c'è sempre Casaleggio: azienda e M5S, chi è e cosa farà il figlio Davide

Dopo Casaleggio c'è sempre Casaleggio: azienda e M5S,  chi è e cosa farà il figlio Davide

Al numero 6 di via Morone, vicino la casa di Alessandro Manzoni, s’annida la Casaleggio Associati, un sancta sanctorum di 200 metriquadri affogato nei giardini di una Milano nascosta, quasi sospesa nel tempo. All’interno dell’appartamento, tra architetture razionali e postazioni di pc presidiate da una quindicina di trenta/quarantenni che percuotono silenziosamente le tastiere, si stagliava Gianroberto Casaleggio il samurai bradicardico, l’uomo -secondo Salvatore Merlo del Foglio- «con lo sguardo remoto di un bonzo tibetano» che fu il cuore stesso del Movimento Cinque Stelle. La scomparsa del guru ora lascia un’eredità pesante sia ai pentastellati (nella cui leadership Casaleggio vedeva Di Maio); sia all’azienda, fondata nel 2004, di «sviluppo di consulenza strategica di Rete», roba che fa un po’ Apple dal sorriso triste, un po’ Shield dei fumetti Marvel, un po’ Olivetti anni ’70. Il tutto condito da una puntina d’esoterismo ispirata dal guru, appunto, vorace lettore del Mattino dei Maghi di Louis Pauwels, di P.K. Dick, dei testi di madame Blavatsky e dai Fioretti di San Francesco. La Casaleggio Associati, per legato indiscutibile, finirà nelle mani del primogenito di Gianroberto, quel Davide, il «disattivatore» delle cattive opinioni del blog di Beppe Grillo oggi pronto a raccogliere l’eredità del padre, ad essere, col suo 60% di quota societaria (30% sua più 30% di papà) l’anima tecnologica del Movimento.

La Casaleggio ha una storia breve ma intensa. Dal 2006 al 2010 gestisce la comunicazione on line dell’allora leader dell’Italia dei Valori Antonio Di Pietro, da cui la visione di un matrimonio Grillo/Di Pietro naufragato sulle cronache scenaristiche dei quotidiani. Nel 2007 realizza due video distopici, Gaia-Il Futuro della politica e Prometeus -La Rivoluzione dei media in cui il mondo, privato dei media tradizionali e intasato di intelligenze artificiali, subisce la terza guerra mondiale; e risorge dalle sue ceneri in un tripudio di bontà, equalitarismi, e simbologie massoniche. La linea ideologica è -diciamo- sfuggente, per non dire inquietante.

Ma dal punto di vista industriale l’attività dell’azienda è stimata per la chiarezza di fini e di bilancio. Più di fini che di bliancio. Sede legale del M5S, la Casaleggio è nata con l’obiettivo di «sviluppare in Italia una cultura della Rete attraverso studi di settore, articoli, pubblicazioni, newsletter e seminari, finalizzati a fornire supporto e orientamento alle organizzazioni che approcciano il mondo digitale». Entrate e utili sono garantiti da «servizi di consulenza strategica per la presenza in rete» all’interno di un business che ha prodotto attività editoriali (i libri e gli e-book di Adagio) e iniziative collaterali tipo le royalty sulle vendite di biglietti per i tour di Grillo. Accanto ai Casaleggio sono in evidenza i soci storici Luca Eleuteri (20% di quota) e Mario Bucchich (5%), già compagni di lavoro dello scomparso guru in Webegg, una controllata Telecom Italia agli inizi del 2000. Nel 2015 sono entrati nell'azionariato altri due partner di vecchia data della società, Maurizio Benzi (7,5%) e Marco Maiocchi (7,5%). Il bilancio, a dispetto di quanto affermato dagli avversari politici, non è entusiasmante: il giro d'affari è crollato da 2,1 milioni a 1,5 e i tagli ai costi non sono bastati ad evitare ai conti di chiudere in passivo per 151mila euro rispetto all’utile di 255mila eeuro dell'anno precedente, probabile conseguenza della scadenza del contratto con l’editore Mauri Spagnol, di Chiarelettere, di cui la società curava la comunicazione.

Ma non è una questione di soldi, è una questione di potere. La Casaleggio Associati che si occupa di e-commerce, strategia, speech e servizi digitali è l’autentico motore immobile del M5S. Gestisce il blog, organizza le parlamentarie via web, seleziona i candidati alle elezioni. Redige per i grillini quei leggendari contratti che obbligano, in caso d’elezione -giustamente, direi- alla cessione di gran parte dello stipendio e al controllo di ogni atto amministrativo di una certa importanza. Per alcuni ha accesso perfino ai server elettronici e alla corrisponenza personale degli iscritti al Movimento; cosa che, però, è stata sempre smentita.
Sono in ballo, peraltro, ricorsi alla magistratura dei dissidenti contro il «regolamento illegale della Casaleggio» e il suo «sistema di scatole cinesi». Ma la suddetta polemica pertiene tutta agli equilibri politici dei trombati del Movimento stesso; dalla Casaleggio ribattono che i contratti sono ben chiari e chi li sottoscrive è maggiorenne e vaccinato. Non che abbiano tutti i torti. Politicamente ambigua, la Casaleggio mantiene intatta la propria carica visionaria che travalica le ideologie. Un tempio del possibile che probabilmente non rimarrà solo nello sguardo da bonzo del fondatore...

di Francesco Specchia

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