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La data della fine di un'era

"Dopo quel giorno Renzi salterà". Cosa accadrà, chi prenderà il suo posto

"Dopo quel giorno Renzi salterà". Cosa accadrà, chi prenderà il suo posto

Il 2016 era annunciato come l'anno nero del governo di Matteo Renzi con più scadenze elettorali in dodici mesi che negli ultimi quattro anni. Piaccia o no al Presidente del consiglio, ogni voto ha un'inevitabile interpretazione politica, al di là se sia lui stesso a indicarne la crucialità per sé e i suoi ministri. Il fallimento del referendum sulle trivelle ha graziato Renzi, ma gli ha anche inviato un segnale difficilmente trascurabile: oltre dieci milioni di persone sono andate a votare contro il suo invito all'astensione per abrogare un pezzo di legge voluta dal suo governo. Lo stesso presidente della Puglia, Michele Emiliano, ha letto in questo modo il risultato referendario, ricordando al suo segretario di partito quanto i votanti del 17 aprile sono stati almeno due milioni in più di quanti il Pd ne ha incassati alle Politiche del 2013.

Le mine - La strada di Renzi fino alla fine dell'anno riserva ancora diverse mine pronte a farlo saltare in aria. La prossima è fissata da calendario al 5 giugno, sono le elezioni amministrative che coinvolgeranno le principali città italiane e per le quali il Pd, e lo stesso Renzi, si gioca faccia e poltrona. La vittoria per i Dem non è per niente scontata, soprattutto in realtà come Roma, dove l'incubo di un altro sindaco Pd come Ignazio Marino tormenta i sonni degli elettori romani. L'ascesa nei sondaggi di Giorgia Meloni e della grillina Virginia Raggi ha detto chiaro e tondo ai vertici Pd che almeno il ballottaggio sarà inevitabile, dopo può succedere di tutto. E la stessa incertezza si vive tra le fila dem di Milano, dove il lanciatissimo Giuseppe Sala ha dovuto contenere gli entusiasmi dei suoi davanti alle rilevazioni che registrano il candidato del centrodestra, Stefano Parisi, ormai a un passo dal pareggio in pochissime settimane. I pronostici ottimisti sono stati rivisti al ribasso anche per i Dem a Napoli, Bologna e Torino, dove le partite sono ancora tutte aperte.

Lo scenario - Con l'aria che tira sempre più ostile, secondo Affaritaliani al Nazareno c'è chi si sta affannando per trovare una via d'uscita che sia la più indolore possibile. I dem non hanno nessuna intenzione di tornare alle urne prima del 2018 e per farlo sono disposti anche a fare a meno del leader. Nel caso in cui il Pd perdesse a Roma, Napoli e Milano, oltre che in una tra Bologna e Torino, Renzi sarà costretto a fare un passo indietro e farsi sorpassare da un fedelissimo che piace anche a buona parte di Forza Italia, l'attuale ministro per le Infrastrutture Graziano Delrio. Già sottosegretario alla presidenza del consiglio, braccio destro renziano della prima ora, Delrio sarebbe l'unico in grado di tenere nella stessa maggioranza sia la riottosa sinistra Dem che un pezzo importante dell'opposizione di centrodstra. Si aprirebbe così una breve stagione di riforme condivise, sulla falsa riga dei governi Monti e Letta. Ma la maggioranza a guida Pd sarebbe salva solo fino ad ottobre, quando si tornerà alle urne per il referendum sulla riforma costituzionale. A quel punto la partita sarà davvero tutta aperta.

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Commenti all'articolo

  • Anna 17

    Anna 17

    21 Aprile 2016 - 11:11

    Quel che piace a forza italia, ormai piace a pochissimi. Stia attento il Berlusca perché se continua con i suoi ondeggiamenti ondivaghi si ritroverà con uno 0,001. Cioè il vuoto, il nulla.

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  • Happy1937

    21 Aprile 2016 - 10:10

    L'unica fortuna di Renzi è che chiunque altro sarebbe ancora peggio di lui. Del Rio è meglio che si limiti ad andare la mattina presto a prendere il breakfast a casa De Benedetti!

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  • capitanuncino

    21 Aprile 2016 - 07:07

    Ma...Elezioni?Passate in cavalleria?

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  • corto lirazza

    20 Aprile 2016 - 22:10

    di male in peggio!!! speriamo che non sia vero

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