Cerca

Meloni

Guerra fratricida con Storace per vincere il titolo di "miglior perdente"

La sfida tra gli ex An per entrare alla camera: quattro liste e pochissimi posti in aula

Giorgia Meloni e Francesco Storace

Meloni e Storace

di Salvatore Dama

La parabola degli ex An conoscerà un epilogo importante lunedì, con le urne chiuse. Quella che fu Alleanza nazionale, alle elezioni politiche di febbraio 2013, si presenta smembrato in quattro liste. C’è la parte che ha deciso di rimanere nel Popolo della libertà (vedendo tuttavia restringere dal 30 al 10 per cento la propria quota nel partito); ci sono i Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni, Guido Crosetto (unico non ex) e Ignazio La Russa; c’è la Destra di Francesco Storace, il primo a sbattere la porta e ad andarsene; c’è Futuro e libertà di Gianfranco Fini. Fli è forse il caso più disperato. Perché deve sperare non solo che la coalizione del professor Mario Monti superi il 10 per cento, ma anche che l’Udc vada oltre il 4. Precondizioni fondamentali  perché il presidente della Camera e qualche fedelissimo possano tornare a sedere a Montecitorio.  

Fratelli d’Italia e la Destra non se la passano molto meglio. Tra loro è in atto un sfida fratricida. Se entrambi i partiti non dovessero superare la soglia di sbarramento del 4 (come segnalavano i sondaggi prima del blocco alla loro pubblicazione) solo uno dei due, il miglior perdente, troverebbe posto nei banchi nel centrodestra nella prossima Legislatura. 

Se Francesco Storace ha avuto la sua visibilità in quanto candidato alla Regione Lazio, è stata una campagna difficile per Fratelli d’Italia. Troppo spesso costretti nel cono d’ombra berlusconiano, i Meloni boys non hanno sfondato. E, a causa di un Cavaliere debordante, non sono riusciti a ritagliare il ruolo che avevano immaginato per se stessi: la destra del centrodestra. Quella da votare «senza doversi turare il naso». Si sono visti scippare l’idea della restituzione dell’Imu dall’ex premier (l’avevano detta prima loro), si sono fatti scavalcare a destra dall’uomo di Arcore sul giudizio storico a proposito di Benito Mussolini e hanno strappato qualche riga sui giornali soltanto attaccando l’alleato. Quando Giorgia Meloni ha detto di essersi vergognata di stare nello stesso governo e nello stesso partito di vari esponenti del Pdl. O nel caso di alcune gaffe, come quella omofoba dei dirigenti veneti di Fratelli d’Italia. 

Insomma, non il massimo della vita. Reduce da una campagna elettorale di retroguardia, va detto però che FdI  dispone di una rete di dirigenti capillare e agguerrita, quella della ex Alleanza nazionale. Più nel dettaglio, quella che faceva capo alla corrente larussian-gasparriana. Almeno la parte che non ha deciso di rimanere nel Pdl. E deve sperare che basti quella come cinghia di trasmissione. Ma una ramificazione territoriale è la peculiarità anche della Destra, nata dalle ceneri della corrente sociale di Storace, che una volta faceva fronte comune con l’attuale sindaco di Roma Gianni Alemanno (il quale a sua volta è rimasto nel Pdl). Un puzzle. Una sfida nella sfida.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

Commenti all'articolo

  • locatelli

    26 Febbraio 2015 - 17:05

    non d'accordo sul miglior perdente ma chi e meglio a destra

    Report

    Rispondi

  • pinux3

    25 Febbraio 2013 - 11:11

    Pare proprio di no, come è già stato fatto rilevare da altri lettori...Tra l'altro la situazione di Fini è tutt'altro che "disperata", rimarrebbe fuori dalla Camera solo se la coalizione non raggiungesse il 10% (eventualità alquanto improbabile, al di là delle smargiassate di Silvio...). Ergo, cari "banani", la "soddisfazione" di vedere Fini fuori dal Parlamento verrà, pure quella, frustrata...

    Report

    Rispondi

  • liberal1

    25 Febbraio 2013 - 06:06

    vogliono tutti comandare e alla fine sono scoppiati avevano un leader Fini che li ha traditi e adesso invece di riunirsi sono ancora più divisi. Va detto una cosa però che loro nonostante fini se ne sia andato sono politicamente più radicati nel territorio e fanno politica con la P maiuscola a differenza del PDL se Berlusconi il PDL è finito se rimanevano uniti superavano il 3% non arriveranno al 2% la gente si è stufata e poi ognuno ha i suopi piccoli intrallazzi da gestire una volta eletti come dice Versage i prenditori coloro che avendo l'appoggio di qualche magnate fanno solo lavorare il magnate e gli altri si attaccano al tram ecco perché in Italia la destra non esiste più non sanno governare a voglia a dire che Mussolini era un grande statista questi di Mussolini non valgono nemmeno un unghia. Vale anche per casa pound fiamma fn ecc tutti duci vogliono essere. La salvezza è votare PDL o PD con questi partitini si va alla guerra civile compreso Ingroia e grillo hanno l'odio.

    Report

    Rispondi

  • annacola

    25 Febbraio 2013 - 02:02

    caro Salvatore Dama, prima di scrivere un articolo su portati, soglie di sbarramento e guerre fratricide, non potresti perdere qualche minuto a leggere come funziona il porcellum? Basta wikipedia te l'assicuro. Almeno eviteresti di scrivere un mare di scempiaggini (come purtroppo hai fatto). Se una coalizione supera il 10% alla camera, ai partiti che la compongono basta superare il 2%, e si ripesca il migliore sotto quella soglia. QUeste cose le sanno milioni di elettori. Studia, Dama, studia...

    Report

    Rispondi

Mostra più commenti

blog