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L'intervista di Libero

Polverini ferocissima: "La Meloni? Una traditrice". E poi sulla Mussolini...

Renata Polverini

Quando tutti hanno imparato a conoscerla, dagli schermi di Rai3 dove era «invitata speciale», Renata Polverini era segretaria (donna) di un sindacato, l’Ugl, e faceva aumentare lo share. Poi, dopo un po’ di insistenza, Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini l’avevano convinta a candidarsi governatore della Regione Lazio. Quel marzo del 2010 successe una cosa che avrebbe steso chiunque: l’aspirante presidente si ritrovò senza la lista del principale partito della coalizione sulla scheda, il Pdl, a correre da sola. Eppure vinse. «L’unica cosa che non potevamo fare era arrenderci», ricorda, e «Silvio Berlusconi fu incredibile». Oggi Polverini è deputata di Forza Italia, guida il Dipartimento Lavoro del partito ed è protagonista di un confronto piuttosto inatteso: «Voglio ricucire i rapporti con la Cgil, per questa ragione incontro la sua segretaria; noi, a differenza di Matteo Renzi, non abbiamo nulla da rimproverarci…».

Onorevole Renata Polverini, cominciamo col dirci una cosa: lei si considera «di destra»?
«Certamente. Ho militato per tutta la vita in non in un partito di destra, ma in un sindacato, la Cisnal, che era composto soprattutto di personalità provenienti e aderenti al Movimento Sociale italiano. Quel sindacato poi si è chiamato Unione generale del lavoratori, cioè Ugl, ma è rimasto chiaramente legato a quel mondo, alla destra sociale».

La «destra sociale» cui fa riferimento era quella dei lavoratori, sindacale…
«Soprattutto quella della Dottrina sociale della Chiesa cattolica. La destra italiana c’entra poco col “lepenismo”, cone le cose che si ascoltano oggi».

L’ultimo residuo di quella storia sembra scomparso insieme ad Alleanza nazionale. Fu un errore sciogliere quel partito?
«Vista col senno di poi sì, fu un errore. An era l’erede naturale di quella storia di destra, il luogo del confronto. Però molte personalità che animarono An sono rimaste in campo, lo sono ancora. E lo sono, con il loro spirito e le loro idee, a dispetto di quella destra lepenista che Matteo Salvini sta cercando di imporre al centrodestra e al Paese, peraltro senza successo».

Beh, qualche successo bisognerà pur riconoscerlo al leader della Lega, non crede?
«Avrà anche rimontato qualche punto percentuale per il suo partito, ma sicuro siamo ben lontani da quei numeri e da quella presenza che ha avuto il centrodestra unito in passato, con i moderati, la destra sociale eccetera. In quella coalizione c'era anche la Lega Nord, ma era molto diversa da quella di oggi, impegnata in una grande battaglia per il federalismo, non a imitare Jean Marie Le Pen».

A proposito di ex An e lepenisti; Giorgia Meloni è candidato sindaco a Roma, lei non la sosterrà. Ha sbagliato a candidarsi?
«Si è lasciata trascinare, anche con una certa violenza verbale, da Matteo Salvini, a fare una cosa che lei stessa aveva detto di non voler fare. Sicuro non avrebbe voluto candidarsi sindaco così, da sola, senza i partiti storicamente alleati».

Ma ormai è in corsa e la leader di Fdi sta puntando a riunificare quel mondo lì, di un tempo…
«Non penso. Anzi, ritengo che questa decisione che ha preso sia innanzitutto una mancanza di rispetto a quella storia, alla sua storia. Proprio lei che ha potuto godere di tutti i vantaggi di una stagione politica straordinaria accanto a Silvio Berlusconi: è stata la più giovane vicepresidente di Montecitorio, ministro della Gioventù…».

Il Cavaliere se l’è presa, dicono, e infatti oggi sostiene Alfio Marchini. Era inevitabile questa frattura?
«Per come si è consumato il processo per la definizione delle candidature era quasi inevitabile. Fu chiesto a Meloni di candidarsi sindaco a Roma e a Salvini di candidarsi a Milano, ma entrambi hanno rifiutato».

La leader di Fdi è stata costretta a ripensarci.
«Non si capisce perché, la leader di Fdi aveva posto il veto su Alfio Marchini, che pure andava bene anche alla Lega, costringendoci tutti a ragionare su un altro candidato. Quando il Cavaliere, dimostrando ancora una volta la sua leadership ha messo in campo Guido Bertolaso si è messa a fare campagna per lui, a twittare foto».

Ora uno non c’è più, lei sembra arranchi nei sondaggi.
«E ci ha indeboliti tutti. Molti elettori sono sbigottiti».

Si è parlato di lei come di possibile capolista di Fi nella Capitale, capoluogo della Regione della quale è stata governatore. Perché non si è candidata?
«Io mi ritengo “personale militante” in Fi e nella destra italiana; se e quando Berlusconi mi ha chiesto di scendere in campo l’ho fatto, ho sempre detto sì. A Roma abbiamo già una capolista ideale, agguerrita, esattamente quella che ci serve per vincere, visto che oggi tutti i candidati in campo hanno uguali possibilità di successo».

Sosterrà la capolista Alessandra Mussolini?
«Naturalmente sì, sposiamo tutti la sua causa, c’è in campo lei, ma è come se fossimo in campo noi. Vinceremo».

Nel 2010 lei vinse miracolosamente le Regionali senza nemmeno la lista del Pdl in suo sostegno. È un caso unico nella storia. Come ci è riuscita?
«Recentemente mi hanno mostrato il riferimento a quella vicenda in un Manuale di politica edito in Spagna. In effetti fu una cosa incredibile. Quando ci siamo accorti che non c’era la lista Pdl ed eravamo nei guai, abbiamo capito subito che l’ultima cosa che potevamo fare era arrenderci. Così abbiamo deciso di proseguire quella campagna elettorale che era iniziata in mezzo alle persone, in mezzo alla gente».

Il Cavaliere è stato al suo fianco. Quanto l’ha aiutata?
«Fu straordinario, di una disponibilità incredibile. In pochi minuti concordammo gli appuntamenti da fare insieme, i temi da affrontare, tutto. Non abbiamo sbagliato neanche una mossa e infatti abbiamo vinto, senza la lista, con 80 mila voti di vantaggio e ben 30 mila schede annullate…».

Oggi lei guida il Dipartimento per il Lavoro del suo partito. Lei, deputata di Forza Italia, ha incontrato la leader della Cgil, Susanna Camusso. Come è possibile? Avete fatto pace con quello che era sembrato vostro nemico giurato?
«Guardi, è la Cgil che aveva scelto l’allora Pdl come nemico, noi non abbiamo mai considerato loro come tali. La Cgil ha combattuto battaglie aspre contro alcune iniziative del governo di Berlusconi ma, onestamente, è stata anche ascoltata, come nella battaglia per abrogare l’articolo 18. Mica come fa l’attuale premier».

Allude al fatto che Matteo Renzi dice le peggio cose sulle organizzazioni sindacali, compreso quella «vicina» al suo Pd?
«Abbiamo visto tutti con quale sprezzo il premier tratta tutte le organizzazioni sindacali. Il centrodestra mai si è comportato in questo modo. Berlusconi, conscio della mia storia, mi ha affidato il compito di riaprire un confronto con i sindacati e dare via ad un dialogo. L’ho voluto fare con un convegno alla Camera dei deputati, anche per dargli un tono e un contesto istituzionale…».

Dal convegno all’accordo con la Cgil di Susanna Camusso, il passo sembra breve. Sembra.
«Tutt’altro. Ma quando abbiamo ricevuto, con tutti gli altri gruppi, la richiesta di un incontro per illustrarci la proposta del nuovo Statuto dei lavoratori abbiamo sentito il dovere di parlarne, ascoltare. Questo non significa che condivideremo la proposta della Cgil, ovviamente, ma che ci batteremo perché quella proposta non finisca in qualche cassetto impolverato».

Quando le agenzie hanno battuto la notizia di una «pubblica condivisione» di un documento di Fi e Cgil qualcuno avrà strabuzzato gli occhi, non crede?
«Non credo. È di pochissimi anni fa quello studio che fece molto scalpore specie nel sindacato che dimostrava come una fetta importante dei lavoratori iscritti alla Cgil, specie nelle Regioni Settentrionali, sceglieva nelle urne il Popolo delle libertà, oggi Forza Italia».

Provate a recuperare quegli iscritti alla Cgil che sono stati vostri elettori?
«Vedremo. Di certo abbiamo le carte in regola e la coscienza tranquilla: il presidente Berlusconi ha sempre ascoltato i lavoratori e le organizzazioni sindacali, cosa che l’attuale governo non fa. Renzi imparerà che con le idee solitarie non si va molto lontano…».

di Paolo Emilio Russo

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Commenti all'articolo

  • roccadimontorsoli

    24 Maggio 2016 - 09:09

    il segno di come siamo nella cacca è che la polverini abbia ancora il coraggio di aprire bocca::

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  • francesco assumma

    12 Maggio 2016 - 08:08

    Polverini è l'invidia che ti fa parlare perchè sei....... Mi risulta che non sei stata così velenosa e........ con Casini, Fini, Alfano, Fitto e per ultimo il porta-bandiera Verdini ( ???? ). State facendo pietà ed ormai state accumulando errori su errori. Desidero non aggiungere altro per non dare ossigeno ad una cosa ormai senza vita e con qualche spot. Perchè non parli del 50% dei non votanti

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  • rkmont

    09 Maggio 2016 - 20:08

    le farneticazioni di questa inutile signore sono medaglie al merito. Tra l'altro, è anche di corta memoria: la ricordo quando candidata alla regione specificava a chiunque la stesse a sentire che lei NON era di destra. Poi chiedete perché FI sia "invotabile"? Con gente così dentro vuoi pure darle il voto?

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  • bellanto

    09 Maggio 2016 - 20:08

    A proposito: svegliarsi di notte con te accanto deve essere un esperienza terrificante...mamma mia!!!

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