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Intervista a Libero

Roberto Giachetti a Telese: "Gli scandali e mezzo Pd mi remano contro"

Roberto Giachetti a Telese: "Gli scandali e mezzo Pd mi remano contro"

Tua madre che faceva? 
«Capo del personale del Santo spirito. Un carro armato. Sai che a Porta a Porta ho avuto una colica renale...?». 
Non lo ha visto nessuno! 
«Nemmeno Vespa. Accartocciato su di un fianco, soffrivo...». 
Stoico. 
«No, radicale. Ma arrivo al Santo spirito. Mentre vedo le stelle, un medico mi fa: Giachetti? Io ho lavorato con sua madre!». 
E tuo padre? 
«(Pausa). È morto durante le primarie a 86 anni. Era ricoverato, si è preso un batterio ospedaliero».  
L'hai salutato? 
«Se n'è andato nei giorni più frenetici. Ma ce l'ho fatta». 
Era contento? 
«Ha trovato la forza di dirmi: Ma che davero ti candidi?. Ho risposto un po’ impacciato: E che devo fa? E lui, con un sussurro: Vai..vai...».  
Una vita di conflitto, due parole di benedizione. 
«Era un Provveditore. La sua tragedia inizia nel 1992: arrestato per Mani pulite». 
Non l'avevi mai raccontato... 
«Non è un bel ricordo. Lo portarono in caserma, in cella. Gli dissero: "Se ci racconta che era in affari con Prandini esce. Altrimenti no"». 
Non ci credo. 
«Fece due giorni di cella e non disse nulla: nulla aveva da dire. Da lì inizió un calvario, tre gradi di processo, sei anni, assolto. Ma la sua carriera era distrutta». 
Cosa pensi quando ti danno dispregiativamente del garantista? 
«Storie come quella di papà ce ne sono troppe». 

Roberto Giachetti, il candidato del Pd nella sfida più delicata - Roma - mi raggiunge alle 23.30 a piazza San Cosimato. Gira solo, scooterone Piaggio X10. Ne è orgoglioso: «Ho fatto 2.300 chilometri solo di campagna elettorale». Conosco Roberto dai tempi della sua militanza radicale: stakhanovista parlamentare. Tipo rock. Appuntamento via sms: «Alle 7.30 devo lavorare sul programma. Quindi massimo alle 24 nanna. Altrimenti invece dell'intervista pubblichi un necrologio!». All’una di notte siamo ancora in piazza.  
Il rapporto tra un giovane radicale e un padre di destra? 
«Lui liberale moderato. Io movimentista anni ’70. Immagina».  
Niente dialogo? 
(Sorriso). «A volte tornavo a casa solo per provocarlo... A 16 anni, nel '77, gravitavo su Lotta continua. Gli lasciavo il giornale per sfida: "Leggi!"». 
E lui? 
(Risata). «Faceva finta di nulla». 
E i radicali?  
«Folgorazione. Nel ’79 ascolto un comizio di Pannella a piazza Navona e resto incantato. De Gregori lo ha definito "il Signor Hood"!». 
Con un "canestro di parole in mano"? 
«Ne disse tante, quel giorno. Ma il senso era: anche in questo caos esiste una opzione non-violenta e democratica. Parole rivoluzionarie!».  
Entri nei radicali... 
«Via di Torre Argentina 18. Scale, gigantografia del corpo di Occorsio ammazzato».  
Un mondo prima che un partito. 
«Militanza totale. Matrimoni consanguinei tra iscritti. Feste comandate come precetti, digiuni». 
Come eri? 
«Uguale a oggi con capelli lunghi e cappelletto di paglia. Un orecchino che preoccupava i miei».  
E poi?
«Secondo terremoto: dopo due settimane incontro Rutelli». 
Che vita era? 
«Totalizzante. Alle Politiche del 1979, 18 deputati radicali. Il partito era nel suo splendore, adoravo la Aglietta». 
Il primo digiuno? 
«Una settimana. Ma un grave errore: prima di iniziare mi abboffai come un dannato». 
Grave? 
«Gravissimo. Ti si dilata lo stomaco. Il segreto del Satyagrahaa è restringerlo gradualmente. Il digiuno per un radicale è come per un bambino camminare». 
Il tuo record personale?  
«Tre mesi, contro il porcellum. Dopo la prima volta sai che devi superare i primi tre giorni». 
Altro sacramento era l'arresto.
«Era programmato nei minimi dettagli. Se non ti arrestavano erano cazzi. Un disonore. Ricordo una volta: Rutelli doveva farsi arrestare a Borgo sabotino per protesta contro una centrale nucleare. E noi, militanti semplici con lui». 
Ma era così difficile? 
(Risata) «A volte sì, capivano che erano provocazioni. Allora se non ti arrestavano li denunciavi per omissione!». 
Sembra una follia, oggi. 
«Gridavamo ai militari: "Disseta soldato della morte!"». 
Ti avrei arrestato anche io. 
«Francesco riuscì nell'impresa e io per non essere da meno mi autodenunciai». 
E poi? 
«Lui fu eletto alla Camera: immunità. Io, tre anni di Tribunale senza passaporto!». 
Bello. Altri riti?
«La radio. Alle Politiche del 1982, feci 48 ore di filo diretto, un record». 
E Pannella? 
«Per noi era un re sole. Ma conosceva e chiamava tutti per nome». 
La più grande soddisfazione da militante?  
«Intervistare Marco in Radio per quattro ore». 
Con Rutelli alle Europee 1989 fondate i Verdi Arcobaleno...  
«In tre mesi quattro eletti. Un miracolo! Rutelli entra nel governo Ciampi. Ma si deve dimettere per il voto della Camera su Craxi». La sua fortuna: viene candidato sindaco ed entrate in Campidoglio... 
«Una trovata di Bettini. Nello sfascio Rutelli era l'ultimo marziano».  
Tu sei capo della segreteria  
«Dal 1993 al 1997. E senza un avviso di garanzia o un solo rilievo dalla Corte dei conti!». 
Cosa avete imparato su Roma? 
«Ventimila dipendenti, un esercito: se non li motivi sei morto».  
Dal 1998 se capo Gabinetto. 
«Gestisco il Giubileo. Che stagione: in Campidoglio conosco Mandela, Fidel Castro, Clinton e Clint Eastwood, il mio mito». 
Cosa pensi della Raggi? 
«Coraggiosa e ambiziosa ma non ha nessuna esperienza». 
È stata la prima volta che hai avuto un vero stipendio.  
«Ti rivelo una cosa: da ragazzo per integrare gli avarissimi rimborsi spese radicali...». 
Che facevi? 
«Vendevo le sterline d'oro regalate dai nonni. Mia madre era disperata. E invece poi un giorno i ladri rubarono tutte quelle di mia sorella. Le ho spese bene». 
Da capo gabinetto ti dimetti?  
«Per fare il capo della campagna elettorale di Rutelli, nel 2001». 
Entri a Montecitorio!  
«Culo: Ero nel listino dietro Franceschini eletto nelle Marche».  
Diventasti famoso... 
«Ah ah ah.. inseguendo Berlusconi nelle piazze travestito da coniglio. Lui rifiutava il confronto tv con Francesco». 
Il colpo più basso che hai fatto in campagna elettorale? 
«Manifesti con Fini che fa il saluto romano». 
Un limite del tuo maestro Rutelli?
«Doveva candidarsi contro Bersani: non ne ha avuto le palle». 
L'errore più grande?  
«Sfidare Alemanno. Lo chiamai dagli Usa: "State facendo una cazzata"». 
Rutelli disse che lo aveva fatto perdere i Ds.  
«Forse avrebbe perso. Ma gli mancarono 50.000 voti al ballottaggio!» 
Non ci crederai? 
«Quel giorno alla provincia quei voti Zingaretti li prese: fu un killeraggio». 
Altro ragazzo di bottega era Filippo Sensi, ora spin doctor di Renzi. 
«Ragazzo d'oro un cattolico di vedute aperte». 
E lui, Matteo?  
«Era nella Margherita dall'inizio. Ma l'ho conosciuto davvero alla prima pre-Leopolda, al Lingotto ma il rapporto si consolida quando faccio lo sciopero della fame». 
Siete molto diversi, però. 
«Di me apprezza che non sono mai andato a chiedere nulla».  
Dicono tutti così. 
«Senti, ero contro l'amnistia, l'ho attaccato sulle preferenze nell'Italicum egli ho detto che non doveva faro senza passare con il voto!». 
Però!
«Mi ha sempre rispettato».  
Sei tra i 101 sicari di Bersani?  
«No. Non ho votato Marini ma l'ho detto alla luce del sole». 
E Prodi? 
Riunione di eletti con Renzi da Eataly. Disse "Bisogna votare Prodi", e io lo feci. Lo silurarono correnti Democristo-dalemiane, eh eh...». 
Quando hai saputo che Renzi ti avrebbe fatto correre a Roma? 
«L'ha presa larga. Durante una direzione gli mando un sms: "Preparati: presento una legge per legalizzare la marijuana". E lui: "Nulla osta. Ma attento se devi fare qualcosa"». 
Enigmatico. 
«Gli ho mandato lo smile con gli occhi strabuzzati. Ed è finita lì». 
E poi quando avete riparlato?  
«Non ci crederai. Alla fine del mio intervento all'ultima Leopolda partono i cori "Roberto sindaco!"». Ho pensato “sono matti”. Ho capito dopo, da un tweet». 
Cosa hai capito? 
«Mentre parlavo mi aveva messo dietro la foto del Campidoglio». 
Aveva deciso e te lo comunicava così? 
«No. Sa che decido da solo. Voleva vedere l'effetto che fa».  
Cosa pensi della Meloni? 
«Qualcuno vorrebbe che lo nascondessi. Siamo agli antipodi, ma siamo diventati amici. È una vera. Ha fatto gavetta. Ha avuto il coraggio di sfidare Berlusconi». 
E Marchini?  
«Era vicino a D'Alema, faceva solo il costruttore». 
Sei gelido.  
«I costruttori possono essere un problema se non c'è un sindaco con le mani libere. O una risorsa». 
Con te sono una risorsa e con Marchini un problema?  
(Sorride) «Sì. Non siamo uguali». 
Sei a favore dello stadio? 
«È autorizzato dal comune, Parnasi regala alla città opere compensatorie, metro e ponti, perché dovrei essere contro?». 
E sei per le Olimpiadi. 
«Non farle sarebbe una cazzata».  
Elegante. 
«Il villaggio a Torvergata resterebbe per i parenti dei malati del polo sanitario. La metro collegherebbe periferia e città. Magari». 
La Raggi dice che il Comune si indebiterebbe! 
«Altra cazzata. Non sa che non sono soldi del bilancio».  
A Roma cinque rappresentanti Pd sono finiti in mafia capitale.  
«Lo so, mi sono candidato non mi sottraggo: è una ferita vera». 
Può esserci un sindaco radicale nella città del Papa? 
«Francesco lo ha fatto». 
Ma si è convertito. 
«Io no ma ero chierichetto». 
Smusserai la tua posizione sulle droghe? 
«Mai. Verità e coerenza pagano sempre». 
Invocherai la ruspa per i rom?  
«Mai. La comunità baobab è la fotografia della generosità di Roma».  
Non temi perdere elettori popolari? 
«A Tor sapienza un vecchio mi ha detto: "Senta dottó.., se in un bicchiere da mezzo litro ce metti tre litri l'acqua esce fora"». 
Il tuo punto debole?  
«Un pezzo di Pd mi rema contro. D'Alema dalla Gruber ha detto : "Non sono sicuro che Giachetti sia una persona adeguata"». 
Che ne pensi? 
«Avrò guadagnato voti». 
E poi?  
«Ogni dieci giorni ne capita una: Etruria, Basilicata, poi Lodi, adesso Soru. Come in trincea». 
E a chi si preoccupa per la questione morale? 
«La prova c'è già: ho amministrato Roma quasi dieci anni e sono pulito, povero, onesto e cristallino».

di Luca Telese

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Commenti all'articolo

  • gregio52

    17 Maggio 2016 - 08:08

    E speriamo che non solo mezzo partito gli remi contro ma tutti i Romani.

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  • VEPA53

    10 Maggio 2016 - 06:06

    Ammazza che girotondo, c'è proprio da fidarsi di un lunatico così.

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