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Intervista a Libero

Giovanni Maria Flick: "L'Europa oggi mi fa paura, più di Prodi da giovane"

"Prodi da ragazzino era un bullo". L'amico ex ministro inguaia Romano

«Non mi parli di giustizia per carità, mi è costata tre by-pass quando cadde il primo governo Prodi in cui ero Guardasigilli. E poi, da che mi sono laureato, cinquant' anni con gli stessi problemi irrisolti; ed è un po' anche colpa di D' Alema».

Come D' Alema?
«Quando Prodi ci riunì a Gargonza per una sorta di stati generali dell' Ulivo, sconsigliai di affrontare la giustizia in bicamerale. Temevo che lì non se ne sarebbe fatto nulla e sostenevo che il tema andava affrontato con leggi ordinarie, come avevamo iniziato a fare, e non in sede costituente. La proposta finì sui giornali e D' Alema, presidente della Bicamerale, con una lettera che arrivò ai quotidiani prima che a me, mi accusò di voler sabotare le riforme. Lui, d' intesa con Berlusconi, proseguì con la sua idea, e i progetti di riforma ordinaria della giustizia furono in parte accantonati. Ma un anno dopo la riforma costituzionale abortì, proprio a causa della giustizia».

E i by-pass le furono messi per questo?
«No. Le cause furono soprattutto Priebke, la via d' uscita da Mani Pulite, e il conflitto fra politica e giustizia».
Tenne in carcere il capitano delle SS malgrado una sentenza d' assoluzione… «La domenica sera erano tutti d' accordo con me; nel fine settimana il canoista Rossi vinse due medaglie d' oro alle Olimpiadi e Forattini mi ritrasse mentre faticavo sott' acqua a spingere la canoa su cui Scalfaro e Prodi pagaiavano soddisfatti. Il lunedì li avevo tutti contro. Subii pure attacchi a mezzo stampa, dopo quello politico di Montanelli e alcune denunzie poi archiviate».

C' è chi intravede oggi rigurgiti nazisti e sostiene che l' Europa sia a rischio… «Kohl disse che le giovani generazioni lo spaventano perché non hanno visto la guerra. E se si scorda la memoria del passato, esso ritorna».

Sempre colpa della Germania?
«Come Andreotti, anch' io di Germanie ne preferirei due, e non sbaglia chi ricorda ancora oggi ai tedeschi il disastro di cui sono stati capaci. Ma è tutta l' Europa ad aver fallito. Per egoismo e paura del diverso. La crisi ha fatto il resto, gettando il continente nel terrore. E ogni Stato ha reagito pensando solo a sé e accusando gli altri».

Lei, Prodi, Visco: siete il governo dell' Europa e siete i più delusi. Dove avete sbagliato?
«Non sbagliammo. L' Italia entrò nell' euro (e progettò un meccanismo di confronto e doppio prezzo fra euro e lira, per un periodo transitorio) grazie al governo Prodi, che restituì l' eurotassa. I problemi sorsero poi, quando dopo l' euro e l' inizio dell' allargamento a Est, Francia e Olanda bocciarono la Costituzione europea, interrompendo i progressi nell' integrazione politica».

A Prodi questa Europa fa paura . E a lei?
«Ne sono raggelato. Ha presente il detto "esiste un giudice a Berlino?" Ora c' è solo un banchiere, anche se i giudici europei, a Strasburgo e a Lussemburgo, fanno il possibile. Sognavamo un' Europa delle culture, dei viaggi, dell' integrazione. Questa è solo un' Europa degli interessi. Abbiamo fatto una corsa per aprire le frontiere e ora costruiamo muri. Primo Levi diceva che "il lager inizia quando si percepisce un uomo come diverso"; il muro è già oltre il primo passo. Ricordo la sensazione provata l' 8 maggio 1998, quando finì la corsa per entrare in Europa. Mi assalì l' angoscia per la quotidianità».

E arrivò il secondo by-pass?
«Quello lo metto in conto a Mani Pulite. Feci un progetto per uscirne, una sorta di amnistia condizionata, ma il termine è improprio: si risarciva, si pagava una multa, si lasciava per sempre la politica e la si finiva lì. Mi dissero di tutto, fui accusato di voler proteggere i tangentari».

Il presidente dell' Anm Davigo sostiene che oggi è peggio, perché i politici non hanno più neppure vergogna di rubare..
«Vergogna in troppi non l' hanno mai avuta, come gli italiani d' altronde; molti convegni e proclami, poche azioni concrete. Pensi alle polemiche sui professionisti dell' antimafia».

I magistrati fanno politica?
«È vero che qualche magistrato ha usato la procura come trampolino per la politica. Io sono contrario a questi passaggi, ma soprattutto ai ritorni. Anche io sono stato magistrato. Ero bravo, mollai quando furono aboliti i concorsi per passare in Appello e Cassazione. Mi dissi: se si viene promossi per anzianità anziché per merito, che ci sto a fare qui?».

Davigo pare un po' agitato. Siamo alla vigilia di un nuovo scontro tra politica e giudici, stavolta con il Pd sul banco degli imputati?
«Vigilia? Mi pare che sia in atto, anche se non mi piace la parola scontro, visto poi che Renzi ha abbandonato i toni bellicosi, optando per dichiarazioni più ragionevoli. Quanto a Davigo, persona preparatissima, in effetti è partito molto carico, come un tappo di champagne, ma in fondo non è diverso da com' era. Da Guardasigilli avviai molte azioni disciplinari, fra le quali tre nei confronti di Davigo, Colombo e Greco; e sempre per aver espresso giudizi molto forti verso la politica e il Parlamento. Le interferenze sono intollerabili da entrambe le parti; e io ho sempre tutelato l' indipendenza dei tre dalla politica, come quella di tutti i magistrati. Comunque le incolpazioni furono tutte respinte dal Csm. Su una cosa sono d' accordo con Davigo: la corruzione è il principale problema del Paese ed è aumentata di molto. Un tempo si dava la mazzetta in cambio dell' atto, ora si iscrive il corrotto a libro-paga, per usarlo quando serve».

Il governo conosce una sola via per combattere la corruzione: dare al palla all' ex pm ora supercommissario Cantone...
«Bravo, ma è il tipo di soluzione che non funziona, tipicamente all' italiana. Si prende uno capace - meglio se magistrato, anche per ragioni d' immagine - senza preoccuparsi di metterlo in condizioni di lavorare e poi ce ne si lava le mani, tanto se le cose non vanno si può dire di aver scelto il migliore e se ha fallito lui… È così, io ho fatto tre master in corruzione».

Davvero?
«Sì. Il primo nella sanità, come successore di Don Verzé all' ospedale San Raffaele di Milano, per salvarlo. Il secondo in appalti internazionali, quando avevo un incarico esterno in una grande partecipata pubblica, per scrivere il codice anticorruzione. Il terzo all' Expo, dove ho conosciuto in concreto il terreno in cui possono germogliare corruzione e inquinamento della criminalità organizzata in appalti e subappalti».

L' Expo è il vanto di Renzi e del candidato sindaco della sinistra a Milano, Sala… «Il simbolo dell' Expo è una torre di ferro, nichel e led. E lo chiamano pure l' albero della vita. Io continuo a preferire quelli veri, e lei?».

Non conoscevo la sua svolta ecologista… «Non è una svolta ecologista. Ho scelto di non occuparmi più solo di giustizia ma di approfondire i temi dell' ambiente, del territorio, della memoria e della cultura. Se l' Europa ha perso l' anima è anche perché non si preoccupa di preservare la sua bellezza, le sue ricchezze e le sue tradizioni. Esce in questi giorni un mio libro (Elogio del patrimonio) che cerca di illustrare l' importanza e la novità dell' articolo 9 della Costituzione, quello che dice che la Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la tutela del paesaggio e del patrimonio artistico».

Il terzo by-pass glielo procurò Bertinotti?
«Il primo governo Prodi fu suicidato ma Bertinotti non è il solo responsabile. In tanti erano invidiosi e gufavano, come direbbe Renzi».

Cosa temevano?
«Che durassimo. Eravamo estranei ai partiti e al Palazzo e, ma questo non lo scriva, forse eravamo un po' più bravi di quelli che c' erano prima e di quelli che sarebbero venuti dopo».

Renzi è stato più furbo: la maggioranza se l' è politicamente comprata in Parlamento… «Altri uomini, altri tempi, altra legge elettorale e altra opposizione. E poi Renzi è anche il capo del partito, decide lui chi si candida, e in tanti hanno paura di restare a casa».

Un modo per mandarlo a casa c' è, il referendum sulla riforma della Costituzione… «Non trasformi anche lei un quesito importante sul contenuto in battaglia politica. Renzi (come i suoi avversari) ha sbagliato a farlo e io sono contrario alla riforma per ragioni di sostanza, non politiche. Non temo una svolta autoritaria; temo gli inconvenienti di una riforma malfatta».

Lei è tra i 56 giuristi firmatari di una lettera per il no al referendum: cosa non le piace?
«Il modo: le riforme costituzionali vanno fatte da una maggioranza allargata e istituzionale, non di governo. Lo spirito della Costituzione richiede modifiche condivise. E poi mi sembra una riforma troppo figlia delle contingenze e della necessità di portare a casa un risultato purchessia, il che ne ha inficiato il contenuto».

In particolare?
«Il carattere e il ruolo evanescente del Senato; l' eterogeneità delle sue competenze legislative; il fatto che si prevedano sette-otto procedimenti legislativi nel rapporto fra Camera e Senato, con rischio di conflitti; il sistema misto di nomina dei senatori. Il nuovo rapporto fra Stato e Regioni che ritorna a un forte accentramento nello Stato e tuttavia lascia aperti, con diverso nome, i problemi che nascevano dalla precedente competenza legislativa concorrente tra Stato eRegioni».

Salva qualcosa?
«È giusto ridurre il numero dei parlamentari, dare il voto di fiducia al governo a una sola Camera e limitare il ricorso ai decreti legge».

E le pare poco?
«I fautori del "sì", fra i quali Napolitano, sostengono che se vince il "no" possiamo dire addio per sempre alle riforme. Io non sarei così millenaristico e nella riforma c' è un presupposto di fondo che mi preoccupa».

Quale sarebbe?
«Nei meccanismi della democrazia rappresentativa l' equilibrio tra rappresentatività e stabilità è complesso. La riforma sacrifica troppo la rappresentatività sull' altare della stabilità, in nome di un efficientismo spacciato per efficienza».

Allora non conveniva il presidenzialismo?
«Forse no per Renzi, perché il presidenzialismo comporta meccanismi di check and balance, ossia di riequilibrio e controllo dei poteri del premier, che questo parlamentarismo renziano non mi pare preveda, tenuto conto pure dell' accoppiata tra riforma costituzionale e Italicum».

La Boschi dice che è divertente vedere grilini, leghisti, moderati, professori, questo insieme di diversi tutti uniti contro il premier… «Beata lei che si diverte. Forse non considera che la democrazia è pluralismo e l' articolo 21 della Costituzione prevede la libertà di manifestare il proprio pensiero da parte di chiunque».

Lei è attivissimo, medita un ritorno?
«No. Credo sia giusto che i rottamati restino tali. E poi non è così male essere un ex, specie adesso che in giro ci sono tanti signori X».

Prodiano fino alla morte?
«Con Prodi abbiamo studiato insieme a Milano, al collegio Augustinianum della Cattolica. In precedenza ero stato un lavativo; fui rimandato alle medie in latino, matematica e ginnastica».

Dicono che Prodi in Collegio le abbia fatto del nonnismo...
«Diciamo che aveva uno sviluppato senso della gerarchia e dell' autorità».

di Pietro Senaldi

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Commenti all'articolo

  • buonavolonta

    10 Maggio 2016 - 21:09

    questi individui mi fanno paura progettano e avallano qualcosa ...va tutto a ramengo e loro non dicono mai ...SI abbiamo sbagliato abbiamo fregato la gente e le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti no mille scuse e mille ipotesi ... e infondo infondo si sentono i salvatori della patria

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