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Pitonessa scatenata

Mentana la aizza, Santanchè azzanna. "Quella roba è melassa": con chi ce l'ha

Daniela Santanchè ed Enrico Mentana

Con Giorgia Meloni «che se fossi a Roma voterei», e contro «quella melassa che per paura di perdere ci fa mettere insieme come è accaduto a Milano anche con chi non dovremmo avere con il centrodestra». Daniela Santanchè coglie l’occasione della presentazione romana del suo libro-autobiografia («Sono una donna, sono la Santa» - Mondadori) per tirare un calcetto negli stinchi ad Alfio Marchini e i suoi sponsor politici (primo fra tutti Berlusconi, che lei non attacca mai direttamente). È di politica che si parla nella libreria Ibs di via Nazionale con un intervistatore di eccezione, il direttore del Tg di La7, Enrico Mentana. Chissà se c’è stata una intesa prima: l’autobiografia è densa di storia personale e si dilunga molto sulle vicende sentimentali della Santanchè. Ma su questi capitoli la narrazione non sembra essere aggiornatissima, e Mentana sorvola.

Prende di petto invece le vicende politiche attuali, e la Santa lo segue non facendo mancare i fuochi di artificio. Si schiera subito con la Meloni sindaco di Roma (spiega che non si può fare a meno di Lega e Fdi e che finite le amministrative si dovrà tornare lì) e lo rifà una seconda volta quando la candidata appare un po’ in ritardo in sala e si mette in prima fila, davanti a Ignazio La Russa. A voler essere moderati a tutti i costi, spiega, «ho paura di diventare modesta, e non voglio diventarlo». Con Giorgia dunque. Ma non contro Silvio: «Non voglio tradire né Berlusconi né gli elettori. Dopo le elezioni amministrative vedremo cosa succederà». Aggiunge: «A Milano siamo insieme a tutti, e poi a Roma ci siamo divisi da quelli che dovrebbero essere i nostri alleati di sempre, con cui governiamo in Liguria, Veneto, Lombardia. Io sono un paracarro, non mi muovo da lì. Non sono per l’inclusione da panico, non includo per paura di perdere. Io sono esclusiva, non inclusiva. Sono divisiva: voglio separare la maggioranza dalla opposizione, fare capire dove è bene e dove è male. Non sono per questa melassa che tutti ci amiamo e ci vogliano bene nella stessa maniera».

Non attacca Stefano Parisi, candidato del centrodestra a Milano, ma si capisce che la compagnia di giro non vada a genio alla Santanchè che non capisce «questo mettere dentro tutto, da Alfano addirittura a Passera», e a quel punto Mentana non riesce a trattenere la battuta su Berlusconi che evidentemente ha un problema legato al cognome di quell’ex banchiere che fu ministro di Monti. La Santanchè ha perfino parole più tenere verso i 5 stelle «che fanno il loro lavoro. Non ho mai sentito attrazione nei loro confronti perché sono giacobini e giustizialisti. Ma capisco che abbiano il loro spazio e che è giusto uno spazio per chi è antisistema».

di Fosca Bincher

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