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La data: il 27 aprile

Il documento che inchioda Sala. Il giurista: "Non si può candidare"

Beppe Sala e Matteo Renzi

Della possibile incandidabilità di Beppe Sala, l'uomo del Pd in corsa a Milano, non parla nessuno, o quasi. Sul caso ha alzato il velo Panorama, che ha rivelato come tecnicamente Sala non si sia mai dimesso dal ruolo di Commissario straordinario di Expo, rendendosi dunque incompatibile con la corsa elettorale in base alle norme della legge Severino. Tutto ruota attorno al fatto che manca un atto d'accettazione delle dimissioni da parte del governo.

Ora, a fare il punto sulla questione, ci pensa il professor Francesco Saverio Marini, ordinario di Diritto pubblico all'Università di Roma Tor Vergata. Interpellato dal Fatto Quotidiano, parte da una incontrovertibile considerazione: esistono tre atti Expo firmati da Sala dopo la data delle dimissioni (uno addirittura risale al 27 aprile, ovvero poco più di due settimane fa). Spiega Marini: "L'ineleggibilità è regolata dall'articolo 60 del Tuel, il Testo Unico Enti Locali. Non sono eleggibili a sindaco e altre cariche, nel territorio nel quale esercitano le loro funzioni, i commissari di governo e altri funzionari dello Stato".

Dunque si entra nel tecnicismo. Le dimissioni annullano l'incandidabilità, e Sala le ha date il 10 gennaio 2016 con effetto dal 1° febbraio. La presidenza del Consiglio ha fatto sapere che sarebbero state protocollate da Palazzo Chigi il 18 gennaio. Marini aggiunge: "Sì, il comma 3 chiarisce che le cause di ineleggibilità non hanno effetto se l'interessato cessa dalle funzioni per dimissioni o altro". È però necessario un atto che accolta le dimissioni: "Il comma 5 aggiunge che la Pubblica amministrazione tenuta a promulgarlo entro cinque giorni dalla richiesta". E Palazzo Chigi non ha promulgato nulla.

Il giurista continua sottolineando che "ove l'amministrazione non provveda, la domanda di dimissioni ha comunque effetto dal quinto giorno successivo alla presentazione". Polemica dunque chiusa? Nient'affatto. Marini sottolinea che "deve esserci, dice la legge, anche l'effettiva cessazione delle funzioni. E il comma 6 aggiunge che la cessazione delle funzioni esige la effettiva astensione da ogni atto inerente all'ufficio rivestito. Se ci sono atti d'ufficio compiuti dopo le dimissioni, questi le interrompono e dunque rendono incandidabile il commissario". E i documenti firmati da Sala fino a pochi giorni fa, dunque, lo rendono incandidabile a tutti gli effetti.

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Commenti all'articolo

  • iltrota

    14 Maggio 2016 - 18:06

    Penoso tentativo di fermare il prossimo e unico vero sindaco di Milano! Vai Sala, non ti fermare: questi k0gli0nazzi non vinceranno!! PS: ma non siete troppo sicuri di Parisi, vero bananas ......?

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  • claudioarmc

    14 Maggio 2016 - 16:04

    Ma quante galere nuove dovremo costruire per ficcarci tutti quelli del Pd,?Urca urge amnistia per i pidioti

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  • giacomolovecch1

    14 Maggio 2016 - 13:01

    Fassina no party.....Sala è più uguale degli altri !

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  • Gioet

    14 Maggio 2016 - 12:12

    Ma che vi frega ,secondo voi tanto vince parisi!!! O no!!?

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