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Le minacce al leghista

Gli Insulti, gli agguati e i libri bruciati. Il regalo di No global e rom a Salvini

Gli Insulti, gli agguati e i libri bruciati. Il regalo di No global e rom a Salvini

Quando si dice le fatiche del dissenso. Qualcuno di assai colto - Pigi Battista sul Corriere della sera- per commentare il rogo delle biografie di Matteo Salvini a Bologna, ha evocato i roghi di Goebbels contro i testi ebraici, le amenità delittuose di Pol Pot nella giungla cambogiana, Giordano Bruno infiammato a Campo de' Fiori. E sta bene, per carità. Ma noi, più modestamente, immaginiamo l' allegra perfidia del leader della Lega nel costringere il gruppetto affannato dei propri detrattori a trasformarlo in un martire.

Parliamoci chiaro. Salvini, con l' approccio di un geniaccio del marketing e i polmoni di un passista, sta rendendo il suo libro Secondo Matteo (sottotitolo Follia e coraggio per cambiare il paese, Rizzoli a firma di Rodolfo Sala e del collega di Libero Matteo Pandini, che ora gode come un riccio) un paraculissimo inno al martirio.

L' ultimo ad attaccare Salvini, in ordine di tempo, è stato Fedez, il cantante tatuatissimo, che nel suo brano cliccatissimo -10 milioni di visualizzazioni su Youtube- e su un fraseggio in rima sghemba («Salvini sul suo blog ha scritto un post/ dice che se il mattino ha l' oro in bocca/ si tratta di un Rom»), ha porto all' uomo del Carroccio il dito medio. Un gesto inelegante. Consumato, però, proprio il giorno della notizia della terza edizione del libro di Salvini in dieci giorni.

Ma Fedez, almeno, azzannava il suo personale anticristo da fermo. I problemi sorgono per i contestatori in servizio permanente effettivo deputati a contestare il leghista nelle furiose tappe del suo Giro d' Italia della cultura. Tutto inizia a Bologna il 5 maggio: Ei fu siccome immobile, data non ottimale per chi possiede piglio bonapartista. Ma tant' è. Quel giorno Salvini, dopo aver incontrato il Rettore dell' università ed essere stato contestato da studenti di ingegneria di sinistra, zigzaga per le vie del centro, tra Porta Saragozza, via Zamboni e via Risorgimento, costringendo piccole mandrie di anarchici col fiatone a scontrarsi con la polizia bella carica. Feriti quattro attivisti, probabilmente scontratisi, nel casino, fra loro. Nella stessa giornata, sempre a Bologna, il sedicente «Collettivo Hobo», per l' appunto, in latitanza di Salvini, entra in una libreria Feltrinelli e brucia le copie della pregiata biografia. Il 13 maggio Salvini, col libro sottobraccio stile Bruno Vespa, compare sorridente al mercato di Ostia e Acilia; ed è assalito da verdurai e fruttaroli, forse gli stessi commercianti transumati da una precedente -e, anche lì, convulsa- visita salviniana al mercato della Montagnola a Roma.

Il 14 maggio il buon Matteo, insufflato da frisson culturale, penetra nello stand Rizzoli al Salone del Libro di Torino, per firmare le copie. Viene assaltato dai soliti tre autonomi -deboli nel numero però, pare, forti lettori- che gli urlano «Vergogna, vergogna, vergogna!», non si capisce se per il libro o per la piattaforma lepenista del partito. Ma Salvini li liquida con un beffardo «le solite zecche rosse». E prosegue il Giro. È inarrestabile. Il 15 maggio il caro leader affronta, in mattinata, la tappa di Piazza Garibaldi a Treviglio neanche fosse Fausto Coppi sul Galibier al Tour de France. Solo che qui, invece di Bartali che passa la borraccia, incrocia mille mani amiche da stringere e una falangina di dieci individui che gli intonano, a sfregio il Bella Ciao. Stessa situazione, con tanto di inno partigiano di protesta, nel pomeriggio, dove, con invidiabile colpo di lombi, Salvini si trasferisce a Savona; e dove, sempre col libro a tracolla, improvvisa un comizio su «infamia della legge Fornero», immigrazione e utero in affitto. Una signora si alza ed intona «With or without you», con o senza di te, degli U2, e qui sinceramente nessuno capisce il senso. Nemmeno Salvini. Non ha tempo di capire. Gli basta lanciare l' annuncio di un ritorno a Bologna che, in un Luna Park del Parco Nord, un genitore molto zelante denuncia il proprietario di una ruspa montata su una giostra, chiaro riferimento alla politica escavatrice del leghista contro i Rom. Il 16 maggio, l' inesausto capo del Carroccio, invece, si materializza a Caserta, in un Teatro Comunale stracolmo, libro infilato quasi con verecondia nello zainetto. Qualcuno ode un pernacchio alla Totò, ma è un' eco lontana. Il 17 maggio, sempre stanziale in Campania, Salvini si dirige verso Battipaglia, Salerno, dove riceve un trattamento più hard. Il palco, dopo il suo comizio a sostegno del candidato sindaco locale, viene imbrattato da derrate di fieno ed escrementi bovini importati nottetempo.
Quintali di merda trasferiti dai campi a spalle o a carriolate, da volontari autonomi indomiti e giunti alla disperazione. Se ci pensate, più che un atto eversivo, un atto di coraggio.

Il 18 maggio, ieri, Salvini che dovrebbe essere sfibrato ma trotterella come uno stambecco sulle Dolomiti, ritorna nella periferia di Roma. S' imbuca simpaticamente in un campo Rom per supportare la candidata sindaco Giorgia Meloni; e viene accolto da sentite manifestazioni d' affetto («Schifoso», «Imbecille», «Vai via», «Scemo scemo») da parte degli astanti.

Che sono Rom, occhio. Degli autonomi che ne hanno rincorso le gesta elettoral-librarie per la Penisola, qui si son perse le tracce. Tramortiti, esausti, persi nelle proprie aritmie. Detto ciò, e registrata l' euforia dei suoi biografi Sala e Pandini che stravendono ad ogni contestazione, esprimiamo la nostra profonda solidarietà. Agli autonomi, ovviamente...

Francesco Specchia

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Commenti all'articolo

  • dadorso65

    20 Maggio 2016 - 12:12

    Solo il Fascismo rosso che ci governa può fare cose così, nel passato i libri li bruciavano i nazzisti...fate un po voi...

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  • katia78

    20 Maggio 2016 - 10:10

    signor specchia.....lo trovo un po spocchioso....nonostante l ironia..... forza SALVINI....CONTINUA COSì... VI RODE VERO.........A ROMA MELONI.

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  • cosimo.sgura

    20 Maggio 2016 - 10:10

    Ma come si fa a pensarla come Benedini e Perin. Si prendessero in carico a casa loro tutti gli immigrati e i leoncavallini nullafacenti. Vorrei 1 10 100 1000 10000 Salvini.

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  • pinux3

    20 Maggio 2016 - 08:08

    Se, nonostante il suo continuo muoversi come una trottola, come dice Specchia, e le sue "provocazioni" non riesce a sfondare il "muro" del 15% ci sarà un motivo, no? Forse che come "statista" non risulta credibile?

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    • Bolinastretta

      20 Maggio 2016 - 14:02

      può essere ma di certo si mette in gioco!, a differenza di chi si comporta da dittatorino e gioca a fare lo statista - ma senza alcun consenso al voto popolare!!

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