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Legge elettorale

Il piano di Renzi: cambiare l'Italicum per far fuori Grillo

Il piano di Renzi: cambiare l'Italicum per far fuori Grillo

Tutti parlano del referendum di ottobre. Giustamente. Però, nello stesso mese, c' è un' altra data segnata con circoletto rosso sul calendario di Matteo Renzi. Martedì 4 si riuniranno i giudici della Corte Costituzionale per decidere in merito all' aderenza dell' Italicum ai principi della Carta. Sulla legge elettorale voluta dal premier e votata a maggioranza dal Parlamento pesano sei rilievi di costituzionalità, ritenuti fondati dalla magistratura e sottoposti al giudizio della Corte Suprema. Tra questi sei, ce n' è uno che preoccupa più degli altri. Che - gira voce in ambienti del Partito democratico - potrebbe essere considerato plausibile e accolto: «L' impossibilità di scegliere direttamente e liberamente i deputati». Il ricorso fa riferimento alla parte del nuovo sistema elettorale che introduce i capilista bloccati. I cento «fortunelli» (uno per circoscrizione) che entreranno a Montecitorio senza sprecare una goccia di sudore. E, verosimilmente, senza investire un euro in campagna elettorale. Mentre gli altri candidati, dal numero due in giù, dovranno trottare per prendere le preferenze. Violazione dell' articolo 3 della Costituzione, protestano i ricorrenti, perché «tutti i cittadini sono eguali davanti alla legge». Anche gli aspiranti deputati.

Un passo indietro di qualche mese. Lo stesso team di avvocati che ha ammazzato il Porcellum, coordinato dall' avvocato Felice Besostri, ha messo nel mirino anche l' Italicum. Utilizzando lo stesso schema operativo. È stato presentato un ricorso presso 18 tribunali italiani, in cui si proponevano ben 13 motivi di inconstituzionalità. Le toghe più solerti sono state quelle di Messina. Che, ed era il febbraio scorso, hanno ritenuto fondate sei argomentazioni. Poco meno della metà. Il fascicolo quindi è stato spedito a Roma. Qui il presidente della Corte Costituzionale Paolo Grossi ha già fornito la data del verdetto. Sarà pochi giorni prima del referendum costituzionale. Tecnicamente i due argomenti non si pigliano.

Politicamente sì. Eccome. A ottobre Matteo Renzi può realizzare un filotto, incassando il via libera alla legge elettorale (dalla Consulta) e alle riforme (dagli elettori). Oppure farsi due docce fredde. Il premier, che non è uno sprovveduto, sta valutando tutti gli scenari. Se, come temono in ambienti del Pd, la Consulta dovesse cassare i capilista bloccati obbligando il governo a riaprire il cantiere dell' Italicum, Renzi potrebbe cogliere l' occasione per fare non una, ma due modifiche. Qual è la seconda? Oltre a reintrodurre un sistema basato sulle preferenze per tutti, il leader del Pd è tentato dall' apportare una modifica ai criteri del ballottaggio, inserendo la possibilità dell' apparentamento. E facendo un dispetto a Beppe Grillo.

Quando l' Italicum entrerà in vigore (da luglio) funzionerà così: la lista che supera il 40% si aggiudica il premio di maggioranza. Ovvero ottiene 340 seggi su un totale di 630. Se nessuna lista arriva a quella soglia, le migliori due vanno al ballottaggio. Questo è il sistema.

La realtà, interpretata attraverso la lente dei sondaggi, ci dice che nessun partito attualmente ha la capacità elettorale di vincere al primo turno. Neanche il Pd. Vero: i dem avevano superato quota 40 alle elezioni europee del 2014, ma le ultime stime, anche quelle più ottimistiche, li danno tra il 33 e il 36. Stesse cifre, più o meno, per il centrodestra, a patto che si ritrovi l' unità tra moderati e lepenisti.

Infine c' è il Movimento 5 Stelle: anche i grillini sono ben distanti dalla prospettiva di una vittoria al primo turno. Se la giocherebbero, però, due domeniche dopo. Con ottime chance di vittoria finale. Tutto questo se non cambia l' Italicum.

Con l' introduzione dell' apparentamento al secondo turno, i poli di destra e sinistra avrebbero la possibilità di allargare il proprio perimetro, M5S no. Gelosi come sono della propria diversità, i grillini non stringerebbero alleanze e addio sogni di gloria. Nonostante le difficoltà e le inchieste giudiziarie, la forza elettorale dei Cinquestelle fa ancora paura. E, dovendo rimettere mano all' Italicum, perché non infilare una regola che rallenti la corsa dei descamisados? Già, è quello che si domandano anche a Largo del Nazareno...

di Salvatore Dama

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Commenti all'articolo

  • capitanuncino

    22 Maggio 2016 - 20:08

    In sostanza?Che il numero degli astenuti aumenterà a dismisura.

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  • roberto19

    roberto19

    22 Maggio 2016 - 19:07

    ... ma si rendono conto che parlano ... parlano ... sempre e solo di se stessi?

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  • miraldo

    22 Maggio 2016 - 19:07

    Tranquilli da qui alle prossime elezioni( se la dittatura rossa lo permette) Il M5s non esisterà più....... esseno degli incapaci, truffaldini e ladroni faranno la fine della Dc........... alla storia........ ricordiamoci che su 17 comuni che amministrano in13 sono indagati sindaci assessori e consiglierei tutti grillini...........sveglia popolo questi sono il cancro del paese.......

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    • fabrarca

      24 Maggio 2016 - 15:03

      Hai ragione, hanno ricevuto avvisi di garanzia per aver spostato la poltrona da un'altra parte e per aver aggiustato una sedia rotta. Sono proprio dei ladri!

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