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Verso il trionfo

Parisi, mossa (atomica) per la vittoria. Che cosa abolisce: ora Milano è sua

Silvio Berlusconi e Stefano Parisi

Subito meno tasse alle imprese e l’abolizione degli oneri per chi fa investimenti sull’edilizia. Poi, la sforbiciata alle spese del Comune gonfiate in questi anni dalla sinistra per arrivare alla riduzione graduale dell’addizionale Irpef introdotta a Milano da Pisapia, una tassa che nel 2016 peserà per 183 milioni sulle tasche dei cittadini. Entro 5 anni, infine, il colpo finale: l’abolizione totale dell’Irpef comunale.

Stefano Parisi lancia il suo piano di «liberazione fiscale»: «Non è una promessa elettorale ma un programma di governo», ripete. L’obiettivo è ribaltare l’approccio ai conti pubblici della sinistra di Pisapia e dell’assessore «Balzani-Balzelli» (copyright Gabriele Albertini). Gli arancioni hanno «aumentato le spese e moltiplicato le entrate tributarie ben oltre la riduzione dei trasferimenti statali». Il punto di partenza è lo strangolamento degli ultimi anni. Qualche dato: dal 2010 al 2015 ogni famiglia milanese paga in media 1.494 euro all’anno in più. Sugli immobili, le entrate dalla Moratti a Pisapia sono salite di quasi 400 milioni l’anno; sui rifiuti si pagano 65 milioni l’anno in più. Totale delle entrate tributarie: +700 milioni, a fronte di un taglio di trasferimenti dal governo di 288 milioni. «Non faremo nessuna manovra in deficit» assicura Parisi. I primi due provvedimenti sono già pronti: taglio iniziale della Cosap - l’imposta di occupazione del suolo pubblico - per 30 milioni, con l’impegno a ridurla al livello pre-Pisapia in 5 anni. La seconda misura da approvare nel primo anno di mandato è invece la cancellazione degli oneri per chi demolisce e ricostruisce edifici in classe A. Poi si proverà a tagliare la spesa pubblica «attraverso la digitalizzazione della macchina», lo snellimento della burocrazia e la «negoziazione col governo per riprenderci i soldi dei milanesi». Missione non semplice, se consideriamo che da anni Palazzo Chigi ha imposto vincoli più stringenti sugli enti locali. «Il governo è impegnato in una campagna elettorale per il centrosinistra» dice Parisi. «Spero che l’interlocuzione con il governo per Milano non dipenda da una mia posizione sul referendum costituzionale. Spero che il rapporto sia buono a prescindere da cosa penso: sarebbe molto grave il contrario».
Nel piano fiscale di governo, scritto insieme al professore di economia Ugo Arrigo e presentato con Oscar Giannino, ci sono anche l’azzeramento dell’Imu per due anni sulle aree di prossima trasformazione, sconti sulla tassa rifiuti per chi dona delle rimanenze alimentari al mondo del volontariato e la riduzione dell’Imu dall’8 al 5x1000 nei confronti di artigiani, commercianti o nuove imprese (start up). La seconda rivoluzione rigurda poi il grande capitolo delle multe stradali, utilizzate in questi anni dalla giunta arancione per fare cassa e chiudere i bilanci. Con la Moratti il Comune inviava multe per 133 milioni di euro l’anno, oggi siamo saliti a 355 milioni. «Le multe bisognerebbe farle diventare uno strumento per fare in modo che i milanesi siano più disciplinati» sottolinea Parisi. «Sugli autovelox bisogna mettere limiti di velocità più credibili, ad esempio sul Ghisallo dove oggi è di 70 all’ora, e una segnaletica più chiara per gli automobilisti».

Quanto alla retromarcia del centrosinistra, con l’annuncio del «condono» sulla prima sanzione a 10 giorni dal voto, il candidato del centrodestra è ironico: «La sospensione della prima multa? Ma siamo a scuola? Non è serio e non è credibile da parte di chi ha aumentato gli incassi delle multe». Il Pd ha proposto anche il garante delle multe, con l’attuale assessore alla Mobilità Pierfrancesco Maran. Ma Parisi è caustico: «Il garante delle multe è Maran, che si assicura che vengano fatte. Basta cambiare questa giunta e il problema non c’è più, servono semplicemente regole chiare e fare in modo che i milanesi siano meno indisciplinati». Il candidato del centrosinistra Beppe Sala, che non più tardi di una settimana fa aveva definito «molto difficile» la possibilità di ridurre le tasse salvo poi presentare un timido progetto di allargamento dell’esenzione Irpef con la Balzani, va al contrattacco: «Tutto è fattibile, anche cancellare tutte le tasse, ma serietà impone che si spieghi bene come e a scapito di quali servizi questo avverrà. Quello di Parisi è un libro delle favole». Replica il capogruppo azzurro Pietro Tatarella: «Prima di Pisapia l’Irpef comunale non esisteva. Anche Sala dovrebbe rallegrarsene: pagherà meno, come quando faceva con entusiasmo il city manager di Letizia Moratti».

di Massimo Costa

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Commenti all'articolo

  • tontolomeo baschetti

    26 Maggio 2016 - 20:08

    Parole parole parole, parole parole parole, parole soltanto parole parole fra voi .....

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