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Polveri bianche

Due candidati positivi al test: droga, terremoto sulle elezioni

Due candidati positivi al test: droga, terremoto sulle elezioni

Due candidati sindaco su nove risultano positivi al test antidroga, i risultati vengono trasmessi al prefetto e si scatena il finimondo. Partono accuse, giustificazioni, querele. Tra i candidati c’è chi vuole che gli esiti (e i nomi) vengano resi pubblici e chi si oppone strenuamente.

Ad Abano Terme e a Montegrotto, in provincia di Padova, le elezioni del 5 giugno avranno strascichi giudiziari. Il 19 aprile gli aspiranti primi cittadini si erano sottoposti volontariamente al test del capello. L’esame era stato svolto da un’azienda di Reggio Emilia, la Spire Spa. Il test antidroga fa parte dell’operazione «sindaci puliti» promossa da Federcontribuenti e dall’associazione Scudo dei carabinieri. Dopo che i promotori del test hanno fatto sapere - senza fare alcun nome - che due erano risultati positivi a cocaina e cannabinoidi, il sindaco uscente (e ricandidato) di Abano, Luca Claudio (lista civica), è partito in quarta, sollevando dubbi sull’attendibilità della procedura e accusando gli organizzatori di aver violato gli accordi: «I test», ha detto, «dovevano essere consegnati ai candidati. Avremmo dovuto essere noi a renderli pubblici. Tutto questo conferma la mia sensazione iniziale di scarsa trasparenza e di poca serietà». Quindi, nel caso i test fossero stati consegnati alle autorità, Claudio ha preannunciato azioni legali.

«Che mi denunci pure», risponde Marco Paccagnella, presidente nazionale di Federcontribuenti. «È nel suo diritto. Ho consegnato i risultati al prefetto. Al momento delle analisi tutti avevano firmato la liberatoria, tranne due - tra cui Claudio - che si erano opposti alla divulgazione dei dati. Questo mi ha creato un problema», prosegue Paccagnella, «perché quando mi hanno chiamato per comunicarmi la positività degli esami rischiavo di invadere la privacy: se su nove analisi ne avessi rese pubbliche soltanto sette si sarebbe capito chi era risultato positivo. A quel punto, da cittadino, ho deciso di consegnare tutto alle autorità in una busta sigillata».«Nemmeno io», precisa Paccagnella, «ho voluto sapere chi fossero le persone positive alle droghe. L’altro candidato che non ha concesso l’autorizzazione alla divulgazione dell’esito degli esami è di Montegrotto, Monica Bordin». La quale dichiara: «Voglio gli esiti, non ho paura di niente e sono tranquilla».

Intanto Claudio, che già l’indomani dell’operazione «sindaci puliti» si era sottoposto a un altro test - per conto proprio - di sangue e urine risultando pulito, l’altro giorno ha deciso di sottoporsi a ulteriori esami. «Ci sono però potenti disintossicanti in commercio», puntualizza Paccagnella. «Con questo non accuso nessuno, ma questi test vanno fatti a sorpresa». Lo stesso esame antidroga, vanamente, era stato proposto ai candidati a sindaco di Milano e di Roma. In controtendenza un candidato a sindaco di Montagnana, sempre nel Padovano, Stefano Saoncella: «Sono stato tossicodipendente, non nascondo il mio passato».

di Alessandro Gonzato

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