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L'intervista

Italo Bocchino "Vi racconto il piano per ricucire tra Fini e il Cav"

Italo Bocchino "Vi racconto il piano per ricucire tra Fini e il Cav"

Italo, tu sei stato testimone privilegiato del big bang del vecchio centrodestra.
(Sorride) «Non c’è dubbio».

L’aneddoto più folgorante dei giorni della crisi.
«Ti rivelo un retroscena su Fini Berlusconi».

Sono tutt’orecchi.
«Un giorno, quando si stava per andare alla conta finale su Berlusconi, fui mandato in missione da lui a Palazzo Grazioli, in un pulmino con i vetri oscurati».

Contestualizza.
«2010. La rottura è già deflagrata. Fini sta per votare la sfiducia. Però ci sono ancora i pontieri al lavoro».

Quali?
«Letta, ovvio. E Alfano, che fra l’altro abitava nel mio stesso palazzo. Questo dettaglio ha un ruolo nella storia».

Racconta, racconta.
«Muro contro muro. Ma Angelino ha un’idea brillante sul compromesso possibile».

Brillante? Quale?
«Alfano dice: Berlusconi è stato eletto, alla premiership non può rinunciare. Ma al governo sì».

E quindi?
«Propone a Fini: accetta le dimissioni di tutti i ministri. Resta solo il Cav, ma cambia la maggioranza».

Fini rifiutò?
«Al contrario: ci pensava. A patto di recuperare anche Casini».

Allora rifiutò Berlusconi!
«No, gli sembrava apprezzabile».

Cosa successe allora?
«Fini voleva che io verificassi direttamente con il Cavaliere. Facemmo colazione alle sette del mattino con Alfano e Letta ai Parioli».

E poi?
«Berlusconi mi manda a prendere con il Ducato di cui ti ho detto».

Ti portarono a palazzo Grazioli?
«Sì. Mi fecero passare dal retro, salii dalle cucine».

Mi devi dire come finisce.
«È il dettaglio più bello: Berlusconi dice: “Soffro per tutti, ma ci sono due nomi imprescindibili. Uno è Angelino...”».

E l’altro?
«A Sandro non posso rinunciare per nulla al mondo».

Alfano e Bondi! I due “Giuda”.
«Era la generosità di Berlusconi».

Cosa succede?
«L’idea era stipulare l’accordo in una cena segreta... col trucco».

Quale trucco?
«Berlusconi sarebbe andato da Angelino, e Fini da me. Ovviamente nello stesso palazzo, e poi ci saremmo trovati tutti a casa mia».

Si è celebrata?
«No. Esce un pezzo di Verderami, sul Corriere della Sera. Senza conoscere i dettagli, racconta della mia visita a Palazzo Grazioli. Come se Fini si stesse per arrendere».
Chi si sfilò?
«Gianfranco. Non importava se l’avesse detto Berlusconi, o qualcuno vicino a lui. Pensò di non potersi fidare».

La lunga intervista che faccio a Italo Bocchino nel caffè Settembrini di Roma, mi conferma una idea: le persone (intelligenti) che sono fuori dal gorgo, capiscono la situazione meglio di chi ci si trova dentro. Bocchino ha avuto una carriera politica incredibile, stroncata giovanissimo, proprio quando è arrivato all’apice, coordinatore di Fli. Il colpo di grazia? Una paparazzata di Chi sui suoi incontri con Sabina Began. Una vendetta? L’uomo che mi trovo davanti oggi, ha 48 anni, dirige il Secolo d’Italia e non ha rancore.

C’era la macchina del fango?
«Oh sì, certo, a chi lo chiedi?».

A te.
«L’ha descritta bene D’Avanzo. Attenzione, però: non fu una perfida regia: scorreva il sangue, e una parte dell’informazione berlusconiana, andò a cercare scheletri».

Oggi dove ti collochi?
(Risata). «Nel centrodestra».

Avevi la Seconda Repubblica in mano, ora dirigi un sito.
«In redazione mancavo da 17 anni. Ho 16 giornalisti esperti, mi trovo benissimo».

Un ex possibile premier?
«Mai avuto questa possibilità».

Di cosa è morto Fli?
«Mancanza di consenso».

Quando l’hai capito tu?
«Quando la coalizione Monti divenne un cartello elettorale. Era l’ultimo atto di un percorso politico ventennale. Da Tangentopoli, alla fine del centrodestra nel 2012. Ma non è andata bene nemmeno ai vincitori».

Come lo definiresti?
«La fine del modello basato su tre leader. Berlusconi, Bossi e Fini. Ma anche Casini. Se ci pensi, quattro miracoli».

Cioè?
«Fini prende un partito del 3,9% delle Regionali 1990 e lo porta al 15,9%».

E gli altri?
«Bossi crea un partito dal nulla e lo porta al 9%. Casini mette insieme frammenti di Dc e arriva al 5%. Berlusconi in poche settimane crea un partito e diventa primo».

C’è qualcosa di più?
«Molto. Il berlusconismo introduce con la sua vittoria anche il bipolarismo, l’alternanza e l’elezione diretta: la Seconda Repubblica è questo. Un capolavoro della politologia».

Sei cresciuto a pane e politica.
«A 14 anni Fronte della Gioventù, a 16 tessera del Msi».

Pensavi che saresti arrivato nel Palazzo?
«Macché. Eravamo senza nessuna prospettiva politica. Appestati».

Conosci Tatarella, il tuo guru.
«Nel 1987: ero presidente del Fuan a Perugia».

Tatarella ti studia?
«Sì. Capisce che avevo le caratteristiche che cercava: serviva uno dinamico e ordinato, adattabile al caos creativo e geniale che produceva».

Diventi la sua ombra.
«Per 10 anni. Si viveva in simbiosi. Poi il rapporto diventa filiale».

Il tuo amico di giovinezza Buttafuoco?
«Tatarella era innamorato della sua intelligenza».

Andate ad abitare insieme.
«Sfigati, senza una lira. Come vicino un trans che si prostituiva. I clienti suonavano da noi, rispondeva Pietrangelo».

Dicendo cosa?
«La signorina è occupata».

Eri fascista?
«Mai stato».

Pellegrinaggi a Predappio?
«Mi ci portò mio padre nel centenario della nascita di Mussolini. Una volta mi ci sono fermato con mia moglie per turismo storico. Stop».

Tatarella fu l’ispiratore della svolta di Fiuggi.
«Quelle tesi diedero forza della destra dal 1994 in poi: Pinuccio pensò, Malgieri scrisse, Fini riuscì a dosare tutto».

Una lezione tatarelliana?
«Cena a Napoli nel 1987: segretario del Fdg era Sangiuliano vicedirettore del Tg1».

Aneddoto.
«Nel 1994 vinciamo e ci invitano dappertutto . Una sera a cena a casa di Balestra. Lo stilista».

E?
«A La Russa, che aveva dimenticato la cintura, calavano i pantaloni».

Bene!
«Gli dico: ti do la mia. Ci appartiamo in un corridoio. Lui sta allacciando, io sto sfilando, ci becca un cameriere, gay, e fa: “Epperó!”».

E Ignazio?
«Pallido come un cencio: “Ci hanno preso per froci!”».

Buttafuoco pubblicò il tuo tesserino di Palazzo Chigi come un trofeo.
«Eravamo entrati nella stanza dei bottoni. Pinuccio era ministro e vicepremier. Scriviamo Mattarellum e Tatarellum».

Lezione sulla legge elettorale?
«Renzi dovrebbe sapere che tutti quelli che se la sono fatta su misura per vincere poi hanno perso».

Dimostriamolo.
«Facile. Occhetto e il Ppi restano entrambi fregati nel 1994, dopo aver disegnato anche i collegi»».

E poi?
«Noi. Nel ’95 con il Tatarellum. Perdiamo le Regionali».

E poi?
«Berlusconi e Fini nel 2006. Fanno il Porcellum e vince Prodi».

Che spiegazione dai?
«Due. Uno: le nuove regole cambiano l’elettorato. Due: tu non puoi prenderti un Paese cambiando le regole, perché il paese reagisce».

Altro aneddoto tatarelliano.
«Facciamo cadere Prodi nel 1998 e noi applaudiamo come pazzi. Pinuccio dice: “Arriverà di peggio”. Aveva ragione: arrivò D’Alema».

E Pinuccio?
«Scrive un appunto riservato a Fini, Berlusconi Letta: “Siamo apparsi un’accozzaglia”. E aggiunge: serve uno speaker che rappresenti tutto fuori dai partiti”. Gli chiedono di individuarlo».

E lui?
«“Per me è Bruno Vespa”. Lo incontriamo. Lui ci dice: “Non sono io. Provate con Badaloni”».

Sliding doors.
«Nasce l’Ulivo e Pinuccio si dispera: “Io ho inventato il modello, D’Alema lo ha realizzato con Prodi”».

E tu?
«Cossiga si separa e viene ad abitare a via Principessa Clotilde 2 di fronte a Pinuccio. Ti immagini che palestra fare colazione con Tatarella e Cossiga?».

Era il 1999 lui era leader di governo.
«Mi faceva: “Dammi del tu”. E io: “No presidente”».

Risultato?
«Una mattina mi suonano i carabinieri con un plico presidenziale: “Io sottoscritto Francesco Cossiga, autorizzo l’onorevole Italo Bocchino, kossighiano a darmi del tu”».

Tatarella muore durante il trapianto di fegato.
«Aspettava da sei mesi, senza raccomandazioni. Mi chiama prima di entrare in sala operatoria, un fiume. Non è uscito vivo, emorragia. Aveva l’ossessione di creare un blocco sociale maggioritario. “In Italia - diceva - la sinistra non ha più del 35%. Noi dobbiamo coalizzare il 65%!”».

E Renzi?
«Sta destrutturando destra e sinistra demolendo tutto per rompere il bipolarismo e costruire il partito della nazione al centro. Un pericolo».

Parliamo delle tue donne.
«Le mie figlie Antonia ed Eugenia».

La tua storia con Sabina Began fu un trappolone?
«Luca, vuoi un no comment?».

No, una risposta.
«Ognuno è artefice del proprio destino».

La spallata del 2011 fallì per i 40 giorni dati a Berlusconi da Napolitano?
«Sì. Sottovalutarono la capacità di Verdini e la grinta del Cavaliere».

Se vincevate voi chi sarebbe andato al governo?
«Sempre Monti, direi».

Conosci Denis Verdini?
«Con lui chiudi le trattative dieci minuti: negozia e salda come pochi».

Cosa pensi ora di quella guerra del 2011?
«Hanno colpito sugli affetti e sulle questioni personali. Ho sofferto. Oggi penso: se dopo due anni ai raggi X tutto quello che mi hanno trovato è stata qualche frequentazione femminile sono limpido».

Sei tentato dal partito della Nazione?
«È il Nemico numero uno. Rompe alle radici il centrodestra».

E si può ricostruire il vaso?
«O accadrà con il referendum, o con le politiche. Saremo tutti insieme, tranne Alfano e Casini».

di Luca Telese

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Commenti all'articolo

  • monster

    monster

    31 Maggio 2016 - 10:10

    Bocchino, "in nome homen". Quanto a Fini non spreco nemmeno una parola! Ha demolito la destra e ancora galleggia, proprio come la merda non va a fondo!!

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  • rossini1904

    31 Maggio 2016 - 08:08

    Caro Silvio, il tuo difetto è stato di aver sempre perdonato quelli che ti hanno pugnalato alle spalle. Ora basta. Tiene alla larga i Giuda traditori e ingrati come Fini, Casini, Bocchino, Alfano, Schifani e tanti altri. Che brucino all'inferno nella bocca di Lucifero.

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  • romamaccio

    31 Maggio 2016 - 08:08

    Condivido il vostro diritto di cronaca,ma ricoinvolgere un traditore detto Gianfry è troppo! Lui è la causa del disastro del governo del centrodestra ha sempre remato contro si è creato un partito distruggendo quello in dotazione (a.n.) ma il danno più grave è stato quello di far NAUSEARE il popolo e disertando la cabina elettorale insieme al vecchietto silvio.

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  • robylella

    30 Maggio 2016 - 23:11

    fini e bocchino : due MERDE immense!

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