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La sentenza

Storace e quella parola contro Napolitano, la sentenza che gli dà ragione

Storace e quella parola contro Napolitano, la sentenza che gli dà ragione

Assoluzione "perché il fatto non costituisce reato".  Così la prima sezione penale della Corte d’appello di Roma ha assolto Francesco Storace dal reato di offesa all’onore e al prestigio del presidente della Repubblica in relazione alle dichiarazioni rese il 13 ottobre del 2007 nei confronti dell’allora Capo dello Stato Giorgio Napolitano.  Secondo la Corte i fatti contestati a Storace non costituiscono reato. Con la decisione odierna viene annullata la condanna a sei mesi di  reclusione (pena sospesa) inflitta al senatore il 21 novembre 2014. Il reato era già caduto in prescrizione ma Storace, difeso dagli avvocati Giosuè Naso e Romolo Reboa, aveva rinunciato alla prescrizione facendo appello per ottenere una piena assoluzione. Storace definì "indegno" l'ex presidente della Repubblica. 

La vicenda - Storace, alla lettura della sentenza, accolta con applausi da chi ha assistito al processo, era in aula ed è stato abbracciato dai suoi collaboratori. In primo grado era stato condannato a sei mesi di reclusione e la conferma di quella sentenza era stata sollecitata oggi dal sostituto procuratore generale. I fatti per i quali il leader de La Destra era finito a giudizio sono legati all’iniziativa dell’allora senatrice a vita Rita Levi Montalcini che contribuì con un suo voto a non far cadere il governo guidato da Romano Prodi. Un’iniziativa criticata aspramente sul blog di Storace ma non a lui direttamente riconducibile. Napolitano, pochi giorni dopo, ricevendo al Quirinale degli studenti, definì indegno»l’attacco alla scienziata, scatenando a quel punto il commento
dello stesso Storace che proprio in quei giorni aveva presentato un disegno di legge finalizzato ad eliminare la figura dei 
senatori a vita: «Giorgio Napolitano - disse Storace - non ha alcun titolo per distribuire patenti etiche. Per disdicevole
storia personale, per palese e nepotistica condizione familiare  per evidente faziosità istituzionale. È indegno di una carica
usurpata a maggioranza...». Successivamente, all’indomani del voto con cui il Senato si espresse per l’insindacabilità delle
opinioni manifestate da un parlamentare nei confronti del Capo dello Stato, Storace scrisse «una lettera rispettosa» a
Napolitano, scusandosi per «i toni e i contenuti» di quelle dichiarazioni e dicendosi disposto a un incontro per manifestare
a voce il proprio dispiacere. E giorni dopo, Storace fu ricevuto dal Presidente della Repubblica per un colloquio di quasi due
ore. Il Quirinale, a quel punto, con una nota, dichiarò chiuso l’incidente, che invece è proseguito a livello giudiziario.

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Commenti all'articolo

  • biemme

    02 Giugno 2016 - 10:10

    finalmente un atto di giustizia. Napolitano, vetero comunista staliniano, antitesi della democrazia

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  • TOMMA

    02 Giugno 2016 - 09:09

    Ecco l'Italia che funziona. Grazie alle toghe, in neanche dieci anni , risolto un problema di cosmica rilevanza.

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  • Garrotato

    02 Giugno 2016 - 09:09

    Napolitano è quello che è, e meno si fa sentire meglio è: ma anche Storace non la conta proprio giusta. Adesso canta vittoria, ma non ha esitato un attimo a baciare la pantofola all' "indegno" per trarsi d'impaccio. Si è scusato a voce e per iscritto per «i toni e i contenuti» di quanto aveva affermato, anche se va dicendo che lo riaffermerebbe...Per poi riscusarsi, immagino. Ahahah. Omuncolo.

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  • emiliomarcora

    01 Giugno 2016 - 21:09

    Ottima notizia, non potevo pensare ad un esito diverso.

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