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Facci: Grillo ha fatto casino e ha vinto. Ora gli serve un'idea

I 5 Stelle hanno prosciugato la sinistra ed è il primo partito d'Italia. Ma ora che è in Parlamento l'antipolitica non basta

Facci: Grillo ha fatto casino e ha vinto. Ora gli serve un'idea

 

di Filippo Facci

Il movimento Cinque Stelle è il primo partito d’Italia e l’analisi potrebbe chiudersi qui: il suo successo d’esordio è superiore anche a quello di Forza Italia del 1994. Qualcuno pensava che avrebbe sfondato anche di più, se non altro perché - in questo Grillo ha sbagliato - parte dei suoi avversari sono tutt’altro che morti. A esserlo, semmai, sono i suoi possibili alleati o perlomeno quella Rivoluzione Civile che li assemblava: non saranno in Parlamento Antonio Ingroia e Antonio Di Pietro, e si tratta di capire se per Grillo sarebbero stati una risorsa o un problema. 

Se l’obiettivo di Grillo era il casino, l’obiettivo è pienamente raggiunto. L’ingovernabilità è sostanziale come è ben spiegato altrove. Il risultato permette di cantare il de profundis per la destra e per la sinistra ma nella consapevolezza che nessun altro è deputato a governare. Trovare dei presidenti per Camera e Senato sarà da pazzi, mentre trovare un neo presidente della Repubblica sarà addirittura un’impresa: Grillo, a meno che rinsavisca, accetterebbe candidature tipo da Dario Fo in giù, una come Emma Bonino è giudicata troppo compromessa. L’ex comico non pare personaggio da «atti di responsabilità» (non ne ha convenienza) anche perché non è abituato a interloquire con nessuno. Collaborare con altri partiti per cambiare la legge elettorale? Agli occhi del suo elettorato sarebbe una contaminazione. Tornare a votare? È quanto è accaduto in Grecia, laddove il voto di protesta tuttavia non è riuscito a bissare il risultato delle prime elezioni. Non è detto, cioè, che Grillo da nuove elezioni abbia da guadagnare.

Il voto a Grillo era di protesta e di protesta rimane, o se si preferisce «antipolitico». Una prima e spannometrica analisi dei flussi fa già intuire che i Cinque Stelle hanno preso voti soprattutto a sinistra - contro ogni pronostico - ed è semplicemente impensabile che merito ne sia il «programma» del Movimento, da più giudicato abborracciato o e inesistente. Nonostante Grillo sia in pista ormai da sette anni,  i suoi temi elettorali mandati ripetutamente in onda dai talkshow - azzeramento della casta, destrutturazione istituzionale e burocratica, no tasse, no banche, no Europa - restano dei temi anti-sistema e appaiono protèsi non tanto al «fare» ma al suo «arrendetevi» e al suo Parlamento da «aprire come una scatoletta di tonno». Il sostegno di Pd e Pdl al governo Monti ha probabilmente lasciato il segno. Se la manifestazione di San Giovanni ha evidenziato qualcosa, inoltre, è il quanto vi pullulassero le bandiere dell’antimilitarismo, dei No tav, dei radicalismi da centri sociali, insomma un patrimonio che fu della sinistra (estrema, ma sinistra) e che pare essere confluito assai più nei Cinque Stelle che nella mancata Rivoluzione di Ingroia. Gli astenuti sono comunque aumentati e in buona parte sono voti specificamente persi (o non guadagnati) proprio da Grillo, che li ha sempre avuti come obiettivo: sin dalle politiche scorse (2008) Grillo invitò pubblicamente all’astensione quando invece ci fu una delle affluenze più alte degli ultimi anni. Ora il ciclo ha ricominciato a invertirsi: in un ciclo elettorale e mezzo il Paese ha perso l’8 per cento dei votanti (3 milioni di voti sulla massa complessiva) e la soglia si è abbassata notevolmente per tutti i partiti al di là delle percentuali.  Ecco perché il vero dato impressionante di alcune regioni - a proposito di protesta e disaffezione al voto - è quello di regioni come la Sicilia in cui al successo di Grillo va sommata un’astensione da paura. 

Ora che il Cinque Stelle è il primo partito d’Italia (un partito che non ha neppure una sede fisica) c’è da sperare che la classe giornalistica la smetta di pubblicizzare il suo «segretario» come non è mai accaduto per nessuno in tutta la storia d’Italia. In tal senso, lo «stratega di comunicazione» non è mai stato Grillo bensì i giornalisti che ne hanno mandato in onda i comizi per ore e ore. Senza questa rendita di posizione, peraltro spacciata per autonomia internettiana, il voto dato a Cinque Stelle - soprattutto quello confluito da altri partiti - sarebbe stato sensibilmente inferiore. Hanno fatto tutto i giornalisti, peraltro insultati di continuo o respinti coi Carabinieri. 

Ora però è difficilissimo che Grillo non si dia una regolata e una forma. I suoi eletti sono dilettanti allo sbaraglio in perenne subbuglio da assemblea studentesca, protagonisti di un movimento che non è neppure un movimento: è un magma, una colata che ha terrore di solidificarsi. Non è un partito carismatico: i partiti, o movimenti, hanno idee, strutture, gerarchie minime, un’organizzazione del consenso. Qui abbiamo un capo di Stato maggiore (col suo improbabile e riccioluto consigliori) e sotto, infinitamente sotto, una truppa proletaria di individui con i quali lui non parla neanche, e che, in assenza di cultura politica, formicolano eccitati come scolari che hanno occupato la scuola. Anche Berlusconi creò un partito in tre mesi: ma sul proscenio c’erano, perlomeno, personaggi più che navigati per buona selezione o per abile riciclo: per un po’ bastò. Nel caso di Grillo invece non c’è ancora un vero disegno, un’idea precisa, una vera «intelligence» dietro ogni mossa o frase pronunciata: è tutto un po’ così, estemporaneo. L’antipolitica, di questi tempi, può rendere da morire: ma ora Grillo è in Parlamento e certi giochini sono finiti. Berlusconi, appena giunto a Palazzo Chigi, disse che non trovava il volante. Grillo, per aprire il Parlamento come una scatoletta di tonno, deve perlomeno inventarsi un apriscatole.

 

 

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Commenti all'articolo

  • elenasofia

    elenasofia

    27 Febbraio 2013 - 15:03

    Urge una legge sul conflitto di interessi: quello della Tivù di stato (telecom-la-7 compresa)occupata in pianta stabile dai comunisti Quello delle coop che pagano metà tasse e che sono tutt'uno con un certo partito ... E su MPS cosa dire?

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  • Cosean

    26 Febbraio 2013 - 18:06

    La legge sul conflitto di interessi! E' quello che continua a dire Grillo da una vita. Ed è per questo che lei Facci, finge di dimenticarsene. Ora si faccia venire un'idea lei per continuare a non parlarne.

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  • PIETROARC

    26 Febbraio 2013 - 17:05

    Egregio Facci pensierino della sera Cosa ci fa Berlusconi con i voti che ha preso ??? Sta all'opposizione....quindi una vittoria di Pirro. Bersani si dimette ed al suo posto subentra Renzi; chi propone Berlusconi?? Alfano...ma per piacere vanno al 10 per cento. Chi dice che Grillo non ha un'idea ??? Pensierino della sera......cordiali saluti a tutti. Pietro - Roma

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  • Giorgio_Mac

    26 Febbraio 2013 - 13:01

    Vista la presenza di tanti rappresentanti del movimento 5 stelle, vorrei riproporre un paio di domande poste da Fatto Quotidiano in merito al programma. "1. Reddito di cittadinanza Quanto e con che soldi? E chi ne ha diritto? (e io aggiungo, sono circa 34 miliardi, non mi si risponda "con la lotta all'evasione" ma, semmai, con gli strumenti che essi metterebbero in atto per perseguire l'obiettivo) 2. Misure immediate per il rilancio della piccola e media impresa Questo punto è così vago da non significare nulla. E comunque lo sposerebbero tutti i partiti, dalla Lega a Monti." Questi due punti, e non altri due, semplicemente perchè sono i primi 2 punti del programma, giusto per non dar adito a sospetti che sia andato a cercare i punti più critici...

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