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Pansa: "Anche chi odia Salvini ha il dovere di difenderlo"

Pansa: "Anche chi odia Salvini ha il dovere di difenderlo"

Non vorrei essere nei panni di Matteo Salvini questa sera, 5 giugno 2016, domenica. Tutti sappiamo che cosa accadrà. Chiusa la prima e unica giornata di votazioni in milletrecento comuni italiani, si comincerà a capire qualcosa della convulsa stagione politica che ha tormentato in questi ultimi mesi milioni di cittadini.

Esistono molte domande che dovrebbero trovare una risposta nelle urne. A iniziare dalla più importante: il presidente del Consiglio è sempre il dominus autoritario e arrogante dell' Italia repubblicana, pronto a distribuire ceffoni a tutti? Oppure, per una serie di circostanze interne e internazionali, il renzismo comincia a rivelare qualche crepa?

Insieme a Renzi, un altro Matteo attenderà con ansia l' esito del voto comunale. È il leader della Lega: il barbuto Salvini, l' uomo delle felpe, delle ruspe e delle battute ruvide. Lui aspetta di capire se la marcia trionfale che ha condotto il suo partito al vertice del centrodestra, continuerà o no. E se toccherà a lui prendere il comando di questo spazio della politica nazionale. Al posto di un signore, Silvio Berlusconi, che in settembre compirà 80 anni, ossia ben trentasette in più del capo leghista.

Mezza Italia sa che i rapporti tra i due sono pessimi. L' ultima incrinatura è venuta a galla venerdì 3 giugno, giorno conclusivo della campagna elettorale. Il Cavaliere doveva essere sul palco di Milano, accanto a Salvini e al candidato sindaco del centrodestra, Stefano Parisi. Invece non si è visto. E rimasto a Roma per il comizio finale di Alfio Marchini. Si è limitato a una delle sue solite telefonate di augurio. E questo ha mandato in bestia il leader leghista.

È un altro sintomo della crisi profonda che sta devastando un' area politica un tempo maggioritaria. Era fatale che emergesse. La sinistra italiana è in pezzi. Sta accettando a occhi chiusi un leader, il Renzi fiorentino, ormai difficile da decifrare. Neppure i politologi più raffinati sanno dire se il padrone del Giglio Magico appartenga alla storia che è stata del Pci e del Psi, oppure sia un alieno approdato in Italia per assoggettarla e mutarla in una realtà tutta diversa, assai meno chiara.

Lo stesso accade nell' area opposta. Chi è di destra oggi in Italia? E ancora: quante sono le destre italiche in questo 2016? Se a sinistra tutto sta cambiando, sul versante opposto tutto è già mutato. E ha riflessi profondi un po' dovunque. Quale giornale, libro, ideologia e comportamento può definirsi di destra? Nessuno ha in tasca una risposta senza equivoci.

Ma ne sono reso conto anch' io e sul piano personale. Per aver proposto una lettura della guerra civile italiana tra il 1943 e il 1948 più completa e diversa da quella costruita dalla storiografia comunista, la mia immagine ha subito una mutazione sorprendente. Per molti sono diventato un eroe da ammirare, per altri un voltagabbana da disprezzare, un uomo nero da perseguitare.
Sta accadendo la stessa cosa a Matteo Salvini. La sua linea politica decisionista, gli slogan che ha ideato, i simboli che mostra al pubblico lo stanno mettendo nel mirino della frazione manesca della sinistra italica, vale a dire i tanti centri sociali che sono nati un po' dappertutto. E nessuno li ferma neppure quando infrangono la legge.

Molti non se ne sono accorti, ma il leader leghista è il nuovo bersaglio di tutti gli ultrà rossi. Da qualche mese non può presentarsi su una piazza senza diventare l' obiettivo di assalti violenti e poi di battaglie di strada. Deve essere protetto da reparti di polizia in tenuta antisommossa. Ha l' obbligo di affrontare rischi assurdi per un politico che esercita il diritto sacrosanto di parlare alla gente. E rischia quasi sempre di essere malmenato o ferito.

Chiunque abbia a cuore la democrazia italiana deve sentirsi solidale con Salvini. È un dovere che riguarda tutti. Pure chi non ama il capo della Lega, non condivide nessuna delle sue posizioni o addirittura lo odia, è tenuto a fare il possibile perché sia messo in grado di svolgere il proprio lavoro.

Purtroppo in Italia non succede. E anche questa è una storia vecchia che ci ricorda una verità: la democrazia di un Paese si regge soprattutto sul comportamento dei singoli cittadini e non soltanto su un complesso di norme. In realtà da noi le cose sono sempre andate nel modo opposto. I centri sociali ti aggrediscono per metterti paura e chiuderti la bocca? Se la vittima designata appartiene alla tua cerchia politica e culturale, questo è un delitto. Se la vittima non è dei tuoi, pazienza: la colpa è dell' aggredito, dal momento che andato a cercarsela. Quando Salvini è stato inseguito e scacciato da Bologna, un assalto che si ripete di continuo, ho sentito di nuovo giudizi sprezzanti che conoscevo da tempo. Per averli ascoltati negli anni del terrorismo. Il giorno che le Brigate rosse spararono a Indro Montanelli, l' Italia progressista applaudì. Ringhiando: «Quel destrone ha avuto quanto meritava».

L' Italia degli anni Settanta e Ottanta viveva molto meglio di oggi. Molte città erano percorse da bande di armati, pronte ad accoppare chiunque si mettesse contro di loro. Ma la nazione profonda, un territorio sconosciuto ai media, non aveva i problemi che adesso ci assediano. Non dobbiamo chiudere gli occhi davanti alla verità. Siamo un Paese anziano, pessimista, impaurito, alle prese con novità terribili come l' arrivo di migliaia di migranti. Per di più guidato da un ceto politico screditato, nemico di se stesso, incapace di evitare una fine miseranda e senza dignità. Sotto questi chiari di luna, è assurdo pensare che Salvini sia un nemico degli italiani. È soltanto un leader di partito che oggi sta sulla cresta dell' onda perché interpreta meglio di altri lo stato d' animo dell' uomo della strada. Chi lo osteggia e tiene il sacco di quanti lo aggrediscono, non si rende conto della forza di una legge non scritta, ma che governa molte democrazie. Anche quelle che si ritengono forti e invincibili.

La legge dice che a contare non è un leader o un complesso di leader. È decisiva la società che lo esprime o li fa emergere. Una società debole, smarrita, senza valori condivisi, produrrà soltanto una classe dirigente incapace di aiutarla a sopravvivere in modo decente. Non ho mai incontrato Salvini e non credo che lo voterò. Ma ho le carte in regola per sostenere che il barbuto Matteo, con le sue felpe e le sue ruspe, è necessario all' Italia di questi tempi burrascosi.

Che cosa accadrà in futuro nessuno lo sa. Potrà andare meglio o peggio. Ma neppure il Padreterno è in grado di prevederlo.
Tuttavia esiste una regola che non può essere smentita. Nessuna nazione sopravvive se non respinge la pulsione suicida di odiarsi. Questa sera conosceremo i primi risultati delle amministrative. E l' esperienza acquisita in tanti anni di lavoro nei giornali mi fa prevedere che assisteremo alla solita sarabanda di slogan e di bugie. Quasi tutti sosteranno di aver vinto o di aver sfiorato la vittoria. E lunedì mattina ci ritroveremo con gli stessi problemi di ieri. E anche con le stesse domande.

Siamo di fronte a un' invasione di migranti o no? La nostra economia sta migliorando o non ce la fa a reggere? Gli occupati crescono o diminuiscono? Il presidente del Consiglio spaccia menzogne o è disposto a dire la verità? Buona domenica ai lettori di Libero. E soprattutto buon lunedì.

di Giampaolo Pansa

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Commenti all'articolo

  • marino43

    08 Giugno 2016 - 15:03

    L'affermazione di Pansa è simile a quella di molti sacerdoti che invece di stigmatizzare chi compie un delitto dicono : dobbiamo pensare non solo alla vittima ma anche a colui che compie atti terribili perché anche per lui c'è bisogno di comprensione.

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  • marino43

    08 Giugno 2016 - 15:03

    Dopo 60 anni di militanza a sx dove ha potuto farsi un nome grazie al PC, da qualche anno Pansa , capito che il socialismo reale non gli avrebbe più procurato entrate, per non perdere il suo tenere di vita cerca sponde opposte, solo per non farsi dire che solo i cretini non cambiano mai idea. E i cretini gli danno ragione. Pansa ...va dar via i ciap.

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  • stambeccoferito

    07 Giugno 2016 - 19:07

    Tra le mille pecore nere una si è ravveduta ed è diventata bianca, si fa fatica a crederci dopo avere professato per sessanta anni una certa sinistra non molto aggressiva come questa di oggi, si rende conto che restare tra le nere è rigorosamente sbagliato tradirebbe se stesso e le sue idee pacifiste. Non riesce più a misurarsi con quelle di oggi, un fenomeno da starci lontano! u.s.

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  • biemme

    07 Giugno 2016 - 01:01

    Una diagnosi feroce ma vera dello stato di salute della nostra società ormai in fase di estinzione. Un paese che riesce a sopportare con rassegnazione governi illegali ed incapaci, partoriti da interessi di oltre confine, dominata da centri sociali e mafie, terra di conquista di milioni di disperati che impongono impunemente le loro leggi e costumi, non ha speranza di sopravvivere.

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