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L'intervista al pentastellato

La sfida (totale) di Luigi Di Maio: "Salvini? Ora vi dico tutta la verità"

Luigi Di Maio

L’appuntamento con Angela Merkel, per ora, è rimandato. Tra una settimana ci sono i ballottaggi e la mission di Luigi Di Maio, vicepresidente della Camera del Movimento Cinquestelle, più che in Europa, è «cambiare tutto» in Italia. Partire dalla «rivoluzione gentile» di Roma e Torino che ha i volti di Virginia Raggi e Chiara Appendino, battere il Pd, e puntare dritti al voto nel 2017. «I fischi di Confcommercio sono il segno che il governo scricchiola», dice l’aspirante premier di un esecutivo pentastellato,«i nostri risultati sono la prova che quello per il Movimento non è un voto di protesta, ma di proposta».

Renzi vi ha ridimensionati. Ha detto: è un voto locale.
«Ha paura. Io non do per scontato nessun risultato, saranno i cittadini a decidere, però Renzi è vittima della sua stessa creazione. È lui che personalizza tutto, abbiamo un presidente del Consiglio che si preoccupa di precisare che questo è un voto locale. È chiaro che sono Amministrative e noi non chiederemo le sue dimissioni, ma se perde ci dovrà stare a sentire. Altrimenti, a casa».

La prova del nove sarà il referendum di ottobre. Se le riforme non passano, Renzi assicura che si dimette. È la vostra occasione.
«Secondo me Renzi non si dimetterà in caso di sconfitta. È un mentitore seriale. Il premier non eletto non manterrà neanche questa promessa».

Al referendum per dare la spallata definitiva non potrete essere da soli. C’è una trattativa in corso con la Lega?
«Noi non facciamo mai alleanze, niente giochini. Il timone è nelle mani dei cittadini».

Eppure Salvini ha dichiarato che i vostri obiettivi sono comuni e si è esposto per Raggi e Appendino. Sorpreso?
«No, ma le iniziative di Salvini sono di Salvini. Non c’è un canale pubblico o privato aperto con la Lega».

Non vi siete scambiati dei messaggini?
«Solo con il capogruppo per fare le condoglianze per la morte di Buonanno».

A Bologna siete arrivati terzi e potreste dare una grossa mano alla leghista Borgonzoni. A Milano siete l’ago della bilancia. A Roma invece il centrodestra sarebbe la manna per voi.
«Faccio un appello a tutti i cittadini che hanno votato gli altri. Noi vogliamo cacciare Equitalia, introdurre il reddito di cittadinanza, fare una seria legge anticorruzione e ridurre il debito dei Comuni. Chi ci sta ci voti. Punto. Non faccio endorsement per chi rappresenta partiti che hanno già avuto l’opportunità di governare. Il Paese non se la passa bene. Il rapporto Censis dice che 11 milioni di italiani non hanno i soldi per curarsi».

Lei è campano. A Napoli non siete andati bene. E ora tra De Magistris e Lettieri?
«Per fortuna non voto a Napoli. La cosa bella è che in città passiamo da zero a 3 consiglieri e ovunque siamo cresciuti. Eravamo al 6% alle Comunali del 2011, oggi siamo al 26 con alcuni exploit come a Roma».

Ha pesato il caso Quarto?
«Lo escludo. A Napoli c’erano quattro poli, non tre. De Magistris, poi, con le sue chiacchiere, ruba a noi molti temi, ma mi sarei aspettato più fatti da lui. In tanti ci copiano ormai».

La penale da 150mila euro per chi tradisce, però, ce l’avete solo voi. A Roma sì, a Torino no. Perché?
«Da statuto abbiamo il vincolo di mandato, poi i Comuni decidono in autonomia sulla penale. Io sono nel Parlamento con più voltagabbana della storia e sogno la Costituzione del Portogallo, per me è giusto multare chi cambia casacca».

Il leader di Fi Silvio Berlusconi sarà operato al cuore.
«Questa cosa mi ha scosso molto, dico la verità».

Con il Cavaliere a riposo voi avete un’autostrada davanti. Vi candidate a essere l’unica opposizione a Renzi?
«Fi ha deluso tanti elettori di centrodestra che ora cercano altrove di mettere in pratica quella rivoluzione liberale annunciata, ma mai attuata. Ma non credo che sarà l’eventuale scomparsa dalla scena politica di Berlusconi, o il fatto che stia male, a portarci più voti. Sarà il nostro programma, le nostre battaglie liberali, come l’abolizione dell’Irap, l’aiuto alle piccole imprese. Anche mio padre votava An e Casa delle Libertà ma è rimasto deluso».

di Brunella Bolloli

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