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I conti, nero su bianco

Quanto vale il cuore di Berlusconi: la impressionante mappa economica

Silvio Berlusconi

Non è per spaventare il professore Ottavio Alfieri, il cardiochirurgo che la prossima settimana opererà al cuore Silvio Berlusconi, ma è utile anche per lui sapere che il suo bisturi toccherà non solo un uomo fra i più noti e potenti di Italia, ma un cuore da 4 miliardi di euro. Tanto vale oggi alle quotazioni di mercato il Cavaliere. Il suo impero vale assai di più (circa 7 miliardi di euro), ma già oggi è diviso con i 5 figli che negli anni hanno assunto anche ruoli di impegno diretto nelle società del gruppo e hanno intestate azioni che valgono circa il 37% del capitale di Fininvest.

Per capire che cosa vale oggi Berlusconi bisogna cominciare dalle società che controllano Fininvest, la capogruppo di tutto l’impero. Silvio ne ha quattro, e altre tre sono in mano ai figli. Si chiamano tutte Holding italiana, e segue un numero. Le numero 1, 2, 3 e 8 sono quelle in mano al fondatore, che così riunisce in quei forzieri il 61,21% del capitale di Fininvest. Marina ha il controllo della n. 4 e Pier Silvio della numero 5. Entrambe hanno il 7,65% di Fininvest. I tre figli di secondo letto - Eleonora, Barbara e Luigi - hanno la n. 14, che detiene il 21,42% del capitale Fininvest. Resta fuori dalla famiglia solo il 2,06% del capitale della capogruppo. Fino a qualche anno fa anche questa quota era intestata direttamente a papà Silvio. Oggi è detenuta dalla stessa Fininvest come pacchetto di azioni proprie. Quindi anche quel 2,06% va ripartito fra padre e 5 figli. Fatti i conti l’imprenditore dal cuore matto può contare sul 62,47% di Fininvest, e della stessa quota indirettamente nelle partecipate della holding.

LE PARTECIPATE
Le più importanti di queste sono tutte quotate: Mediaset, Banca Mediolanum, Mondadori, Mediobanca e Molmed. A valori di mercato attuale la partecipazione più redditizia è quella detenuta nel gruppo fondato dall’amico Ennio Doris. Il valore del pacchetto azionario di Banca Mediolanum riportabile a Silvio come non ci fosse di mezzo Fininvest oggi è superiore al miliardo di euro. Poco sotto il valore della sua partecipazione indiretta (anche qui per incassare bisognerebbe saltare Fininvest) in Mediaset, che se venduta oggi sul mercato gli farebbe incassare altri 975 milioni di euro. E qui siamo già a quasi 2 miliardi di valore, cifra che ben pochi imprenditori in Italia potrebbero vantare. Meno significativi i valori di borsa della sua quota indiretta in altre tre società quotate: la Mondadori (85 milioni di euro), Mediobanca (73 milioni di euro) e la Medicina molecolare- Molmed (23 milioni di euro).

Ma in Fininvest c’è anche altro oltre a queste società quotate. E nell’altro spicca ovviamente il 99,93% del Milan. Non che siano arrivati mucchi d’oro da quella avventura sportiva, anzi. Fin qui il Cavaliere ne è stato spolpato allegramente. Però da settimane e forse mesi si sta ragionando sulla vendita di una partecipazione di controllo nella società sportiva per una cifra che dovrebbe avvicinarsi ai 500 milioni di euro. Se così fosse, la quota di quella somma che spetterebbe dopo i vari passaggi a Berlusconi padre sarebbe di 313 milioni di euro, e anche questa va considerata.

Ci sono poi molte altre società non quotate che dipendono da Fininvest, e che hanno un loro valore patrimoniale non trascurabile oltre che a possedimenti immobiliari di un certo peso. Dalla Fininvest gestione servizi che ha fra i vari cespiti la famosa villa Gernetto dove Berlusconi fa le sue scuole di politica, e la proprietà degli immobili dei vari circuiti cinematografici del biscione.
All’Edilizia Alta Italia, che ha ancora intestata una lottizzazione di pregio in Sardegna vicino ad Olbia. Fino alle società di trasporto aereo ed elicotteristico, o a quelle di vigilanza che lavorano essenzialmente infragruppo, al Teatro Manzoni di Milano, fino alle società finanziarie sparse in tutto il mondo, da Edinburgo a New York al Lussemburgo. Messo tutto insieme per la quota riportabile al fondatore del gruppo, tutto questo vale circa 500 milioni di euro. Altri 300 milioni si aggiungono dalla liquidità delle holding di controllo di Fininvest: sono i tesoretti che Silvio ha messo da parte negli anni e che oggi sono classificati come riserve immediatamente distribuibili in caso di scioglimento di quelle holding.

OLTRE FININVEST
Resta ancora il mattone. Perché Silvio è titolare di altre società che non rientrano sotto l’ombrello Fininvest. La più importante di questa è la Dolcedrago, che a sua volta controlla l’Idra immobiliare, la Dueville immobiliare ed altre società. Sotto quell’ombrello ci sono le tre ville più note del Cavaliere: quella di Arcore, quella di Macherio e villa Certosa in Sardegna. Questa ultima è quella che vale di più sul mercato, e considerando anche altri immobili intestati direttamente a Berlusconi (dall’ex villa di Marcello dell’Utri a quelle di Lesmo sul lago Maggiore vicino a casa di Mario Monti fino a quella acquistata in tempi più recenti a Lampedusa), la stima che potrebbe essere per difetto è di 800 milioni di euro incassabili senza grandi problemi.

di Franco Bechis
@FrancoBechis

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