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Il piano segreto di Berlusconi. Così torna Silvio: la strategia

Il piano segreto di Berlusconi. Così torna Silvio: la strategia

La fretta con cui tanti hanno intonato il requiem per Silvio Berlusconi sarà anche umanamente disgustosa, ma dal punto di vista politico è comprensibile: grillini e piddini ambiscono ai voti del partito del Cavaliere, mentre colonnelli, sergenti e caporali di ciò che resta della vecchia coalizione di centrodestra sognano di prendere il comando per provare poi a vincere la corsa verso palazzo Chigi. Purtroppo per loro, dovranno tutti aspettare. Ieri i medici del San Raffaele hanno concesso all' ex premier una modica quantità di telefonate: chi gli ha parlato lo ha trovato a posto con la voce, con la testa e con lo spirito. «Lucido, brillante e determinato a tornare in pista», assicura chi gli vuole bene. Non sarà vero al cento per cento, ma il livello d' allarme per la salute del fondatore di Forza Italia è comunque meno alto di quanto si pensasse qualche giorno fa e di quanto certuni sperino.

Appreso che la volontà di Berlusconi non è venuta meno, bisognerà vedere quali saranno i tempi di recupero dall' operazione che lo attende martedì. In altre parole, occorre capire se alla fine dell' estate potrà riprendere il partito in mano oppure no. La differenza è grande, non tanto perché ad ottobre c' è il referendum, ma perché nella primavera del 2017 è possibile che si vada a votare per le elezioni politiche: se Matteo Renzi perde il referendum, ha promesso che si dimette e dunque Sergio Mattarella potrebbe sciogliere le Camere; se Renzi vince, la tentazione di capitalizzare il successo chiamando gli italiani ai seggi potrebbe essere decisiva. In ogni caso bisognerà farsi trovare pronti. E prendere atto del fatto che, anche nella migliore delle ipotesi, il capo non potrà più strapazzarsi come prima.

Il grande accentratore dovrà gerarchizzare e delegare. Molte cose cambieranno. Perciò anche i più leali al Cavaliere si stanno attrezzando. A preoccupare, prima degli avversari, sono gli alleati. Se la legge elettorale varata in questa legislatura, l' Italicum, resterà così come è, i partiti che sostengono lo stesso candidato premier non si presenteranno in liste coalizzate tra loro, ma in una lista unica. Quindi dovranno sedersi a un tavolo non solo per scegliere il portabandiera da lanciare in direzione palazzo Chigi, ma anche per decidere i nomi da mettere nel listone. Un regolamento dei conti anticipato che sarà cruento e logorante. Per litigare con Matteo Salvini e Giorgia Meloni, a Forza Italia servirà dunque un uomo forte e legittimato e certo non è immaginabile che possa essere lo stesso Cavaliere: ammesso che desiderasse ancora praticare certi sport estremi, medici e familiari glielo impedirebbero. Toccherà allora a qualcun altro battere i pugni: lo si potrà chiamare coordinatore, segretario o in altro modo, ma una figura simile - al momento nemmeno prevista dallo statuto del partito - servirà e dovrà essere trovata entro l' anno.

Per capire come sceglierlo, il partito aspetta di vedere il responso dei chirurghi. Se Berlusconi potrà tornare operativo in tempi rapidi, inevitabilmente sarà lui stesso a scegliere un Giovanni Toti, una Mariastella Gelmini o un qualunque alter ego al quale affibbiare i compiti più pesanti. È l' ipotesi ritenuta più probabile.

Ma se dovesse uscire molto debilitato dall' operazione, cambierebbe tutto. Forza Italia non avrebbe altra scelta che provare a diventare un partito come gli altri, nel quale - fermo restando il presidente - il vertice è scelto in un congresso dove si contano le tessere. Un metodo discutibilissimo, ma la storia recente del Pd insegna che l' alternativa - le primarie con i seggi carichi di immigrati pagati dieci euro a voto - può essere peggiore. E per organizzare l' assise che dovrà eleggere il coordinatore servirà una struttura di reggenza provvisoria: un direttorio (composto da big come Paolo Romani, Renato Brunetta, Maurizio Gasparri, Mara Carfagna, Toti, Gelmini) o - in alternativa - un triumvirato con un esponente di Forza Italia del nord, uno del centro e uno del Mezzogiorno.

Cose mai viste nel partito del Cavaliere, ma che si renderebbero necessarie anche perché l' ipotesi della successione dinastica è tramontata sul serio: Marina Berlusconi è troppo impegnata a seguire due figli e una Mondadori che si sta ingrandendo, e il padre teme che impegnandosi in politica attiri l' ira delle procure.

Comunque venga scelto colui che dovrà surrogare Berlusconi, avrà il compito - quando sarà - di condurre le trattative preelettorali con gli altri partiti del centrodestra, inclusi i centristi e i «civici» come Corrado Passera e Alfio Marchini.
Per paradosso, trovare la quadra su un programma comune dovrebbe essere più facile: in materia di sicurezza, immigrazione e riforma del fisco mediante introduzione della flat tax, di fatto l' accordo già c' è. Quanto al candidato premier, non si escludono sorprese. Ma chi avrà dimostrato di saper gestire una coalizione simile sul territorio - Toti in Liguria, vedremo Stefano Parisi a Milano - partirà con un bel vantaggio sugli altri.

Fausto Carioti

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