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Candidato strigliato

La frustata di Vittorio Feltri a Parisi: "Quell'errore che non dovevi fare"

Vittorio Feltri e Stefano Parisi

Adesso che pare essersi placata la polemica gratuita su Mein Kampf, diffuso dal Giornale, incrementata da numerosi militi del politicamente corretto, vorremmo proporre alcune osservazioni. Il potere ha sempre cercato di censurare il pensiero - in qualsiasi modo espresso - contrario a chi comanda. Non ha mai gradito neppure le critiche. Figuriamoci se può tollerare la divulgazione del testo di Hitler, per altro rintracciabile nelle librerie, incluse quelle elettroniche.

Quindi non stupisce che la iniziativa di Alessandro Sallusti abbia suscitato tanto scalpore e scatenato l’indignazione di vari intellettuali veri o presunti, dei quali conosciamo la cecità. A costoro domandiamo con grazia: si sarebbero sollevati con furore qualora la Repubblica avesse distribuito il Libretto rosso di Mao, promotore della rivoluzione culturale cinese cui si attribuiscono più vittime di quante provocate dalle bombe atomiche in Giappone? Crediamo di no.

Anzi, avrebbero probabilmente salutato con favore la riedizione del capolavoro maoista, che a suo tempo abbagliò una massa di italiani al punto che nacquero dalle nostre parti gruppi di seguaci del Grande Timoniere e indefesso nuotatore. Anche il Corano e lo stesso Vecchio Testamento offrono pagine di concetti brutali che non hanno nulla da invidiare, per crudezza, alle teorie del dittatore tedesco. Ma nessuno si è sognato di impedirne copiose distribuzioni al pubblico.

Quanto a Stalin, che non era un povero tapino, ma si distinse in ammazzamenti seriali, chi lo ha messo all’indice allo scopo di silenziarne le idee nonché le opere? Se non ci si scandalizza per Mao, Maometto e Baffone, perché stracciarsi le vesti di fronte al Mein Kampf? Siamo al solito doppio pessimo che dimostra la malafede di coloro che si sono scagliati a testa bassa e a occhi chiusi contro il Giornale. Nei confronti del quale ha avuto parole dure perfino Stefano Parisi.

Il candidato del centrodestra a sindaco di Milano, travolto dal conformismo dilagante, ci si è adeguato unendo la propria voce al coro di invettive nei confronti del direttore della testata berlusconiana. Se egli immagina di guadagnare voti assumendo simili atteggiamenti, si sbaglia di grosso. Ma è ancora a tempo per vergognarsi e riparare all’errore di essersi mestamente accodato alla sinistra più becera.

di Vittorio Feltri

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Commenti all'articolo

  • imahfu

    17 Giugno 2016 - 09:09

    Qui l'ignoranza è i Feltri. Il Libretto Rosso lo volle Mao per far apprendere a leggere i milioni di contadini dell'epoca. Mein Kampf è particolare: è il segno di un hitlerismo (le doti mentali non erano del tutto corrette, quelle di Hitler) per la scomparsa fisica di una razza/reiigione

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  • francotala

    15 Giugno 2016 - 10:10

    Grande Vittorio, come sempre. Dille di andare a scuola serale e poi parlare i pensatori comunisti

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  • airbaltic

    15 Giugno 2016 - 00:12

    Parisi puo' spuntarla come Sindaco. Di esperti in politica estera e religioni ne abbiamo fin troppi.

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  • wilegio

    wilegio

    15 Giugno 2016 - 00:12

    Grandissimo Feltri! Io non compro il Mein Kampf col Giornale, semplicemente perché ce l'ho già.

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