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Durante l'intervento al cuore di Berlusconi

Nel giorno dell'intervento, la Rossi... Risse, accuse, dimissioni: è il caos

Maria Rosaria Rossi

Doveva essere una riunione di routine. Necessaria per approvare il bilancio consuntivo del 2015. E invece l’ufficio di presidenza di Forza Italia è stato più movimentato del previsto. Malgrado le raccomandazioni di Silvio Berlusconi ai suoi.

Quando la scorsa settimana il Cavaliere ha capito che quei dolori fisici non erano il sintomo di un semplice affaticamento, ma la spia di un problema più grave, ha chiamato a raccolta (telefonicamente) tutti i colonnelli, esortandoli ad andare avanti normalmente per dare continuità alla vita di partito. Ha dato disposizione che martedì, cioè ieri, si riunisse il vertice azzurro per le imcombenze del caso, nonostante già sapesse che lui nelle stesse ore sarebbe finito sotto i ferri. Ieri mattina l’operazione a cuore aperto eseguita al San Raffaele di Milano e riuscita con successo. Poi il ricovero in terapia intensiva, dove l’ex presidente del Consiglio dovrà rimanere, sedato, per non meno di 48 ore. In attesa del suo risveglio, Forza Italia deve auto-gestirsi.

E ieri sera è toccato a Sestino Giacomoni presiedere il vertice azzurro, convocato a Palazzo Grazioli per l’approvazione del rendiconto 2015. È lì che Forza Italia ha temporaneamente trovato la sua sede. Nell’appartamento-ufficio del presidente. Scelta obbligata, dopo l’abbandono di Palazzo Fiano, in piazza San Lorenzo in Lucina. Tremila e ottocento metri quadri di uffici, saloni e open space che Forza Italia non poteva più permettersi, dopo l’abolizione dei rimborsi pubblici ai partiti. E il rendiconto preparato dall’amministratrice azzurra Maria Rosaria Rossi altro non era che la narrazione di un anno orribile per Forza Italia. Finanziariamente parlando. Il licenziamento della quasi totalità dei dipendenti (erano 150, sono rimasti in due), i creditori che bussano alla porta vantando pretese milionarie, la difficoltà di armeggiare i nuovi meccanismi di finanziamento privato della politica, tra cene di fundraising che non decollano e l’impossibilità sopravvenuta di attingere direttamente dal portafoglio berlusconiano, come succedeva in passato.

La giornata è quella che è. Eppure l’onda emozionale legata allo stato di salute del leader non basta a svelenire le polemiche interne. Nonostante le raccomandazioni del capo, quello che dovrebbe essere soltanto un passaggio tecnico diventa argomento di scontro interno. Soprattutto quando una parte dei dirigenti azzurri, guidata dal capogruppo al Senato Paolo Romani, inizia a criticare i contenuti del rendiconto predisposto dalla Rossi minacciando di non votarlo. L’argomento è delicato. Perché, a causa dei conti in rosso, il partito ha scaricato varie voci di spesa sui gruppi parlamentari, che ancora mungono soldi pubblici attraverso le amministrazioni di Camera e Senato. Ma i gruppi parlamentari ricevono fondi in proporzione alla loro consistenza numerica. E Forza Italia, dall’inizio della legislatura, ha già patito tre scissioni.

Le critiche del capogruppo non sono solo contabili. Il documento fatto pervenire dalla Rossi (assente) conteneva anche una relazione politica. Fortemente osteggiata da Romani («Dove è la prospettiva di rilancio?»), e anche da Altero Matteoli («Mi sembra di assistere a una riunione di condominio!»). I due chiedono che la gestione amministrativa passi nelle mani di Alfonso Cefaliello, manager indicato da Silvio per mettere ordine nei conti azzurri. Alla fine si trova una mediazione, promossa da Gianfranco Miccichè. Viene approvata soltanto la parte analitica del rendiconto, mentre viene stralciato tutto il resto.

Non sono giorni facili per l’amministratrice forzista. Criticata dalla famiglia per il faticoso (e inutile) tour elettorale nel quale avrebbe coinvolto l’ex premier. E attaccata nel partito per la gestione esclusiva dell’agenda e delle telefonate del Cavaliere. Ieri la Rossi era al San Raffaele. Lunedì Maria Rosaria avrebbe messo le sue dimissioni nelle mani del presidente. Ottenendo però un rifiuto. Intanto perché a Berlusconi non sembrava quello il luogo né il momento opportuno. Eppoi, deve aver riflettuto Silvio, chi altro si prenderebbe la responsabilità di rappresentare legalmente un partito rincorso da creditori e da Tribunali del lavoro?

di Salvatore Dama

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Commenti all'articolo

  • elon

    15 Giugno 2016 - 08:08

    Questo è niente vedrete in seguito quello che succederà nel partito di plastica.

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    • exbiondo

      15 Giugno 2016 - 09:09

      partito di plastica era quello che si diceva prima che facesse il c.lo come una verza ad Occhetto e a quelli a seguire

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