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Berlusconi sotto i ferri

Pascale, lacrime di coccodrilla, il punto di vista di Libero

Pascale, lacrime di coccodrilla, il punto di vista di Libero

Certo non sarà -come maligna qualcuno in Forza Italia- «il Pianto della Vergine», la narrazione del più intimo dolore di Jacopone da Todi. C' è però qualcosa di ambiguo, d' inafferrabile, nel volto rigato di lacrime che Francesca Pascale ha dato in pasto ai flash dei fotografi, sporgendosi, con piglio un tantinello teatrale, da un balcone del San Raffaele.
I social network sono impazziti nell' interpretare il gesto dell' altra metà di Silvio, mentre Silvio combatteva con un' aorta sotto i ferri. Commozione autentica? Dolorosa distrazione? Marketing? Una teoria spiega che la Pascale passasse di lì per caso e che i fotografi, confusisi con le mura, siano spuntati all' improvviso e le abbiano teso un agguato. Il che non torna. Dal momento che sin da quando, giovanissima, faceva la soubrette nella campana Telecafone («Se mostri un po' la coscia si alza l' auditelle, se muovi il mandolino si alza l' auditelle, se abbassi la mutanda si alza l' auditelle», era il ritornello), per poi prodursi nelle sue sortite avvolta nello striscione «Silvio ci manchi»; be', diamine, di solito è la Pascale a tendere un agguato ai fotografi, non viceversa. Un' altra teoria racconta di una reazione automatica, inconscia, della bionda trentunenne napoletana: singhiozzo, mi giro e incespico, sempre per caso, in una mandria di fotografi. Che un po' come se il Papa litigasse con la perpetua al balcone di piazza San Pietro, di domenica, incidentalmente sopra la folla dell' Angelus. Non si capisce, insomma, nella Pascale, dove finisca il dramma umano e cominci la tragedia politica. Ma non è essenziale saperlo. Forse non lo sa nemmeno lei.
E oggi in molti pensano (compresa Marina Berlusconi, e i vecchi amici dell' ex Cavaliere, Confalonieri in testa: «Eh, avete visto le lacrime della Pascale...») che quelle lacrime, così fresche e ostentate, possano essere lacrime di coccodrillo. In fondo, non fu la Pascale a spingere il vecchio cuore del Capo oltre ostacoli sempre più ingombranti, verso i tour elettorali di Ostia a sostenere strenuamente Marchini, e verso i comizi nella sperduta Aversa roccaforte elettorale dal 4%? Non è stato forse il cerchio magico a stringersi come un cappio attorno alle «palpebre del cuore» di Silvio, mentre Pascale confondeva il ruolo di compagna con quello di segretaria in pectore di un partito già incasinato di suo? Solo nell' ultimo mese la fidanzata del Capo è riuscita a dare del «troglodita» a Salvini; della «raffinata fascista moderna» alla Meloni; dell' incapace ad Alfano («Perdere i cani poliziotto? Meglio perdere lui come ministro»). Prima ancora aveva spostato Silvio sulle posizioni gay friendly della legge Cirinnà.
Prima ancora si era scontrata con la ministra Marianna Madia e la cronista Beatrice Borromeo sulle metafore sessuali dietro l' uso spregiudicato del Calippo. E l' anno precedente, in piena crisi, aveva reso il barboncino Dudù, immerso nella sue crocchette scondite per mantenere il pelo morbido, più autorevole di Enrico Letta al vaglio della Merkel e del ministro Padoan immerso nei vincoli comunitari di bilancio messi insieme. Se non è strategia questa.
«Ero minorenne quando mi sono messa in testa di arrivare a Silvio Berlusconi», confessò Francesca a Vanity Fair. E la sua scalata ha sempre avuto un inevitabile cotè politico: consigliere di zona (88 voti nel suo quartiere, Posillipo: dicono che stia ancora cercando i franchi tiratori…). Consigliere comunale a Napoli. Mancata consigliera regionale a Milano (la bruciò sul tempo Nicole Minetti). E poi: ufficio stampa del partito e del sottosegretario, forzista, Francesco Giro. E consigliera regionale in Campania. E fidanzata ufficiale. Francesca è sempre stata, nella carriera, un bulldozer. Al limite, può rallentarla Dudù, o il blocco granitico dei valigioni Louis Vuitton che dissemina ad ogni spostamento.
Lontani i tempi dei condomini periferici di Fuorigrotta, di quando, per mantenersi all' università faceva la velina a Telecapri o di quando portava i caffè in una concessionaria d' auto, Franceschina, nel tempo, ha travolto, con il suo autoritarismo da Filumena Marturano, la vita di Silvio. I maligni sussurrano che l' abbia narcotizzata.
Non conta che al Capo non sfagiolino i suoi tatuaggi, la sua moto, la sua femminilità ad intermittenza. Conta che Pascale ne abbia issato il corpo come una bandiera; e l' abbia sventolato, con la complicità di Maria Rosaria Rossi e dei pochi frequentatori del «cerchio», al garrire d' un avvenire elettorale sovradimensionato rispetto alle aspirazioni del partito (anche se nessuno, a questo punto, ha ancora capito bene quali siano, le aspirazioni) .
Pascale ha smontato il vecchio leader pezzo dopo pezzo, con gentile spietatezza, con la stessa scansione dei piccoli ritocchini di chirurgia estetica con cui, oggi, lei stessa si presenta al mondo in tutto il suo fulgore. Un fulgore in questi giorni appannato dai singhiozzi, con la ragazza appesa al balcone del San Raffaele. Altro che pianto della Vergine...

Francesco Specchia

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Commenti all'articolo

  • er sola

    17 Giugno 2016 - 00:12

    Ha avuto tra le mani un sacco di donne belle e si perde con questa mezza tacca cafona.

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  • mbudotto

    16 Giugno 2016 - 07:07

    bravo Specchia,applausi,che dire in aggiunta :partito allo sbando totale,poi per te Silvio mi auguro ti svegli e diventi lo smemorato di cologno,pezzo del grande Fiorello sulla radio,ti svegli e non ricordi più nulla di niente.Tanto questa non sta con te perché sei giovane,alto e bello .ciao Silvio rimettiti

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  • patriziabellini

    16 Giugno 2016 - 01:01

    Direi che è cosa abituale quando si ha una preoccupazione o un dolore, affacciarsi ad una finestra con lo sguardo nel vuoto e magari piangere. Se poi quelle di Francesca Pascale siano lacrime di coccodrillo perché dovrebbe interessarci?

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  • profpietromelis

    16 Giugno 2016 - 00:12

    La bella di Sanluri indebolì Martino il giovane facendolo morire per consunzione. La Pascale come la bella di Sanluri

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