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Il bestiario

Pansa corrosivo su D'Alema e il Cav. "Li conosco benisissimo": e li distrugge

Giampaolo Pansa

Giampaolo Pansa

In quale Repubblica stiamo vivendo? Nella seconda, nella terza, nella quarta? Confesso di non saperlo. L' unica risposta certa che posso offrire ai lettori del Bestiario è che viviamo in una delle repubbliche che ci sembravano tramontate. Infatti i vip politici dei quali parliamo di continuo appartengono al passato. Li credevamo finiti, dimenticati dai loro elettori, consegnati ai libri di storia, soprattutto ai libracci e ai librettini. Si realizza così l' arcano un tempo citato a proposito di uno dei capi democristiani degli anni Settanta e Ottanta: Arnaldo Forlani. Di lui, che ci appariva immutabile persino nei gesti flemmatici, si diceva: Arnaldo è l' eterno ritorno del sempre uguale.

In questo giugno di elezioni turbolente, le cronache sono impegnate a raccontarci di un signore che, in teoria, non dovrebbe più calcare la scena politica. Se non altro per ragioni di età, dal momento che in settembre anche lui passerà la barriera degli ottant' anni. Parlo di Silvio Berlusconi, dal 1994 leader di un partito che a volte sembra esistere, a volte no: Forza Italia. Il Cav ha superato bene un delicato intervento chirurgico al cuore e sembra deciso a ritornare in pista. Per tentar di rimettere in piedi un potere che, a giudizio di molti, non ha più speranza di salvare.

I medici che lo assistono hanno cercato di vietarglielo, ma il Cav si è affidato a Dio e finora il Padreterno gli ha tenuto la mano sulla testa. Non solo: l' Onnipotente ha reso Silvio un essere umano che, nella sua odierna fragilità, risulta assai più simpatico di prima. Lo constato su me stesso. Ho scritto migliaia di articoli e qualche libro sulla voglia di potere del Berlusca, le sue manovre, gli intrighi che ha messo in atto. Ma adesso lo guardo con un occhio diverso. E mi sento un tantino dalla sua parte.

Non appena risvegliatosi dopo l' intervento, si è mostrato subito galante con l' infermiera catalana che l' aveva assistito durante la notte. Ne ha apprezzato l' avvenenza e, da vero «cumenda» milanese, le ha garantito un posto da velina a una televisione spagnola sulla quale ha influenza. Molti avranno ringhiato: il Berlusca è rimasto lo stesso sottaniere di prima.

Invece io mi sono scandalizzato per il loro scandalo. Un ottantenne appena operato non può apprezzare il profilo di una signora? Certo che può, se ha la forza di farlo. Non viviamo in un convento di frati dediti alla castità e alla preghiera.

E qui voglio dire qualcosa a proposito della compagna di Silvio, la giovane e bella Francesca Pascale. Un fotoreporter, più abile o più fortunato degli altri, l' ha ripresa mentre piangeva, affacciata a una finestra dell' Ospedale San Raffaele. Subito ne è nato un gran dibattito: erano lacrime vere o finte? Dichiaro di stare dalla parte della signorina Pascale. E dunque del Cavaliere. Un signore anziano non ha il diritto di accompagnarsi a una ragazza che potrebbe essere sua figlia? Ma allora non conoscete come è fatto il mondo. E non soltanto quello di oggi.

Comunque il politico Berlusconi ha già pagato la sua passione per le fanciulle. E si è dato la zappa sui piedi. Però sono fatti suoi. Non ho mai votato per lui, tuttavia gli riconosco il diritto di preferire le trentenni alle ottantenni. I gusti sono gusti. Piuttosto stiamo attenti a come si muoverà il Cav quando si sarà ristabilito. Se il Padreterno continuerà ad assisterlo, ce ne farà vedere delle belle.

Potremmo dire lo stesso di un altro superstite delle vecchie repubbliche: Massimo D' Alema. In questi giorni si è messo nei guai per aver dichiarato che nelle comunali di Roma lui non voterà il candidato del suo partito, Roberto Giachetti, bensì la grillina Virginia Raggi. Max ha sempre smentito di aver detto questa eresia, emersa dopo un articolo di Goffredo De Marchis, apparso su Repubblica. Dico subito che io credo a De Marchis, un collega sempre informato e scrupoloso. Non a D' Alema. E il perché adesso ve lo spiego.

Conosco Max da molti anni, nel senso che l' ho descritto in tantissimi articoli, a volte criticandolo, altre volte difendendolo. Nel 1994, quando venne eletto segretario del suo partito, allora era il Pds, gli consigliai di guardarsi soprattutto da un avversario pericoloso: il proprio pessimo carattere.

Com' era fatale, lui non mise le briglie al vero D' Alema che stava nascosto dentro di sé. E commise parecchi errori. Due anni dopo, era il settembre 1996 e a Palazzo Chigi stava Romano Prodi, lo vidi su Canale 5 di Mediaset. Duettava con il suo intervistatore preferito, Maurizio Costanzo, su un tema delicato: le intercettazioni telefoniche e i magistrati. Mi sembrò di sentir parlare il Cavaliere. E in un mio Bestiario che allora usciva sull' Espresso inventai il personaggio di Dalemoni, un incrocio fra lui e Berlusconi. D' Alema mi replicò con asprezza, ma era inevitabile che lo facesse.

In realtà il vero tallone d' Achille di Max era, e forse lo è ancora, il suo sarcasmo. In fondo lo considero una qualità che a molti politici nostrani mancava e manca. Ma se gli capitava di fiocinare qualcuno della sua stessa area, si vedeva costretto a smentire le proprie parole. Un giorno chiacchierando con il direttore dell' Espresso, Claudio Rinaldi, e con me, parlando del sottoscritto mi scolpì con una risata: «Pansa è un bravo giornalista, ma non capisce un cazzo di politica. In Italia c' è uno solo che ne capisce meno di lui: è Romano Prodi».

Qualche tempo dopo, dipinse Prodi e Walter Veltroni con l' acido prussico: «I due flaccidi imbroglioni di Palazzo Chigi». Rinaldi e io lo ascoltammo ridendo. Ma in una lettera all' Espresso D' Alema smentì di averlo detto.

La storia del mondo corre e lo stesso succede nella nostra piccola Italia di oggi. Ma D' Alema, che in aprile compirà 67 anni, è rimasto sempre lo stesso. Confesso che mi piace proprio per la sua marmorea incapacità di cambiare. La propria autostima è enorme. E quando sbaglia, si castiga da solo. Lo conferma un episodio che pochi ricordano.

Nell' aprile del 2000, stava a Palazzo Chigi. Erano previste le elezioni regionali e lui azzardò una previsione: «Conquisteremo otto regioni e il Polo di Berlusconi tre». I risultati gli diedero torto. Il Cav vinse in otto regioni, il centro sinistra in sette. Qualunque premier avrebbe fatto finta di nulla. Invece Max si dimise all' istante, lasciando Palazzo Chigi a un governo capeggiato da Giuliano Amato.

Altri tempi, altri politici. Oggi le dimissioni non sono più di moda. Il look del 2016 prevede appena il cambio della casacca. Soltanto Matteo Renzi osa dichiarare che lascerà la vita politica se perderà il referendum sulla riforma costituzionale. Non resta che aspettare e vedere. Nessuno ci garantisce che anche il monarca gigliato non seguirà i consigli di un esperto di travestimenti, il Denis Verdini. Un signore dalla super faccia tosta al quale i medici del San Raffaele hanno saggiamente vietato di visitare il Cav in attesa dell' intervento.

E visto che siamo alla vigilia di una battaglia politica importante, dichiarerò ai lettori del Bestiario come voterei io. Se vivessi a Torino, sceglierei Piero Fassino. A Milano Stefano Parisi. A Roma, messo fuori gioco Alfio Marchini, voterei Virginia Raggi. A Napoli Gianni Lettieri. Ma per fortuna vivo in un piccolo paradiso dove non si vota per il sindaco. Buona domenica elettorale a tutti.

Giampaolo Pansa

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