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Intervista a Libero

LA RAMANZINA Toti le suona a Berlusconi: l'errore più grande del Cav

LA RAMANZINA Toti le suona a Berlusconi: l'errore più grande del Cav

«Per il centrodestra è il momento della maturità. È ora di dimostrare che la sua classe dirigente è diventata maggiorenne».

Che intende dire, Giovanni Toti?
«Basta beccarsi tra alleati: vinciamo se ogni organo ha la sua funzione. Ma soprattutto basta cercare papi stranieri. La ricerca dell' uomo della Provvidenza ha lasciato a desiderare. A Roma è stata disastrosa».

E a Milano? In fondo Stefano Parisi era un possibile «papa straniero»...
«Parisi è stato un ottimo candidato: ha perso per un pugno di voti, si è reso protagonista di una rincorsa insperata...».

C'è un però?
«Però neanche a Milano, rispetto ai voti di lista, c' è stato un particolare valore aggiunto di un candidato proveniente dall' esterno dei partiti».

Toti è il presidente della Regione Liguria ed è considerato uno degli uomini più vicini a Silvio Berlusconi, di cui è consigliere politico. Per lui l' esito dei ballottaggi, che hanno escluso il centrodestra dal governo di tutte le grandi città, certifica che per la coalizione la strada da imboccare per ripartire è obbligata. «Primo: un centrodestra che non comprenda la Lega è impossibile per l' aritmetica, prima ancora che per la politica. Secondo: quando c' è un esponente dei partiti potabile per il nostro elettorato, fresco e capace, non è detto che debba abdicare rispetto a una figura della società civile».

Fatto sta che il centrodestra perde non solo quando è diviso, ma anche quando è unito. Milano docet.
«Le sconfitte di Milano e Roma sono molto diverse. Qualitativamente e quantitativamente. E poi uniti abbiamo vinto a Savona, Novara, Pordenone, Trieste e Grosseto. La spaccatura della coalizione comporta una sconfitta certa; l' unità è garanzia quantomeno di competitività».

Ma nelle grandi città è andata male.
«Sala a Milano ha vinto per un soffio. Parisi ha fatto fino in fondo il suo lavoro. Occorre interrogarsi, piuttosto, sul fatto che non sempre l' uomo della Provvidenza rappresenta realmente un valore aggiunto. A Milano, o altrove, avrebbero fatto un' ottima figura anche esponenti della nostra classe dirigente. I tecnici non godono di tanta simpatia da parte dei nostri elettori, che preferiscono sì figure nuove, ma che si gettano nella lotta politica. E non penso solo a esponenti di Forza Italia».

Il modello vincente è quello di una coalizione unita con un candidato espressione delle forze politiche?
«Dobbiamo partire sempre da una coalizione che stia insieme, che valorizzi e faccia tesoro delle proprie differenze. Dopodiché, i candidati non devono per forza provenire dal centro della coalizione. Lucia Borgonzoni, a Bologna, ne è l' esempio. Laddove il Pd normalmente vinceva al primo turno, lei, esponente della Lega, semplice consigliere comunale, ha preso il 45% dei consensi».

Lei è un dirigente di primo piano di Fi. Come è possibile che nessuno si sia accorto della scelta suicida, a Roma, di dividersi tra due candidati?
«Ho detto subito al presidente Berlusconi che non condividevo la scelta di Alfio Marchini. Bisognava convergere su Giorgia Meloni, leader di un partito con il quale siamo alleati in tutta Italia. Hanno prevalso logiche tipicamente romane, la guerra tra correnti e vecchie rivalità personali. Ma ora basta».

E come? Con le primarie?
«Con le regole per evitare effetti distruttivi in caso di controversie. Agli alleati dico: apriamo un tavolo il prima possibile per elaborare una piattaforma politica comune e un meccanismo di selezione della nostra classe dirigente. Insieme. Come coalizione abbiamo una chance per essere il primo o il secondo polo di questo Paese; separati diventiamo irrilevanti».

È vero che con la Lega c' è già un accordo per introdurre le primarie?
«Escludo che ci sia un accordo scritto. Però è giunto il momento di non deludere ulteriormente i nostri elettori, che ci vedono alternativi a Matteo Renzi. Il voto lo dimostra: quando hanno dovuto scegliere tra i candidati del Pd e quelli del M5s, hanno punito Renzi votando i grillini».

Ma non viceversa.
«Non è vero. A Savona la nostra candidata, Ilaria Caprioglio, avrebbe perso se gli elettori grillini non l' avessero votata. E così è successo a Grosseto, Pordenone e Trieste».

A Milano non è andata così.
«A Milano i grillini non erano determinanti. È stata decisiva l' astensione. Il dato significativo, comunque, è un altro».

Quale?
«Il voto ha mostrato che la presunta simpatia di una parte dell' elettorato di centrodestra per Renzi è finita. La finestra si è chiusa. I nostri elettori hanno scartato Renzi al punto da preferirgli l' incognita M5s. Un antipasto di quello che accadrà al referendum costituzionale».

di Tommaso Montesano

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Commenti all'articolo

  • veneziano49

    22 Giugno 2016 - 23:11

    Toti ha letto la mia mail sulle lettere di Libero e ha preso coraggio . Infatti dicevo che a Roma Berlusconi non ha permesso che Toti facesse il buon lavoro della Liguria perchè .: 1-odia chi si dimostra meglio di lui 2-ha cercato due candidati deboli,Bertolaso e Marchini , pur sapendolo dalla Ghisleri.solo per boicottare la Meloni e Salvini . Marchini ha perso e così il suo sponsor

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  • placidoolivieri

    21 Giugno 2016 - 17:05

    E meno male. Il giorno in cui ascolterà i suoi consigli scomparirà definitivamente dalla scena politica.

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  • mauriziobenito

    21 Giugno 2016 - 16:04

    RESETTARE TUTTI I PARTITI DI CENTRODESTRA E FARE UN FRONTE UNICO...UN FRONTE NAZIONALE CON UN PROGRAMMA UNICO. IL LEADER DEVE ESSERE UNA DONNA. IL FUTURO E' FEMMINILE.

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  • oenne

    21 Giugno 2016 - 15:03

    nick2 _ conosciuto come kufu"" die arabe"" _una domanda ... vivi ancora in hotel ?? suvvia é ora che ti cerchi un lavoro adatto alla tua meshina personalità_ facci sapere .............

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