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Riforma banche popolari

De Benedetti mette nei guai Renzi. Occhio: il premier finisce in procura

Carlo De Benedetti

Matteo Renzi in Procura a Roma. Il presidente del consiglio è stato sentito come persona informata sui fatti nell’ambito di un’inchiesta su un presunto insider trading che ci sarebbe stato nel 2015, prima del decreto del governo che ha trasformato le banche popolari in società per azioni. A rivelare la prima parte della storia era stato Nicola Porro su Il Giornale: Carlo De Benedetti, fondatore e presidente onorario di Cofide, gruppo attivo anche nell’editoria con L'Espresso e La Repubblica, in alcune telefonate con gli intermediari usati dalla società di investimento del suo gruppo, la Romed, “chiederebbe direttamente di investire in Popolari”.

All’epoca delle telefonate contestate, il decreto del governo ancora non c’era. Ma l’ingegnere avrebbe sostenuto di essere stato informato, tra gli altri, “anche da ambienti vicini a Bankitalia” che sarebbe accaduto per certo ciò di cui si rumoreggiava sui mercati: arriverà presto la trasformazione delle popolari. In realtà, stamattina Il Fatto Quotidiano ha rivelato che le fonti istituzionali non sarebbero “vicine alla Banca d’Italia” ma a Palazzo Chigi. Sempre l’ingegnere De Benedetti, in una telefonata con il suo intermediario per gli acquisti azionari, avrebbe indirettamente tirato in ballo il presidente del consiglio come fonte di rivelazioni relative a notizie utili per fare investimenti in Borsa. E così, i magistrati romani sono andati, nelle settimane scorse, a bussare a Palazzo Chigi. Il verbale di Renzi è stato secretato.

Le indagini, di cui è titolare il pm romano Stefano Pesci, sono partite da una segnalazione della Consob. L’11 febbraio 2015, Giuseppe Vegas, presidente della Consob, udito alla Camera dei deputati ha spiegato il suo sospetto: “La Consob ha monitorato con particolare attenzione l'andamento delle azioni delle banche popolari a partire dall'emersione dei primi rumors sulla riforma, (...) le analisi effettuate hanno rilevato la presenza di alcuni intermediari con un'operatività potenzialmente anomala, in grado di generare margini di profitto, sia pur in un contesto di flessione generale dei corsi. Si tratta, in particolare, di soggetti che hanno effettuato acquisti prima del 16 gennaio, eventualmente accompagnati da vendite nella settimana successiva”. E proprio al 16 gennaio risalgono gli ordini telefonici di De Benedetti inclusi nel fascicolo della Procura di Roma. E proprio su queste telefonate la Procura ha chiesto chiarimenti a Renzi.

Nel corso delle indagini però i magistrati non sono riusciti a verificare chi abbia commesso l’ipotetico reato di insider trading. L’ingegnere De Benedetti ha dichiarato che non c’è stato “nessun abuso di informazione privilegiata da parte della Romed” e che “per quanto riguarda le banche popolari, le discussioni e le indiscrezioni relative a una possibile riforma erano di pubblico dominio già diverso tempo prima dell'approvazione del decreto”. La tesi del patron del gruppo Espresso, della non segretezza delle informazioni in ipotesi ricevute dal “Palazzo”, sembra essere suffragata dalla rassegna stampa di allora: le informazioni che l’ingegnere riferisce in quelle sue telefonate di avere avuto da fonti istituzionali erano sensibili ma non riservate perché circolavano sulla stampa. La procura sta proseguendo le indagini, ma, in assenza di riscontri, l'inchiesta potrebbe concludersi con l'archiviazione.

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Commenti all'articolo

  • Bolinastretta

    24 Giugno 2016 - 14:02

    perché buttate i nostri soldi in inutili indagini che tutti sappiamo già come vanno a fnire???????? porcaputttt

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