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Eterno duello

Bossi-Salvini, altra lite furibonda. Grane padane: lo scambio atomico

Lega al veleno: lite furiosa tra Bossi e Salvini, se le dicono di tutti i colori

Esultano Matteo Salvini e Giorgia Meloni, che oggi si ritroveranno a Parma per discutere di «nuovo centrodestra»: l'addio della Gran Bretagna all'Unione europea manda in secondo piano i risultati delle recenti amministrative e ridà fiato a Lega e Fratelli d'Italia. L' urlo di battaglia è «ora Renxit», per intendere che adesso serve secedere dal Pd del Rottamatore.
Salvini si spella le mani per David Cameron («lo stimo») e spiega che l' esito del referendum di Londra è uno schiaffone «a Monti, Napolitano, Renzi». Gongola quando rimbalzano, da Parigi, le parole della sua alleata Marine Le Pen: «Dopo la Brexit, tocca a noi francesi».
Salta su la Meloni: «Le istituzioni europee vengano restituite alla gente e tolte dalla proprietà dei comitati d' affari!». Frasi che indignano Gianfranco Fini, il quale attacca la «notte fonda della destra europeista».
Salvini rilancia: «Provo invidia per gli inglesi che possono votare», e annuncia di voler cambiare la Costituzione «per permettere agli italiani di esprimersi» sui trattati internazionali. Con la scelta della Gran Bretagna, Salvini e la Meloni riprendono coraggio e tornano a discutere anche di politica interna. Invocano le primarie di coalizione per rimettere ordine nella pattuglia degli aspiranti rivali del Pd e del M5S. Un messaggio a Silvio Berlusconi, che peraltro a Bruxelles va a braccetto con Angela Merkel. D' altronde «gli altri annullano le direzioni per lutto, mentre noi lavoriamo» tuona Salvini riferendosi al Pd che ieri ha cancellato il vertice del partito.
In effetti, la Lega ha rispettato la sua agenda come se nulla fosse. E dopo aver brindato alla Brexit, Salvini s' è chiuso in via Bellerio per un delicatissimo federale post-voto.

C' erano tutti i massimi dirigenti, Umberto Bossi compreso, a eccezione del leader lombardo Paolo Grimoldi bloccato dalla febbre.
Proprio Bossi e Grimoldi sono stati tra i più critici nelle analisi del post-amministrative. Il Senatur ha scaricato la colpa dei ko di Milano e Varese su Salvini, mentre Grimoldi ha auspicato un ritorno della «Lega sindacato del territorio».
Salvini s' è subito rivolto all' Umberto. Il botta e risposta viene raccontato così. Salvini: «Se vuoi fare un congresso o fondare un altro partito con i reduci fai pure, ma io non voglio essere il segretario dei reduci». E Bossi: «Tu devi dare la linea ma sei contemporaneamente segretario della Lega e presidente di Noi con Salvini. Così non va, serve un congresso».
Salvini: «Quando il leader eri tu, io non mi sono mai permesso di contestare le tue decisioni. Ho le idee chiare su cosa fare, ma non posso sempre guardarmi le spalle perché qualche leghista mi rema contro».
Bossi: «Torna a parlare di indipendenza».
Salvini: «Quando parlavamo di indipendenza erano i tempi di Belsito e Renzo Bossi».
Bossi: «Sono stato vittima di attacchi interni, infatti fanno fatica a fare il processo perché mancano elementi».
Lo scambio di opinioni, raccontano i presenti, è comunue andato in scena con toni amichevoli. Ed è stato risolto dalla scelta di tutti i presenti, che all' unanimità hanno concesso a Salvini il pieno mandato «politico, organizzativo e amministrativo» per guidare il Carroccio. Certo, Roberto Maroni ha spiegato che le obiezioni di Grimoldi sulla Lega «sindacato del territorio» sono «condivisibili», ma poi il discorso è subito scivolato su un altro tema. Spinoso. Chi è stato espulso dalla Lega, s' è detto al federale, non potrà continuare a lavorare per il partito, mentre tutti i leader regionali (nazionali, nel vocabolario leghista) dovranno presentare una lista di almeno cinque ribelli che saranno allontanati con effetto immediato. L' obiettivo di Salvini è azzerare le polemiche e dare un segnale: la pazienza è finita.
«Il vecchio concetto di centrodestra è morto» ha poi spiegato Salvini. «Purtroppo, se si parla di centrodestra gli elettori pensano subito a Berlusconi» gli ha dato ragione Luca Zaia. Quindi serve dare una sterzata, con alcuni colonnelli che hanno suggerito a Salvini di cambiare strategia per il Sud. All' avvocato varesino Andrea Mascetti, la Lega ha poi affidato le chiavi di un gruppo di lavoro per elaborare strategie su federalismo, autonomia locali e rapporti con l' Europa. «Sarà di altissimo livello» promettono in via Bellerio, desiderosi di rispolverare gli insegnamenti di alcuni totem dell' autonomia padana come Gianfranco Miglio e Gilberto Oneto.

di Matteo Pandini

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Commenti all'articolo

  • luigin54

    06 Agosto 2016 - 08:08

    CARO BOSSI ( si fa x dire) bisognerebbe imparare a far silenzio visto che lei è stato uno dei primi LADRI del NORD. un pò di umiltà e vergogna non le farebbe male . e ringrazi chi le ha lasciato la sedia in parlamento fosse stato x me l'avrei cacciata a calci nel culo, lei ed i suoi figli.

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  • carlozani

    26 Giugno 2016 - 08:08

    Bossi ha fondato la Lega ,ora dopo i soldi del partito dati al figlio oltre l'età ,si metta in disparte come deve fare Berlusconi.

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  • francesco assumma

    25 Giugno 2016 - 22:10

    Bossi hai toppato di brutto forse non tu personalmente ma quello che è emerso durante la tua segreteria è imperdonabile! Se non sbaglio era il tuo motto. " C'è lo duro " invece è moscio più di quello che ha oltre 75 anni senza viagra. Lascia lavorare chi sta gestendo il partito in questo momento che sta ottenendo dei risultati lusinghieri. Tirati la barca all'asciutto perchè non è più ca.. tuo!!

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  • colombinitullo

    25 Giugno 2016 - 19:07

    Bossi ritirati che hai fatto il tuo tempo e, ultimamente, non proprio bene.

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