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Toti intervistato da Pietro Senaldi: "Io, Silvio, Confalonieri e l'erede del Cav"

Toti intervistato da Pietro Senaldi: "Io, Silvio, Confalonieri e l'erede del Cav"

Ci diamo del «tu»? 
«Sì certo, fra colleghi…». 
Colleghi? Allora è vero che ti sei pentito di essere passato dall’altra parte della barricata? 
«Non mi sono pentito affatto».  
Eri direttore di Tg4 e Studio Aperto, chi te l’ha fatto fare di mollare? 
«Nel giornalismo ho fatto tanto in poco tempo, era il momento». 
Il segreto della tua carriera? 
«Diciamo che non ho una grande passione per le ferie». 
Sei entrato a Mediaset che era al top, con Forza Italia hai scelto un’azienda al tramonto... 
«Forza Italia non è un’azienda, e non è affatto al tramonto. La vita è fatta di sfide. Io sono convinto che gli elettori di centrodestra in questo Paese esistano ancora e siano la maggioranza; quindi, per usare dei termini aziendali, Forza Italia ha ancora molto mercato». 
Ma se le cambierete pure nome? 
«Mi sembrerebbe sciocco farlo. Forza Italia è un bel nome e il brand è molto radicato».  
Che ne sarà del partito? 
«Sta vivendo una fase un po’ pirandelliana, tra il così è se vi pare e i sei personaggi in cerca d’autore». 
I sondaggi vi danno all’11%: qual è il vostro reale stato di salute? 
«Dipende. Siamo un partito che se vuol farsi male, ci riesce benissimo, come si è visto a Roma e a Torino, dove abbiamo raccolto il 4%. Se invece si fanno le scelte giuste, quelle che ci chiede l’elettorato, come a Milano o in molti altri capoluoghi, si arriva al 20%». 
Ma che modello vincente può essere Milano? Lì avete perso. 
«Di poco. E partivamo molto indietro. Parisi ha fatto una gran bella corsa anche se non scevra di errori. E altrove, come a Savona, Grosseto, Trieste, Pordenone, Cosenza, Novara e in altri capoluoghi abbiamo vinto. Solo aggregandoci possiamo essere competitivi». 
Mi delinei i confini di questa aggregazione? 
«Forza Italia, Lega, Fratelli d’Italia, più qualche ex che adesso sta dall’altra parte o che ha già cominciato a ripensare alla sua posizione». 
Un ritorno dei traditori? 
«Non traditori, persone che si sono trovate un contenitore di riflessione in attesa degli eventi». 
Pensi ad Alfano? 
«Non solo. Quanto può continuare a fare la stampella del Pd un partito che si chiama Nuovo Centrodestra? Siamo in presenza di un ossimoro». 
Da quelle parti però non sono tutti d’accordo... 
«Dentro Ncd è in corso un travaglio, con almeno cinque posizioni a spartirsi il 2% dei consensi. Forse si divideranno. Gli ambiziosi torneranno nel centrodestra. Chi cerca strapuntini abbraccerà il renzismo definitivamente».  
È riapparso Tremonti... 
«Persona di grande talento ma che ha fatto anche grossi guai». 
Specie nel 2011, prima della destituzione di Berlusconi? 
«Forse ha coltivato le proprie personali ambizioni in un momento inopportuno. Io non ho rancori, allora raccontavo solo gli eventi, ma comunque Tremonti appartiene al passato, e poi ha un pessimo carattere». 
Per me alla fine Salvini e Meloni vi mollano e corrono da soli. 
«Non credo, perché la Lega e Fdi hanno nel dna una vocazione governativa. Guarda in Lombardia, Veneto, nella mia Liguria. Salvini ha usato la Le Pen e il populismo per aumentare i voti, ma governare interessa al suo partito». 
Però se si lega a voi non sarà mai il capo della coalizione. 
«E chi lo dice? Basta che il suo partito ottenga più consensi». 
Pensi sia possibile? 
«È improbabile, ma la mia è un’analisi di risultati non di valori. Sono amico di Matteo, e proprio perché lo stimo penso che non romperà, condannandosi all’irrilevanza». 
Con Berlusconi però Salvini proprio non ha dialogo. 
«La penso come Adam Smith: non mi aspetto il pane buono per la benevolenza del fornaio ma perché è suo interesse farlo buono. Salvini ha interesse a non rompere». 
Perché ne sei così convinto? 
«Giro l’Italia, ogni weekend una città diversa, con dirigenti di tutti i partiti di coalizione, e mi accorgo che la gente non ci percepisce come esponenti di Forza Italia ma del centrodestra largamente inteso. Sono più avanti i nostri elettori delle nostre forze politiche». 
Se non Salvini, chi sarà il capo? 
«Credo che il baricentro della coalizione sarà il fronte moderato». 
Tu hai una popolarità superiore a quella del partito: come mai? 
«Il mio ingresso in politica è recente, sono ancora percepito come una faccia nuova, e in questi tempi di rigetto per la casta conta molto. In più sono una figura aggregante e credo anche mi porti molta simpatia la mia vicinanza a Berlusconi. Sono percepito in sintonia con il Cavaliere». 
Ammettilo, il capo vuoi farlo tu? 
«Per nulla. Forza Italia ha una classe dirigente migliore di quella del Pd. Potenziali leader ce ne sono tanti ed è meglio così. Ognuno, me compreso, può coltivare le proprie ambizioni. Preferisco avere intorno competitori validi piuttosto che il deserto». 
Quindi il capo non è Berlusconi? 
«Berlusconi è più del capo. È il fondatore, è il dna di Forza Italia». 
Dici così perché si mormora che sia arrabbiato con te. Sei accusato di esserti allargato troppo, è così? 
«Mi sono allargato, ma come taglia di pantaloni, perché mangio male visto la vita che faccio. Con Berlusconi invece, nessun problema, sa che gli sono legato umanamente e leale politicamente. Ma per essere davvero leali bisogna dirgli le cose come si vedono, anche se non sono piacevoli. Di adulatori ce ne sono fin troppi e spesso hanno fatto troppi danni». 
Quale ruolo pensi che avrà il Cavaliere in futuro? 
«Quello che deciderà di avere. E certamente quello di leader del nostro partito. Parlarne è un puro esercizio retorico perché il tema non è la leadership di Forza Italia, che resta indiscutibile, ma cosa sarà del centrodestra e quale sarà il futuro assetto della coalizione». 
Sei andato a trovare Berlusconi in ospedale?  
«No, l’operazione che ha subito non è uno scherzo e abbiamo scelto tutti di lasciarlo tranquillo. L’ho sentito più volte». 
Sta scegliendo l’erede politico? 
«Nei partiti le designazioni dall’alto non hanno senso». 
E come verrà fuori allora il prossimo candidato premier? 
«Con gli alleati dobbiamo scrivere uno statuto della federazione del centrodestra con regole precise sulle modalità di scelta e applicarle». 
Però il partito il Cavaliere lo sta ribaltando: è tornata a comandare l’azienda? 
«Ha sostituito il tesoriere nominando il senatore Messina, vicepresidente di Mediolanum ed ex uomo dei conti Fininvest ma non è un ribaltone. Il tesoriere è da sempre persona di estrema fiducia del presidente, lo era anche la Rossi, che è passata a un nuovo incarico ugualmente di fiducia». 
È tornato alla ribalta anche Gianni Letta, e perfino Valentino Valentini: siamo alla restaurazione? 
«Non direi così». 
Al commissariamento allora? 
«Neppure. Forza Italia vive un momento di riflessione e affida i ruoli chiave a persone di fiducia capaci di garantire serenità a tutto l’ambiente». 
Il cerchio magico è morto? 
«Ma è mai esistito?». 
A me pare di sì... 
«Allora ne sono esistiti tanti. In questi 22 anni si sono alternate più di una volta le persone che ne hanno fatto parte». 
Questo lo ha spazzato Marina? 
«Non lo so. Certo lei, da figlia e primogenita, si è subito caricata sulle spalle la situazione del padre in ospedale». 
C’è lei dietro le nuove nomine nel partito? 
«Non escludo che abbia consigliato il padre di affidare Forza Italia ai personaggi di garanzia di cui parlavamo prima, ma non posso confermartelo perché non c’ero».  
Confalonieri spinge per un ritorno al Nazareno. Andrà così? 
«Assolutamente no. Confalonieri, a cui peraltro devo molto della mia carriera, è uomo totalmente d’azienda e come tale fa anche il nobile lavoro del lobbying, che significa soprattutto avere buoni rapporti con il governo. Ma il partito è altro dall’azienda, il mondo berlusconiano è molto ordinato in questo e i campi sono diversi». 
Sei in contrasto quindi? 
«Abbiamo cenato insieme l’altra sera e ti garantisco che io e Confalonieri non siamo assolutamente in contrasto, anzi ci confrontiamo spesso nei nostri rispettivi ruoli. Lui, da grande amante della musica, è polifonico, e come tale è sempre da interpretare». 
Quanto durerà il governo? 
«L’esperienza di governo è già finita, per quanto possa ancora durare. Renzi ha fallito». 
Ma come, non cambierete insieme la legge elettorale?
«Renzi non cambierà l’Italicum perché significherebbe dare un vantaggio alla sinistra del Pd e lui non è un mediatore, è uno dei suoi difetti». 
È vero che Berlusconi si è infatuato di Di Maio? 
«Ricostruzioni giornalistiche. Di Maio è la faccia istituzionale di Cinquestelle e forse il Cavaliere ne ha una certa stima, ma finisce qui». 
Però i vostri elettori lo votano... 
«Al ballottaggio, qualcuno». 
Non sarà perché lui si è tagliato lo stipendio? 
«Sarà anche per questo ma il taglio degli stipendi è pura demagogia. Bisogna stare attenti all’eccesso di anti-casta. In Liguria ho il problema inverso: non posso permettermi collaboratori validi che potrebbero darmi una mano su parecchi fronti, soprattutto a risparmiare. Nel lungo periodo quindi il sentimento anti-casta ha effetti negativi. Il vero rivoluzionario sono io in Liguria non i sindaci grillini».
Non ne hai l’aspetto... 
«Forse, però abbiamo tolto il bollo auto per cinque anni alle auto verdi, ho tagliato l’Irap alle aziende che investono, ho diminuito l’Iva dal 22 al 10% alle barche che ormeggeranno in Liguria quest’estate e ho varato un piano casa che permette a certe condizioni di aumentare i metri quadri e non ultima la questione dei rifiuti dopo anni di inerzia degli ambientalisti di sinistra». 
Che ne pensi dell’asse anti-Europa Cinquestelle-Lega-Meloni? 
«Non mi sembra che siano partiti fatti per dialogare». 
E della Brexit cosa pensi? 
«Che può avere effetti positivi, come tutti gli choc. La Gran Bretagna è la patria della democrazia e non bisogna mai sottovalutarla quando si esprime. Il voto inglese ci ha detto che il re, l’Europa, è nudo». 
L’Europa o la Merkel? 
«L’Europa, quindi in particolare la Merkel e i Paesi suoi alleati». 
E la Merkel ha capito la lezione? 
«Sicuramente l’ha capita, non so però quanto voglia tenerla in conto visto che stare a sentire l’urlo di dolore dell’Europa non le conviene». 
Anche gli italiani possono votare un’uscita dall’Europa? 
«Gli italiani sono stanchi dell’Europa e nutrono un profondo rancore verso Bruxelles. Ma in tema di soldi siamo prudenti. Non credo voterebbero per l’uscita». 
Una cosa che ti divide da Salvini? 
«Da ex europarlamentare ho toccato con mano lo strapotere degli euroburocrati e quanto poco sia tenuto in conto a Bruxelles il sentimento delle popolazioni. Ma sono anche realista. Prima di uscire dall’Europa e dall’euro, cosa che non sarebbe indolore, la politica deve fare uno sforzo in più per cercare di cambiare l’Europa, uscirne non sarebbe una vittoria per nessuno ma una sconfitta collettiva di tante generazioni che ci hanno creduto».


di Pietro Senaldi 
@PSenaldi

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Commenti all'articolo

  • placidoolivieri

    04 Luglio 2016 - 20:08

    toti mi sembra il settimo personaggio in cerca d’autore.

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    • Garrotato

      05 Luglio 2016 - 08:08

      Può anche darsi. Ma fra i tanti che si danno arie da primadonna e perdono regolarmente, Toti è uno che lavora e sa quello che sta facendo. Non per niente dà fastidio a qualcuno, che cerca di esorcizzarlo con battutine e sfottò ("il nulla", "l'orso Yoghi")... Ahahah. A dispetto di questi, di Toti credo che si parlerà un bel po'.

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