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L'intervista di Pietro Senaldi

"Fateci vincere e usciamo dall'euro". Roberto Calderoli: "Ecco il piano e i tempi"

Roberto Calderoli

Allora siamo proprio un popolo di razzisti?
«Non direi proprio. Al contrario, siamo un popolo di discriminati».

Ma se ammazziamo a pugni gli immigrati?
«Quello di Fermo è un episodio singolo. E al di là del fatto che è sempre da condannare un insulto nonché una reazione violenta, ancor più quando questa può portare alla morte di un essere umano, va condannato. Anche se la vicenda va chiarita fino in fondo, perché dalle risultanze dell’autopsia e dalle prime testimonianze sembrerebbe di trovarsi di fronte a un omicidio preterintenzionale o addirittura ad una legittima difesa. Ma questo lo stabilirà la magistratura».

Addirittura…
«I veri discriminati oggi sono gli italiani più deboli non gli immigrati. Non aiutiamo i nostri poveri. L’altro giorno ho letto di un’anziana che ha rubato in un supermercato prodotti per 11 euro; pensi che tutti i giorni ne diamo 33 a ogni profugo. Oltre a telefonino, vitto e alloggio. Abbiamo una gestione dell'immigrazione che fomenta l'odio sociale».

A chi conviene?
«Innanzitutto all'Isis, che con il traffico di profughi si finanzia. E poi ricordiamo che la gestione degli immigrati è un affare da 3,3 miliardi e Mafia Capitale ha scoperto solo una piccola parte del marcio. E poi c'è la questione politica: la sinistra vuole riconoscere la cittadinanza a chiunque arriva perché spera che poi gli immigrati la votino per riconoscenza».

Non è sempre così: il responsabile immigrazione della Lega non è un nigeriano?
«Certo, Tony Iwobi. Chi si integra è il primo a volere che il fenomeno migratorio sia contenuto, perché l'invasione rischia di travolgere quello che ha faticosamente costruito e di pregiudicargli un inserimento completo».

Che è possibile?
«Per gli islamici la vedo più dura che per gli altri. Non a caso, lo Stato italiano ha raggiunto intese religiose con numerose confessioni religiose, e così non è invece stato possibile rispetto all’Islam. Purtroppo andiamo verso un’Italia con tanti gruppi etnici chiusi, altro che società multirazziale e multiculturale. La cosa incredibile è che gli immigrati islamici in Europa sono più integralisti di quanto lo siano a casa loro. Da noi l’islam regredisce al Medioevo».

Allora ce l'ha con l’islam: non le è bastato doversi dimettere da ministro per la maglietta su Maometto esibita al Tg1?
«Non ce l'ho proprio con nessuno. Quella maglietta proponeva i quattro dei delle religioni monoteiste seduti su una nuvola proprio per auspicare la convivenza pacifica tra tutti. E invece le difficoltà d'integrazione sono un dato di cronaca».

Dove finiremo?
«A fondo, visto che siamo privi di ogni progettualità. A meno che non iniziamo a fare come la Spagna che fa i respingimenti. Cosa abbiamo riconosciuto a fare un governo in Libia se poi non gli riportiamo gli immigrati che lascia partire?. Come abbiamo fatto a riconoscere un governo libico che ha al quinto punto del proprio ordinamento la Sharia?. Se la Libia accettase i rimpatri il problema si risolverebbe in due settimane. Ma non c’è la volontà politica».

Ma questo governo dura?
«Luglio è decisivo. Il Senato è una pentola in ebollizione, l'acqua può uscire».

Chi si agita di più?
«Ncd. Hanno un obiettivo: resistere fino al 2018; ma se non risolvono i loro problemi prima del referendum, possono dire addio agli scranni».

Cos'hanno in testa?
«Sia che lo vinca sia che lo perda, temono che Renzi dopo il referendum insista per andare a votare. Ma se lo fanno cadere prima, diventa quasi automatico andare verso una grande coalizione che regga fino a fine legislatura: solo che non hanno nessuno con cui sostituire Matteo».

Si parla di Franceschini…
«Non saprei, è difficile trovare qualcuno che si presti perché l'operazione ha poche possibilità di successo. A questo proposito, i movimenti dei verdiniani mi insospettiscono».

In che senso?
«Bondi e Repetti sono andati nel gruppo Misto, altri li seguiranno. Può essere un modo per permettere a Renzi di andare avanti senza una verifica di maggioranza, salendo al Colle, nel caso Ncd si spaccasse e i voti di Ala dovessero diventare indispensabili per governare».

Diabolico. Ma Ncd si spaccherà?
«Penso di sì. In troppi rimproverano ad Alfano di essere troppo centrato su di sé e di non proteggerli. Lo accusano di non riuscire a cambiare la legge elettorale sostituendo al premio al partito, che li decimerebbe, il premio di coalizione, che conserverebbe a Ncd un minimo di potere contrattuale».

Forza Italia è estranea al gioco?
«Finché Berlusconi non recupera dalla malattia, Forza Italia non ha un referente: con chi si tratta?».

Toti, Carfagna, Gelmini, Brunetta: sono tanti i pretendenti…
«In Forza Italia ho molti amici ma nessuno mi entusiasma come alternativa a Berlusconi».

Un bel vantaggio per Renzi…
«La politica è anche fortuna».

Quindi lei è convinto che Berlusconi tornerà alla politica attiva?
«Non riesco a pensare che non si occupi più di politica».

Anche Bossi era un padre fondatore ma alla fine ha ceduto il testimone: non può farlo il Cavaliere?
«Partiti e uomini diversi. Bossi ha lavorato per far crescere la squadra e la Lega ha una vera classe dirigente».

Salvini un po' meno forse, ha consigli da dargli?
«Io credo stia facendo bene. I risultati gli danno ragione, abbiamo preso sindaci perfino in Toscana».

Dicono che va troppo in tv…
«Sa com'è, dobbiamo recuperare il tempo perduto dopo anni in cui siamo stati oscurati».

Lei però non ci va più, perché?
«Perché ormai la tv è un pollaio: quattro o cinque persone, quasi sempre le stesse, che si parlano addosso. A casa io non capisco nulla, mi irrito e cambio canale. Preferisco confrontarmi con persone civili e lavorare sulle idee, organizzando appuntamenti in giro per l'Italia per spingerli».

Adesso dov'è?
«Giovedì ero a Treviso, sono rientrato alle 4 del mattino. Venerdì a Firenze, sabato a Perugia e lunedì a Roma. Come ex ministro delle Riforme che ha realizzato una vera riforma costituzionale, continuerò ad essere il portavoce del No al referendum sulla legge Renzi-Verdini-Boschi ».

Cosa non si fa per rimanere senatori...
«Ahhahaha, il problema non è questo. In ballo c’è la vita democratica del Paese, che vedrebbe il ritorno di un vero e proprio fascismo in attuazione della nuova riforma costituzionale».

Ma abolisce il Senato: voi leghisti non siete più anti-casta?
«Più che anti-casta, è una legge anti-democrazia. Consente a un partito che ottiene il 20% dei voti di controllare il 60% del Parlamento, di eleggere tutte le principali cariche istituzionali, dal presidente della Repubblica ai giudici della Corte costituzionalie, agli organi di garanzia e di controllo. D’altronde, non inserisce una soglia minima per accedere al ballottaggio. Ho studiato la pratica e le assicuro che con il combinato disposto del nuovo Senato e dell'Italicum un partito che vince di poco le elezioni può arrivare ad avere 438 parlamentari, ovvero i tre quinti dei 730 totali del Parlamento in seduta comune per eleggere gli organi di garanzia. Il che significa mettere un uomo solo al comando».

Chi lo vince questo referendum?
«Lo vince il “no” ma per motivi che non c'entrano nulla, purtroppo, con il merito della legge. Sarà un referendum contro Renzi, personalizzarlo è stato un errore tragico da parte del premier, gli italiani si sentono sfidati da un Luigi XV che minaccia "dopo di me il diluvio", e non perdoneranno. Renzi sconterà nell'urna la propria arroganza».

All'inizio erano punti di forza…
«Te le devi poter permettere, l'arroganza e le minacce».

E la Boschi?
«La trovo di ghiaccio, molto compresa nel ruolo».

Invidia perché la riforma costituzionale porterà il suo nome, mentre la sua si chiama Porcellum?
«La mia riforma si chiamava devolution e il Porcellum era solo la legge elettorale. Ma non l’ho mai dimenticata e sono stato io a battezzarla così. Comunque io non vorrei che una riforma simile, come quella della Boschi, portasse il mio nome. Secondo Renzi dovrebbe rappresentare la fine del caos, io sono convinto che darà il via a un caos senza fine. Hanno fatto un pasticcio, una riforma che dà tutti i poteri all'esecutivo senza contrappesi e controlli, per di più colegata a una legge elettorale pensata per un sistema bipolare, mentre adesso con Cinquestelle ormai l'Italia ha tre schieramenti forti».

E del centrodestra cosa sarà?
«Il centrodestra non esisterà mai più come lo pensa lei, anche il nome non lo sopporto più, mi sa di usato. Attualmente il centrodestra è un cantiere aperto. Se ci saranno le condizioni programmatiche, faremo una coalizione».

Chi comanderà tra voi?
«Chi comanderà? Vedo che l'abitudine alla democrazia passa in fretta. Gli elettori decideranno, votando».

Allora comanderà ancora Forza Italia, Toti dice che gli elettori moderati fine sono in maggioranza…
«Moderati in giro io non ne vedo tanti, mi sembra siano tutti in Parlamento e basta. Ma nell'urna Ncd, Ap Ala e via dicendo valgono zero».

Ma l’Italia non sarà mai lepenista: siamo troppo scettici come popolo per cadere nel populismo…
«La Lega non è lepenista. Ha posizioni vicine alla Le Pen in materia di immigrati e Ue. Argomenti non secondari, visto che sono stati decisivi nel referendum sulla Brexit».

Ha stappato lo champagne?
«È stata una lezione straordinaria per l'Europa tedesca: se gli inglesi, senza l'euro e con tutti i trattamenti di favore che li avevamo concesso hanno deciso che restare nella Ue era comunque svantaggioso, si può capire quanto è dannoso per noi, che abbiamo la moneta unica e nessun privilegio».

«Libero» sta facendo una raccolta di firme perché si possa fare il referendum anche in Italia…
«Aderisco subito. Certo, la nostra Costituzione è congegnata per impedirlo attraverso una via referendaria. Ma si può fare una legge costituzionale che lo consenta, come abbiamo fatto per Maastricht, ma un percorso del genere richiederebbe da uno a due anni, e quindi l’essere sottoposti a un attacco speculativo che porterebbe gli spread a 500 e il panico in Borsa. Una volta al governo, e con la maggioranza in Parlamento votata dal popolo, la cosa può essere fatta e deve essere fatta in tempi strettissimi per impedire il rebound della speculazione».

È convinto che staremmo meglio fuori dalla Ue?
«Ma non è proprio Libero che ha dimostrato dati alla mano come dall’inizio della crisi i Paesi europei senza euro siano cresciuti sia come produzione che come occupazione mentre chi ha la moneta unica ha perso posizioni?».

La posizione sull'Europa vi divide molto da Forza Italia…
«Scriviamo un programma di governo, e poi decidiamo sulla Ue senza pregiudizi, vediamo chi si convince».

Cosa rimprovera di più alla Ue?
«La gestione demenziale della crisi a colpi di austerity. E poi la politica sull’immigrazione: ogni Paese si è fatto i fatti propri, in compenso si è riempita la Turchia di denaro per fermare l'invasione dall'Est, ma alla Libia non si danno soldi per frenare quella da Sud. E si è previsto un sistema di quote in base al quale l'Italia dovrebbe farsi carico dall’oggi al domani di 230mila profughi, ovvero 110mila in più rispetto a quelli attuali. Sufficiente?».

di Pietro Senaldi

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Commenti all'articolo

  • iltrota

    14 Luglio 2016 - 11:11

    Ma perchè non se ne torna a trapanar denti sulle montagne bergamasche il Troglodita Calderone? Comodo lo stipendio senza fare un kazz0, vero???

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  • mado61

    13 Luglio 2016 - 22:10

    Calderoli, quando eri al governo abbiamo aspettato il federalismo, poi la secessione, non si e' visto niente se non aumento di tasse comunali e regionali che non hanno sostituito quelle nazionali, adesso come si fa a credere che se vincete usciamo dall'euro e dalla UE?

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  • Skyler

    13 Luglio 2016 - 20:08

    Ottavio Carlini...Non ti basta quello che vi hanno già dato MPS e Banca Etruria in cambio di una misera tessera del Piddì?

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