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L'intervista di Pietro Senaldi

Alfano, la rivelazione su Berlusconi: "Quattro anni fa ho scoperto una cosa..."

Così Alfano affonda Berlusconi: "Quattro anni fa ho scoperto una cosa"

Tranne una pausa di poco più di un anno, lei è ministro dal 2006, prima alla Giustizia e ora all' Interno: di che cosa va fiero e di che cosa meno?
«Da Guardasigilli ho introdotto il processo telematico e la mediazione che nel civile hanno accorciato di molto i tempi. E poi ho fatto due leggi fondamentali contro la violenza di genere - lo stalking e il femminicidio - e le leggi contro "cosa nostra" più efficaci della storia della Repubblica, irrigidendo il regime carcerario per i mafiosi e rendendo efficaci i meccanismi di confisca e sequestro dei loro patrimoni».

È giusto avere fatto morire Provenzano così, piantonato e senza che i famigliari potessero vederlo anche se era un vegetale?
«Dal mio punto di vista è stato giusto. Il giudice ha peraltro motivato in modo robusto la sua decisione».

Sulla riforma della giustizia penale però ha fallito?
«Il fatto che il premier fosse Berlusconi ha alterato il dibattito in tema di giustizia penale. Aveva ragione lui su una serie di proposte e molte si stanno realizzando in questa legislatura: riforma della custodia cautelare in carcere e responsabilità civile dei magistrati in primis».

E da ministro dell' Interno?
«Con tutto quello che accade attorno a noi possiamo dire di essere stati, fin qui, un Paese sicuro in cui la prevenzione ha funzionato. E abbiamo ospitato grandi eventi: Expo, Giubileo, finale di champions e tanti altri. Gli investimenti nella sicurezza sono cresciuti e i reati sono calati. Non viviamo nell' Eden, ma la sicurezza ha tenuto in un momento difficilissimo in e nel mondo».

Resta però grave l'emergenza immigrazione...
«Tre anni fa in tema d' immigrazione l' Italia era l' emergenza d' Europa. L' anno scorso in Germania è arrivato un numero di immigrati 6-7 volte superiore al nostro».

Non sarà che siccome ci sono meno immigrati e da meno tempo, è più facile controllarli?
«Forse. Ma è anche vero che facciamo controlli molto rigorosi. Abbiamo espulso 7 imam che predicavano violenza, non facciamo sconti. E ora per la sicurezza ho in mente una soluzione drastica».

Me la anticipi…
«Sto studiando un decreto che preveda una sorta di Daspo che tenga lontano dalle città i criminali con precedenti pericolosi».

Potrebbe essere più preciso?
«Vorrei che questa legge fosse il provvedimento del governo alla ripresa dei lavori dopo Ferragosto».

L'Italia sia un Paese razzista?
«Per niente. È un Paese affaticato, indurito da anni di crisi e da certe forze politiche che soffiano sul fuoco».

L'autore del delitto di Fermo è stato trattato da parte del mondo politico come neppure i terroristi anche se è accusato di omicidio preterintenzionale. Si ha la sensazione che resti in carcere per accontentare le vestali dell' antirazzismo…
«È vero che è capitato che extracomunitari abbiano ucciso italiani senza destare la medesima indignazione e il medesimo clamore mediatico. Sono andato a Fermo perché ritenevo importante dare a tutta l' Italia un messaggio forte di rifiuto della violenza e per testimoniare vicinanza alla vittima e alla sua storia drammatica. Quanto all' omicida, confido che la giustizia sarà equa con lui».

Emmanuel era un profugo. Non crede che gli italiani siano stanchi soprattutto perché hanno la sensazione di essere invasi?
«I profughi in Italia sono 130 mila, più diecimila minori. Se pensa che siamo 60 milioni di abitanti distribuiti in 8000 Comuni, capisce che sono un peso sostenibile. L' accoglienza e l' equa distribuzione dei profughi nel nostro Paese potrebbe essere il vero sollievo per le comunità più affaticate».

Camminando per le strade si ha una sensazione diversa: extracomunitari a ogni angolo…
«La partita è delicata. I profughi vanno accolti tutti, gli altri vanno riportati da dove arrivano. Ma i mancati rimpatri sono il punto debole della Ue e alimentano il germe del razzismo. Sull' accoglienza l' Europa rischia di collassare: basta pensare al peso che la paura dell' immigrazione incontrollata ha avuto nel voto inglese a favore della Brexit. L' immigrazione per la Ue rappresenta un rischio mortale».

Qual è la soluzione?
«Ci sono due tappe fondamentali. Serve un accordo con la Libia come quello fatto con la Turchia, per fermare gli arrivi.E poi l' Europa deve fare accordi bilaterali con i Paesi d' origine dei migranti economici per non farli partire, magari destinando ai suddetti Paesi, per un periodo, i soldi che ora spendiamo per l' accoglienza».

Cioè li paghiamo perché si tengano i loro connazionali?
«Per un periodo, mantenendo una supervisione su come usano i soldi».

Uno degli aspetti più fastidiosi dell' accoglienza è che si ha la sensazione che sia un business per le anime belle che ci lavorano…
«Dove ci sono i soldi, ci sono anche i criminali, così come dove c' è il formaggio prima o poi arrivano i topi. Noi dobbiamo vigilare e dare ampi poteri di controllo e repressione ai prefetti, stare molto attenti a chi diamo i soldi ed essere durissimi con chi ruba».

Lei parla di accordi con i Paesi africani e di un'Europa che agisce come entità unica. Ma gli accordi ancora non ci sono e in Europa ogni Stato si fa i fatti suoi: nel breve periodo che accadrà?
«Dobbiamo assolutamente realizzare i rimpatri sennò si porrà il problema dell' integrazione di chi arriva da irregolare».

Vedo più italiana la seconda ipotesi: ce li teniamo e diamo loro la cittadinanza?
«No, non possiamo dare loro cittadinanza. Dobbiamo rimpatriarli mettendo in gioco tutta la forza dell' Europa. L' alternativa per l' Unione è il collasso sull' immigrazione».

Perché non riusciamo a fare come la Spagna che vigila sulle sue acque e rispedisce con decisione al mittente chi arriva?
«Perché noi di fronte abbiamo la Libia, un Paese in guerra, e non lo stabile Marocco con cui si può facilmente trattare. Abbiamo dei doveri morali, etici, politici e culturali a cui non ci possiamo sottrarre: che ne sarebbe della nostra immagine, della nostra credibilità, e in ultimo di noi come popolo, se trasformassimo il Mediterraneo in un immenso lago di morti?».

Rimpiange Gheddafi?
«Servirebbe a qualcosa farlo? No. Però l' instabilità dopo la sua morte per noi ha significato sbarchi, morti e immigrazione».

Quanto è concreto il rischio di attentati islamici in Italia oggi?
«Sarebbe sciocco e imprudente non dire che il rischio è alto. Dopo Nizza abbiamo aumentato ancora di più i controlli, pur mantenendo il dispositivo di sicurezza a livello 2. Negli aeroporti ci saranno soldati e agenti in borghese con il diritto di fermare chiunque. Così nelle stazioni, nelle metropolitane e nei porti. Abbiamo rafforzato la sicurezza su tutti gli obiettivi sensibili e isoleremo e blinderemo tutti i possibili luoghi bersaglio, dai concerti agli eventi sportivi».

E i centri commerciali?
«Blindarli è impossibile, ma sarranno rafforzati i controlli. C' è una novità che abbiamo introdotto nell' ultima circolare inviata dopo l' attentato di Nizza a prefetti e questori: l' invito a tutti gli agenti a portare l' arma di ordinanza anche fuori dagli incarichi spcifici e dall' orario di servizio, sollecitando alla vigilanza sempre, perché anche nell' ordinarietà possono nascondersi grandi rischi. Lo dimostrano Nizza e il Bataclan, che non erano obiettivi sensivili ma luoghi di vita quotidiana».

Come si spiega che finora l' abbiamo scampata?
«Abbiamo fatto un lavoro di prevenzione straordinario su tutto il territorio. In un anno e mezzo abbiamo controllato 155 mila persone, eseguito 2700 perquisizioni su soggetti ritenuti contigui al terrorismo religioso, controllato 33 mila veicoli, arrestato 531 persone e indagate altre 837. In più abbiamo espulso 99 individui che sostenevano ideologicamente l' Isis, tra cui 25 predicatori e, come le dicevo, 7 imam. Oltre al decreto contro i foreign fighters, cioè chi va a combattere per lo Stato Islamico e poi torna: c' è già stato un arresto con conseguente espulsione in attuazione della legge».

Come crede si possa gestire la convivenza pacifica tra islamici e italiani oggi nel Paese?
«Stiamo lavorando per creare un nuovo modello di imam, che possiamo definire un "imam italiano". Nelle moschee vogliamo che a predicare siano imam formatisi alla cultura italiana e consapevoli delle nostre regole giuridiche, così che le guide islamiche abbiano una formazione culturale italiana, mentre adesso si sono tutte formate al di là del Mediterraneo e quindi hanno valori diversi dai nostri e talvolta inclinazioni radicali».

Un po' come i preti?
«L' immagine non è sbagliata, fatte salve le differenze fra religioni e il differente rapporto con lo Stato italiano».

È un' operazione culturale potente: cosa le fa pensare che gli islamici accetteranno gli imam italiani?
«Abbiamo istituito il Consiglio per i rapporti con l' Islam di cui fanno parte cittadini italiani esperti della materia, che ha formulato proposte, sottoposte ai leader delle comunità e delle associazioni islamiche che abbiamo incontrato al Viminale. L' obiettivo e' quello di scrivere una serie di regole condivise che diano vita a un modello italiano su tutti questi temi».

Arriveremo all'islam di Stato?
«Non nel senso di religione di Stato, perché la Costituzione dà libertà di culto e neppure il cattolicesimo è religione di Stato. Avremo un islam riconosciuto, con diritti e doveri. E chi sceglie di rimanere fuori si pone anche fuori dai principi della pacifica e civile convivenza».

E le moschee?
«Posto che ognuno può pregare dove vuole, i luoghi di culto è meglio siano ufficiali e riconosciuti».

Ma chi le costruirà, Arabia e Qatar, gli integralisti wahabiti che finanziano la jihad nel mondo?
«Sul tema dei finanziamenti l' attenzione delle nostre Forze di Polizia è altissima. Certo le moschee sono e saranno controllate. Ma un atteggiamento antagonista verso l' islam non porta a risultati di pace, anzi fa il gioco proprio dei terroristi».

Come vanno i suoi rapporti con Renzi?
«Bene, sono rapporti di lavoro. Renzi ha una leadership energica, di cui l'Italia aveva bisogno, ma la mia scelta di fondare Ncd e sostenere il governo arriva ben prima di Renzi, che è poi stata una scelta interna del Pd».

E quanto durerà ancora questa collaborazione?
«Dopo il referendum sulle riforme costituzionali tireremo le fila. Ci sarà una nuova fase. Ncd lavorerà per creare un'area moderata, allargandoci a tutti i protagonisti di questo mondo».

Cosa cambierà per il governo?
«Dovremo capire al nostro interno, con i nuovi compagni di viaggio e con Renzi, se è possibile proseguire la collaborazione e come».

Metterà sul piatto il cambio della legge elettorale?
«Noi abbiamo votato l'Italicum, ma non per questo non lo riteniamo perfettibile. A Renzi darei semplicemente due consigli: dare il premio di maggioranza alla coalizione e non al partito ed eliminare il ballottaggio, si vince al primo turno, come nelle Regioni. Sarebbe un sistema che consente al migliore di governare senza bisogno di alleanze posticce con chi in realtà è nemico e si unisce al ballottaggio solo in odio a chi governa. Ma in questo ragionamento non c'è neppure l' ombra del ricatto. Non appartiene alle nostre logiche comportamentali».

In questa coalizione ipotizza anche un Ncd alleato del Pd di Renzi?
«Noi non siamo di sinistra, stiamo solo collaborando con il Pd. Comunque, la decisione la prenderà il nuovo partito. Per conto mio, certo non mi metterò a diventare di sinistra a 45 anni e ce la metterò tutta per aggregare la vasta area dei moderati italiani, che dovrebbe coinvolgere tutti».

Ci sarà anche Verdini quindi?
«Ragiono nella logica del nessuno escluso. Ovviamente rivendico per me il merito di avere capito prima che il centrodestra sarebbe morto se si fosse consegnato ai lepenisti e a Salvini. Dopo, solo dopo, l'hanno capito in tanti e hanno seguito la mia strada».

E Forza Italia cosa fa?
«Bisogna chiederlo a loro. Guardo positivamente ai cambiamenti in corso nel partito e al ritorno intorno a Berlusconi di un gruppo dirigente non estremista. È lecito sperare in un rinsavimento azzurro».

Non vedo Forza Italia mollare la Lega per federarsi con Ncd. Da dove deriva il suo ottimismo?
«Eravamo al 29% al momento della chiusura del Pdl, della rottura tra noi e della consegna di Forza Italia ai falchi. Oggi Forza Italia è sul 10%. Questo la dice lunga su quanto male le abbia fatto consegnarsi agli estremisti».

Ma voi quanto valete?
«Ci siamo testati,e posso dirle che l'area moderata ha una potenzialità futura che vale almeno il 10%. Senza Forza Italia».

Con il boom di Grillo, il Pd che perde a sinistra e Lega e Fdi in crescita, anche fra i forzisti c'è chi pensa che i moderati non esistano…
«La Lega è cresciuta, ma conta meno di prima e la sua crescita ha svuotato Forza Italia. La somma tra Lega e Fi vale meno del sondaggio Pdl al momento della rottura e della nascita di Ncd. Con Bossi la Lega aveva sondaggi più bassi e risultati più alti governando. Che te ne fai di sondaggi al 12% se non hai influenza sui processi decisionali e non hai la forza di affermare i tuoi programmi? Voto inutile».

D' accordo, ma i moderati?
«I moderati ci sono eccome. Bisogna intendersi sulle parole. Moderati significa ragionevoli e non ideologici, ma significa anche inflessibili sui principi e pratici nella loro applicazione. Credo che il buonsenso in Italia sia ancora il partito di maggioranza».

La Lega è un antagonista?
«Non apprezzo gli estremismi di Salvini. Mi chiedo certi forzisti come concilino le loro posizioni filo-Lega e lepeniste con il fatto di appartenere in Europa al Ppe, un partito che su euro, Ue e immigrazione ha posizioni antitetiche al Carroccio».

Però, ci governate insieme al Nord, non è una contraddizione?
«Sono accordi di governo locali, li fanno tutti i partiti. Non impegnano temi come l' immigrazione, l' Europa, la moneta unica».

Tutti scommettono che Ncd si spaccherà…
«Rosiconi, lo dicono da quando siamo nati, ma non è mai successo. Nel frattempo abbiamo fatto tre elezioni con eletti e amministratori. Purtroppo noi, a differenza di destra, sinistra e M5S non abbiamo gruppi editoriali che ci proteggono e quindi siamo sempre i primi a finire nel tritacarne e gli ultimi a cui vengono riconosciuti i risultati. Ciononostante, siamo qui, determinati e determinanti».

A proposito, ministro, una settimana fa dopo l'inchiesta sul deputato Marrotta, Ncd sembrava sull'orlo del precipizio e invece la bomba si è rivelata un petardo…
«La macchina del fango è fatta così, specializzata nel partire con poca benzina, e pure sporca».

A che scopo?
«Per far cadere il governo».

Dorme sonni tranquilli?
«Non ho timori. Se fossi un tipo pauroso, non avrei separato la mia strada da quella di Berlusconi per salvare l'Italia da un disastro certissimo».

Le diedero, e per la verità ancora le danno, del traditore…
«Io sono rimasto dove Berlusconi mi e ci aveva collocato: al governo con il Pd a causa del pareggio elettorale. È lui che, dopo il pareggio alle elezioni del 2013, scelse il governo delle larghe intese, non sono io ad avere cambiato idea. E poi sono in numerosa compagnia, ormai siamo più quelli che hanno lasciato Forza Italia che quelli rimasti. Dunque: chi ha tradito chi?».

Lo ha sentito dopo la malattia?
«Mi sono tenuto informato sulla sua salute e la scorsa settimana è stato lui a chiamarmi. Come gesto di gentilezza, che ha voluto farmi in quel particolare momento».

Andrà a trovarlo ad Arcore, come ha fatto Schifani?
«Avrei piacere a incontrare Berlusconi, ma non adesso perché ho rispetto per la sua convalescenza e perché credo che prima abbiano diritto ad andare quelli di Forza Italia».

Che rapporti ha oggi con lui?
«Abbiamo sempre avuto un rapporto serio e complesso».

Allude al famoso quid che lei non avrebbe? Quanto l'ha danneggiata quella battuta?
«È rimasto uno strumento in mano a chi vuole nuocermi. Che cos'è il quid? Chi ce l'ha? Mi pare più che altro un concetto esoterico».

Lo ha perdonato?
«Pur attraversando qualche fraintendimento, abbiamo sempre tenuto negli anni un filo di comunicazione».

A distanza di due anni e mezzo dal suo strappo si dice che Berlusconi voglia un nuovo Nazareno: è la prova che aveva ragione lei?
«Credo che nei prossimi mesi il presidente Berlusconi sarà chiamato a decisioni impegnative e ho grande rispetto per questa sua fase delicata. Sul recente passato, non ho dubbi sul fatto di avere avuto ragione. Rimanendo al governo abbiamo salvato questo Paese, abbiamo rimesso il segno più davanti al Pil, abbiamo varato una riforma costituzionale, abolito l' articolo 18, fatto il Jobs Act e molte altre cose di cui l'Italia aveva bisogno».

di Pietro Senaldi

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Commenti all'articolo

  • lattaro1939

    03 Agosto 2016 - 19:07

    Alfano peggior politico italiano dopo napolitano

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  • oenne

    23 Luglio 2016 - 10:10

    sto halbe anus é ancora là????

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  • Karl Oscar

    22 Luglio 2016 - 08:08

    Intanto ha "sistemato" la famiglia

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  • g.trimboli

    22 Luglio 2016 - 07:07

    Non convince più nessuno , fuori gioco da cartellino rosso !!!

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