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Intervista a Libero

Minzolini fuori dal Senato: "Mi dimetto io, e vado a Strasburgo"

Minzolini fuori dal Senato: "Mi dimetto io, e vado a Strasburgo"

Augusto Minzolini, al Senato hanno fretta di liberarsi di lei? 
«Sto vivendo un calvario, ma non mi arrendo. La mia è una battaglia di principio, ho già detto che mi dimetterò da senatore. In ogni caso».  
Anche se l’Aula dovesse salvarla? 
«Esatto. Non ne faccio una questione personale, per questo sono disposto a lasciare il mio seggio il giorno dopo». 

Minzolini, senatore di Forza Italia ed ex direttore del Tg1, è stato condannato in via definitiva per peculato a causa dell’utilizzo improprio della carta di credito aziendale quando sedeva alla guida del telegiornale della rete ammiraglia. «Ma io ho chiarito e restituito i soldi», precisa lui.

In Giunta non le hanno dato retta? 
«Mi è stato detto che il Senato non può decidere in maniera diversa, ma deve solo applicare una sentenza. Rimango basito, così finisce la divisione dei poteri, addio all’autonomia della politica rispetto alla magistratura. Soltanto nei regimi il potere giudiziario vengono perseguite le persone per le loro idee politiche». 
Siamo in un regime?  
«Io sto ai fatti e constato che un organo politico applica pedissequamente la sentenza di un giudice e non entra nel merito, non verifica se c’è un fumus persecutionis».  
Si sente un perseguitato politico? 
«Mi fermo alla narrazione dei fatti. In primo grado io vengo assolto. Addirittura il giudice del Lavoro obbliga la Rai a ridarmi i soldi che avevo restituito. Poi avvengono alcuni avvenimenti in sequenza».  
Quali? 
«Arrivo in Senato. Teorizzo l’impeachment di Napolitano per la gestione della delicata transizione da Berlusconi a Monti e per l’inchiesta sulla trattativa Stato-mafia, dove abbiamo scoperto che in Italia, Paese dove si sono costruite e disfatte carriere politiche sugli ascolti telefonici, l’unico personaggio le cui intercettazioni sono state distrutte è proprio l’ex Capo dello Stato. Poi voto contro le riforme di Renzi in dissenso dal mio partito. Infine denuncio il Presidente del Senato alla Corte dei diritti dell’uomo per la sua gestione, secondo me troppo di parte, durante l’esame della riforme».  
Ha pestato troppi piedi? 
«Chi lo sa. Fatto sta che dopo questi passaggi politici il destino del mio processo cambia. In Appello il pm chiede due anni, il giudice mi dà due anni e sei mesi. Non sono casuali quei sei mesi in più…» 
Cioè?  
«Determinano l’applicazione della legge Severino. E sa chi mi ha giudicato? Giannicola Sinisi. Persona che ha avuto una carriera più politica che togata. È stato sindaco di Andria, deputato, sottosegretario del governo Prodi al Viminale con Napolitano ministro dell’Interno (guarda caso), ancora sottosegretario della Iervolino e senatore. Nel Duemila si presenta alle elezioni regionali in Puglia contro Fitto (e perde), poi dal 2008 al 2013 fa il consigliere giuridico dell’Ambasciata italiana negli Stati Uniti, che è un’altra nomina politica».  
La legge non vieta ai magistrati di fare politica… 
«Purtroppo no. Al Senato abbiamo approvato una legge bipartisan che prevede nuove regole per il reingresso in magistratura della toga che ha fatto politica. Ma si è impantanata alla Camera. Però non è solo un problema di vuoto legislativo. Qui c’è una questione di galateo istituzionale. In quale Paese occidentale può avvenire una cosa del genere?»  
Cosa succederà in Aula? 
«Non lo so. Ricevo testimonianze di solidarietà trasversali, ma non faccio previsioni. Senza parlare del fatto che qui, come nel caso Berlusconi, si sta applicando retroattivamente la legge Severino».  
Ricorrerà anche lei alla Corte dei diritti dell’Uomo? 
«Già fatto».  
Nel frattempo? 
«Tornerò a fare il mio mestiere, il giornalista».

di Salvatore Dama

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Commenti all'articolo

  • andresboli

    21 Luglio 2016 - 12:12

    vai a fare un lavoro vero, basta vivere sulle spalle degli italiani!!..e portati i tuoi amiconi da brunetta a capezzone!!

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  • wilegio

    wilegio

    21 Luglio 2016 - 12:12

    Minzo sta mettendo i bastoni tra le ruote al suo partito, non approvando il fidanzamento, e prossimo matrimonio, col pd.

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  • 12ZAMPE

    21 Luglio 2016 - 11:11

    SOLIDARIETA' A MINZOLINI. QUESTO è UNO STRAMALEDETTO PAESE D'INCIUCI E RACCOMANDAZIONI. UN VERO SCHIFO. GIUSTIZIA ED EQUITA' UGUALE A ZERO....

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    • jborroni

      21 Luglio 2016 - 20:08

      troppa erba? troppo barbera? troppo di tutti entrambi? o forse QI=0?

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  • rinogioffre

    21 Luglio 2016 - 11:11

    penso che Renzi e PD debbano sparire dall'Italia.

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