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Chi hanno salvato i senatori grillini per fare uno sfregio a Napolitano

Chi hanno salvato i senatori grillini per fare uno sfregio a Napolitano

La mattina di mercoledì 20 luglio le cronache politiche erano troppo occupate a cercare di capire chi aveva salvato nell’aula di palazzo Madama Silvio Berlusconi dalla procura di Milano che ora non potrà utilizzare 11 intercettazioni telefoniche con le Olgettine. Così ai più è sfuggito cosa era accaduto nella stessa aula pochi minuti prima, eppure era una notizia con i fiocchi: il Movimento 5 stelle ha salvato Giuseppe Ciarrapico dai giudici di Campobasso che lo volevano incriminare.

Certo ti saresti aspettato da chiunque ma non dai grillini l’idea di concedere l’immunità parlamentare al Ciarra, imprenditore simbolo della Prima Repubblica (era il “re delle acque minerali”) quando muoveva ogni passo a fianco di Giulio Andreotti, protagonista del “lodo Mondadori” fra Berlusconi e Carlo De Benedetti, che poi ha causato una serie infinita di cause giudiziarie, e poi sbarcato in politica ed eletto in Senato nella seconda Repubblica grazie all’amicizia con Gianfranco Fini e lo stesso Berlusconi.

Eppure nel graziare il Ciarra è stato fondamentale proprio il M5s, perché a proporre la concessione della immunità è stato il relatore grillino Vito Crimi e a invitare l’aula a quella grazia è stato apertamente il senatore dello stesso partito Maurizio Buccarella. Ciarrapico era accusato di un reato di opinione, ed è stato protetto dallo scudo dell’articolo 68 della Costituzione.

A procedere contro di lui era stata la procura di ufficio, con l’accusa di “offesa all’onore e al prestigio del presidente della Repubblica” per un articolo vergato dall’allora senatore su un giornale- Oggi Nuovo Molise– di sua proprietà, in cui scriveva che “Giorgio Napolitano è l’espressione di quel perfetto comunismo compiuto che non ha mai amato i valori della Patria, di dovere militare, di adempimento al proprio dovere”, per commentare il rinvio chiesto dall’allora presidente della Repubblica del rientro delle salme dei parà italiani uccisi a Kabul perché lo stesso Napolitano era impegnato in una visita istituzionale in Giappone. Quelle parole del Ciarra a dire il vero sembrano banale e leghittima critica, ma i magistrati le hanno ritenute “gravemente denigratorie e offensive”.

Per concedere lo scudo dell’immunità però ci sono regole precise, e bisogna che quello scritto sia preceduto da atti parlamentari di eguale contenuto (così diventa solo divulgazione della attività istituzionale). Per assolvere il Ciarra Crimi ha scoperto una sua interrogazione parlamentare presentata il 22 settembre 2009, stesso giorno della pubblicazione dell’articolo, ritenendo il legame temporale fra le due cose “quanto mai intenso ed eclatante”. Naturalmente l’articolo di giornale deve essere scritto il giorno prima della sua pubblicazione, e quindi non poteva essere la divulgazione di un atto parlamentare che quel giorno non esisteva ancora.Probabilmente il Ciarra lo ha presentato apposta, essendosi reso conto di rischiare qualcosina con quell’articolo. I grillini sono cascati nella trappola, e non avrebbero dovuto concedere l’immunità. Ma è stata più forte l’idea di fare un dispetto a Napolitano…

Continua a leggere su L'imbeccata di Franco Bechis

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Commenti all'articolo

  • orione1950

    orione1950

    27 Luglio 2016 - 08:08

    Va bene cosi; la sua opinione era giusta.

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