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L'intervista di Pietro Senaldi

Parisi a Libero: "Ho un piano diabolico". Come vuole conquistare l'Italia

Parisi a Libero: il piano diabolico. Come vuole conquistare l'Italia

Ma allora dottor Parisi si è chiarito? È più di destra o di sinistra?
«Non sono né di destra né di sinistra, perché destra e sinistra non esistono più. I cittadini, gli elettori, chiedono soluzioni pratiche non risposte ideologiche».

Come si definisce allora? «Liberal-popolare. Non liberale elitario, ossia ideologico a difesa di grandi interessi, ma popolare. E neppure populista, termine usato in modo sprezzante dalle elite europee che hanno fallito per minimizzare e denigrare le spinte popolari. Dobbiamo liberare le energie positive degli italiani, delle persone e delle imprese».

E dunque com' è un liberal-popolare?
«Più libertà d' impresa, meno burocrazia, meno tasse, meno pubblica amministrazione, meno ruolo della politica nell' economia, nella sanità, non ostacolare il privato che investe, uno Stato non ostile a persone, famiglie e imprese. L' Italia è soffocata da burocrazia inefficiente e arrogante e dalle tasse. Per questo non ci sono né sviluppo né lavoro».

Renzi la racconta diversamente… «Rispetto al 2011 a Milano sono triplicate le persone che si mettono in coda per un pasto gratis. E mentre cinque anni fa c' era un italiano ogni tre immigrati, adesso il rapporto si è invertito. E questo nella cosiddetta capitale economica del Paese, si figuri altrove…». Cos' è successo all' Italia in questi cinque anni per ridursi così?
«C' è stata una crisi mondiale a cui non abbiamo saputo reagire: l' enorme debito pubblico ci ha tolto libertà d' azione e i governi non hanno affrontato i problemi veri».

Peggio Monti o Renzi?
«Monti ci ha dato un colpo mortale aumentando le tasse in misura tale da uccidere la libertà di impesa.
Renzi invece si è presentato con un programma ma rispetto al suo storytelling ne ha realizzato un altro».

Quali errori ha fatto?
«Per esempio una riforma della scuola incentrata sui professori anziché sugli studenti e sulla parità di scelta tra istruzione pubblica e istruzione paritaria. L' unico risultato concreto della buona scuola è la regolarizzazione di centomila precari. E poi dov' è la tanto sbandierata flessibilità del lavoro?».

Però ha messo 80 euro nella busta paga di 10 milioni di persone… «Un bonus elettorale che non ha avuto il ritorno sperato sul piano dei consumi. La politica fiscale non si fa con i bonus calati dall' alto. Ci vogliono certezza e stabilità non misure una tantum. Le imprese assumono se prevedono di crescere non se hanno un aiutino dal governo».

Renzi le risponderebbe che non si può detassare perché non ci sono soldi… «Infatti bisogna ridurre la spesa pubbilca, ritirare lo Stato dall' economia, rendere efficiente e meno costosa l' amministrazione pubblica. Avere l' obiettivo di una stabile e duratura riduzione fiscale».

Dica la verità, in Italia non cambia mai nulla: Renzi non le piace perché è democristiano mentre lei è socialista?
«Ma figuriamoci, sono categorie che non esistono più. Abbiamo due visioni alternative del futuro del Paese».

Si definirebbe anche un moderato?
«Non sono un radicale ma credo che l' Italia abbia bisogno di un profondo cambiamento».
Eppure fra i moderati ha tanti estimatori, per esempio Alfano… «Si usa spesso il termine moderato ma solo per opporlo ai radicalismi. Io non sono moderato, anzi sono molto determinato».

Quali sono i radicalismi in Italia?
«Per esempio quello di Cinquestelle, che gioca la carta dell' antipolitica per raccogliere un consenso facile ma poi non ha una ricetta di governo. A cosa punta Cinquestelle, lei lo sa? Alla decrescita? Alla riduzione delle libertà economiche?
Non hanno soluzioni per i nostri problemi».

Anche la Lega antieuro e antieuropeista è radicale?
«Il malessere verso l' Unione Europea è un sentimento diffuso. Dobbiamo cambiare l' Europa in profondità e rispettare il valore degli Stati nazionali. Ma sarebbe un errore uscire, diventeremmo più deboli e più poveri».

Rispetto al suo progetto Salvini mi pare più alternativo che compatibile… «Oggi dobbiamo ricostruire le basi ideali e programmatiche dell' area liberale popolare. Dobbiamo guardare ai problemi delle persone e delle imprese invece che ai posizionamenti politici».

Come mai la sua posizione sul referendum è cambiata di colpo dal sì al no?
«Non ho mai cambiato idea. Non ho voluto prendere posizioni durante le elezioni convinto che i milanesi non fossero interessati al referendum ma ai problemi della città. Finite le elezioni, ho detto quello che penso. Ad esempio che la riforma costituzionale elimina qualunque autonomia fiscale a livello locale».

Con il disastro che è stato il federalismo in Italia non è un bene?
«È stata sbagliata l' applicazione e non c' è stata vigilanza ma non era sbagliato il concetto».

Anche Salvini gioca la carta dell' antipolitica per aumentare il consenso?
«Ma almeno lui indica problemi che esistono».

Cosa la rende compatibile con la Lega a parte il federalismo fiscale?
«Dobbiamo proporre soluzioni al malesseere e alle fratture sociali presenti nel nostro Paese. Basta con le ipocrisie del politically correct care alla sinistra: non è tempo di buonismo su un tema così importante, il momento è delicato».

Immigrati dentro o fuori?
«Dentro se hanno un lavoro, vivono nella legalità, si integrano e rispettano la nostra cultura. Per gli altri non c' è posto».

E sul terrorismo?
«Basta con la retorica che i lupi solitari sono solo dei disadattati: lo saranno anche ma vengono reclutati dall' Isis, che fa proselitismo non solo su Internet ma anche nelle nostre moschee. E dobbiamo bloccare i soldi che arrivano in Italia dai Paesi islamici che finanziano gli estremisti. È necessario fermare i finanziamenti esteri alle moschee. Anche i francesi se ne sono resi conto».

Perché in Italia non ci sono ancora stati attentati?
«Perché abbiamo un' efficace attività delle forze dell' ordine e perché abbiamo una presenza di islam politico più recente».

Con l' islam dunque il dialogo è impossibile?
«Non credo al conflitto di civiltà ma è innegabile che esista un islam, quello wahabita, che vuole la nostra fine».

Tifa per Trump o per la Clinton?
«Trovo ridicola l' abitudine dei politici italiani di fare il tifo e accreditarsi attraverso leader di altri Paesi».

Con l' America o con Putin?
«Abbiamo la necessità di realizzare una forte alleanza militare contro il terrorismo».

Si rende conto che mi sta parlando come se fosse un candidato premier?
«Non credo. Cerco solo di dare un contributo di idee».

Dieci milioni di voti persi come si recuperano?
«Un po' sono andati a Grillo, quasi nessuno al Pd, moltissimi all' astensionismo. Anch' io nel 2013 non ho votato, era successo di tutto, ero deluso, poi tre anni dopo mi sono addirittura candidato sindaco. L' elettorato è sballottato tra la paura per i Cinquestelle e la delusione per Renzi, i voti torneranno se avremo buone idee e avremo la capacità di rigenerare la politica».

Mi può chiarire esattamente qual è il suo impegno attuale?
«Sono stato incaricato da Berlusconi di presentargli un progetto per il rilancio di Forza Italia. E poi sto curando la mia iniziativa parallela del 16 e 17 settembre, autonoma dai partiti».

Un doppio ruolo?
«Forse. Non mi lamento».

Così si evita ogni tipo di critica… Ma quanto margine di autonomia ha da Berlusconi?
«Ho totale libertà di pensiero e di spirito».

L' hanno chiamata in molti da Forza Italia?
«Parecchi, ma ho intorno molte persone, non solo politici: imprenditori, intellettuali, liberali».

E dalla Lega e Fratelli d' Italia l' hanno chiamata in tanti?
«No, nessuno, il mio incarico riguarda Forza Italia».

Il 16 e 17 settembre presenterà la sua squadra?
«Non ho nessuna squadra. Iniziamo a dare un contributo di idee con persone che vengono dal mondo del lavoro e dell' impresa».

L' iniziativa è solo sua o anche di Forza Italia?
«È un evento promosso unicamente da me».

Cosa le ha detto Berlusconi quando l' ha incaricata?
«Veramente sono cose riservate».

Almeno il concetto chiave?
«Di dargli una mano».

Perché ha fallito la rivoluzione liberale di Berlusconi?
«Nella coalizione c' erano troppe persone spinte dall' opportunismo a cui non importava nulla di realizzare il manifesto liberale del 1994».

E lei come terrà lontani quelli che cercheranno di attaccare il cappello?
«Come ho fatto con Milano: prima si trova l' accordo sul programma di governo e poi lo si realizza, ognuno con i suoi compiti e con la massima libertà all' interno del programma. Così si evitano i giochi della politica e si è pragmatici e diretti».

Non c' entra anche la persecuzione giudiziaria?
«Diciamo che c' era un contesto generale che spingeva contro di lui. Certi ambienti, le cosiddette élite, preferiscono un Paese debole e povero in cui loro possano rimanere forti e privilegiati rispetto a un Paese forte che dia una possibilità a tutti».

Cosa sente di avere in comune con Berlusconi?
«Abbiamo in comune lo spirito modernizzatore».

E le differenze?
«Lui è ricco».
Bene: lei non avrà neppure il conflitto d' interessi… «I conflitti d' interesse nel Paese sono altri rispetto a quelli imputati a Berlusconi».

Non pensa che Berlusconi in realtà sia il suo problema numero uno e la divorerà come ha fatto con tutti i politici che ha investito prima di lei?
«Ma no, sto solo dando un contributo di idee. Sono a disposizione, non punto a nulla. Non posso spaventare nessuno».

Ma le liste chi le farà?
«E chi lo sa? Mi sembra molto prematuro, non sappiamo neppure con che legge elettorale andremo a votare».

Lei cosa auspica?
«Io vorrei che la maggioranza in Parlamento corrispondesse a quella del Paese. Un eccesso di premio di maggioraanza non è rappresentativo e disamora gli elettori, che infatti non vanno più a votare».

La vedo tagliato sul presidenzialismo?
«Probabilmente».

Perché non ha gettato la spugna ed è tornato ai suoi affari dopo la sconfitta a Milano?
«Ci ho pensato per qualche giorno ma poi mi sono reso conto che avevo smosso qualcosa di nuovo e di importante e che sarebbe stato un delitto gettarlo via. Quando dopo la sconfitta sono andato a salutare tutti al comitato elettorale sono stato accolto da un applauso fragoroso, ho dovuto ricordare alla platea che avevamo perso. Alla riunione di ringraziamento per il lavoro fatto in campagna elettorale c' erano seicento persone».

Come mai ha perso?
«Perché Renzi non si è fatto vedere a Milano a sostenere Sala. Ma soprattutto perché Sala ha virato a sinistra: a Milano ha vinto l' Ulivo. Renzi per vincere ha bisogno della sinistra, il Partito della Nazione non esiste.
Non ha convinto i riformatori e i liberali».

Si definirebbe un rottamatore?
«Detesto la mania giovanilista. Non è vero che giovane è per forza meglio. Nella vita e in politica servono anche professionalità ed esperienza, giudichiamo le persone per le loro capacità non per la loro età. E poi Renzi mi sembra più che altro vittima dei suoi rottamati, che stanno ancora tutti lì come nemici in casa».

Perché i giovani non trovano lavoro?
«Le politiche occupazionali per i giovani non servono a nulla. I giovani trovano lavoro se l' economia cresce e se il sistema scolastico e universitario funziona. Oggi per avere un' opportunità bisogna andare a studiare a Londra o negli Usa. Chi può permetterselo?»

E le sue figlie dove hanno studiato?
«Una alla Sapienza di Roma, l' altra alla Marangoni di Milano».

Non ho capito se alla fine ritiene l' Europa un problema o una risorsa?
«Così com' è, l' Europa è più che altro un problema. È troppo ideologica, limita il nostro sviluppo. Il suo è un liberismo elitario, quindi un finto liberismo. Non cala le sue regole di mercato nella realtà dei tessuti produttivi esistenti».

Colpa dell' Europa se l' Italia è alla canna del gas?
«Il debito pubblico al 140% limita la nostra sovranità molto più di quanto non faccia l' Europa».

Qual è la forza dell' Italia?
«È un Paese ancora vivo nonostante tutto. Ha un' energia imprenditoriale straordinaria. Va solo organizzato».

Non pensa che se fosse così facile qualcuno l' avrebbe fatto prima di lei?
«Adesso abbiamo un grande alleato, la tecnologia. La digitalizzazione ci permette di tagliare la burocrazia e rendere più efficiente l' amministrazione pubblica. Mi creda, tutto sta nel liberare le energie e far partire il circolo virtuoso. E il segreto è dare libertà ai cittadini e riconoscere ai privati e alle famiglie il ruolo di architrave portante dello Stato».

Gli errori più gravi degli ultimi premier?
«Seguendo il credo europeo abbiamo sperato nei grandi gruppi industriali, soffocando i nostri piccoli e medi imprenditori. La politica deve cambiare mentalità. La Merkel va in Cina ad aprire mercati per le aziende tedesche quattro volte l' anno. Renzi ci è andato una volta due anni fa e cosa è rimasto di quel viaggio?».

Pietro Senaldi

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Commenti all'articolo

  • heinreich

    06 Agosto 2016 - 10:10

    ma basta prendere per il culo la gente con questi pseudosalvatori della patria da 4 soldi come parisi un modesto lecchino di .borgata

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  • RatioSemper

    01 Agosto 2016 - 18:06

    Parisi abbia bene in mente una cosa: se esiste ancora un'opposizione di cdx a Renzi il merito è di Salvini. Dovrebbe riuscire questo saccente personaggio dove Berlusconi ha fallito? Io glielo auguro ma continuerò ad avere fiducia nella Lega.

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  • leolucalabozzet

    01 Agosto 2016 - 18:06

    Sarebbe pleonastico dire :Parisi chi? ma se si dovesse prendere l'interrogativo seriamente non si potrebbe che rispondere : il perdente di Milano! Oltretutto rivuole Alfano che potendo apportare un 2% scarso di voti , ne farebbe perdere almeno il 4-5%. Oggi , si sa. ha forza per i fuoriusciti che ha portato in dote a Renzi che non corrispondono alla realtà dei votanti! Provare per credere!

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  • Vittori0

    01 Agosto 2016 - 17:05

    ...confermata l'ipotesi di "Associazione di Mutuo Soccorso""!!!

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