Cerca

Pietro Senaldi intervista la De Girolamo

"La notte in cui ho lasciato Berlusconi". Il segreto di Nunzia De Girolamo: cos'è accaduto

Nunzia De Girolamo

«Umiltà, umiltà, umiltà: in Forza Italia, ma direi in tutto il centrodestra, è il momento dell’umiltà per tutta la classe dirigente».

Per questo è tornata di moda? Da quando è rientrata nella casa del padre, in Forza Italia, le stanno facendo rifare la gavetta. A settembre sarà un anno: che sta facendo?
«Il soldato semplice, e va bene così, l’ho chiesto io di proposito. Sono a disposizione per questa fase di ricostruzione, ho anche telefonato a Parisi per dirglielo».

D’altronde, prima la gavetta non l’aveva mai fatta: subito candidata in una posizione blindata alle prime elezioni, nel 2008. O sbaglio?
«Veramente il mio primo impegno per Forza Italia risale alle Europee del 2004, ma allora non avevo avuto ancora la fortuna di conoscere Berlusconi, che ha voluto darmi una grande opportunità».

Poi un giorno lui la vide e rimase fulminato...
«Sì, fulminato, ma dalla mia tenacia. Ero responsabile dei giovani azzurri a Benevento, la mia città, e un giorno il presidente venne a Napoli. C’era una grande manifestazione, lui era scortato, c’era molto servizio d’ordine, e si blindò in prefettura. Io riuscii a entrare con uno stratagemma e lui subito mi notò: “Ma come hai fatto? Chi sei?“».

E lei che gli ha detto?
«Per una volta timidissima. Ho pensato "non lo rivedo più". Ma mia madre, la più berlusconiana di tutti in casa mi diceva: “Tranquilla, ti chiamerà”. Una settimana dopo infatti ero convocata a Palazzo Grazioli davanti a tutto il gotha del partito di allora. C’erano Verdini, Bondi, Valentini, Ghedini, tutti a farmi domande. Mi è sembrato di dover rifare l’interrogazione dell’esame di maturità. Poi il presidente mi fissò un appuntamento a tu per tu con Bondi, il coordinatore».

Non passa per un osso duro...
«Mi presentai con un book messo insieme e rilegato da mio nonno con ritagli di giornale e relazioni su quello che avevo fatto negli anni per Forza Italia. Poi arrivò la candidatura. Ma non sapevo nulla, tantomeno la posizione in lista».

Chissà la delusione di Berlusconi quando si ruppe il patto del Nazareno e lei andò con Alfano?
«Quello è stato il mio grande errore ma l’ho pagato, ho chiesto scusa e ho ricominciato da zero. Voglio morire berlusconiana così come sono nata. Ma quella scelta, dolorosa, è legata a un preciso momento politico e non lo dico per giustificarmi. La notte in cui si consumò lo strappo ero a Palazzo Grazioli. Erano giorni che io e l’onorevole Saltamartini le provavamo tutte per evitare la scissione. Speravamo in una sintesi, di tenere con noi i ministri Alfano e Lupi. Ma non c’èra niente da fare, Berlusconi era arrabbiatissimo e mal consigliato da Fitto e Verdini, che volevano rompere a tutti i costi».

Il problema non è la scissione ma che lei andò dalla parte sbagliata: come mai?
«Allora ero ministro, e credo fosse giusto non tanto per me ma per il bene del Paese continuarea a dare il mio contributo affinché la legislatura proseguisse per traghettare l’Italia fuori dalla crisi economica».

Per quello che c’è rimasta: due mesi dopo si è dimessa. Ne valeva la pena?
«Ma quella è un’altra storia, delle dimissioni comunque non mi sono mai pentita, è una delle cose migliori che ho fatto. Un politico deve dare il buon esempio. E poi, se lo vuol sapere, le ragioni per cui mi sono dimessa sono le stesse per le quali non ho lasciato due mesi prima: non volevo mettere in difficoltà il governo e il premier. Volevo essere libera di parlare e di difendermi senza che altri si sentissero in imbarazzo».

Eppure... erano solo delle intercettazioni rubate, lei non è mai stata indagata, tutto è finito in nulla: era così necessario dimettersi?
«Registrazioni, prego, non intercettazioni. È stato registrato un dialogo con persone che per cortesia avevo ricevuto in casa. Mia figlia Gea era nata da appena un mese e stavo poco bene, così mi sono fatta raggiungere da persone controllate dai pm. Un peccato d’ingenuità».

Ingenuità? Dalle registrazioni sembrava il ras delle Asl da cui devono passare i destini di tutti...
«Di quel linguaggio mi sono pentita, e molto. Ma anche qui tiro in ballo il mio carattere focoso. Forse ho esagerato con le parolacce ma ero l’unica donna in un consesso di soli uomini. L’ho fatto per darmi un tono. Le assicuro che dalle mie parti, purtroppo, per farsi rispettare serve anche questo. Senza considerare che mi stavo agitando per risolvere un problema altrui, non nel mio interesse».

Ma non è che tutti gli uomini parlano per parolacce...
«Questo è vero. Ho sbagliato perché una donna deve sempre conservare ed esaltare la propria femminilità e la propria delicatezza, sono un punto di forza. Ma mi avevano fatto arrabbiare talmente tanto che mi è partito un embolo. Ero anche molto stanca, consideri che avevo lavorato fino alla sera prima di partorire, ho presentato un libro con Berlusconi, la maternità non me la sono proprio goduta».

Si è sentita abbandonata quando è scoppiato lo scandalo?
«Nessuno mi ha difeso ma non c’era da aspettarsi molto. Letta stava già quasi sereno e Alfano... se tutti se ne vanno da lui un motivo ci sarà».

Li ha perdonati?
«Sì, perché questa è la mia natura, mi arrabbio molto e poi mi placo. E poi comunque il problema è loro, non mio: un vero capo difende le persone che sceglie, come ha sempre fatto Berlusconi».

Come le ha chiesto di poter tornare, si è cosparsa il capo di cenere?
«Semplice, l’estate scorsa ero in vacanza in Sardegna, l’ho raggiunto a Villa Certosa e gli ho detto che non ce la facevo più, stavo male se non tornavo, la gente che incontravo, gli elettori, mi chiedevano di farlo».

E lui, ha ammazzato il vitello grasso?
«Il presidente è sempre stato molto comprensivo. E poi consideri che tra noi due il rapporto non si era mai interrotto, anche da ministro andavo sempre a Palazzo Grazioli a trovarlo e a confrontarmi con lui. La vita di un politico può essere breve o lunga, a seconda delle scelte che fa, il ritorno è stata una scelta giusta».

E poi ha un’autentica passione per le donne campane: lei, la Carfagna, la Rossi, per non dire della Pascale...
«Lui è milanese di nascita ma napoletano ad honorem. Credo che sia la spontaneità delle donne napoletane a colpirlo. Ma al di là di questo, tutti dovrebbero riconoscergli il merito di essere stato il primo a riconoscere un valore alle donne in politica, ha nominato Gelmini e Carfagna ministre giovanissime, ha lanciato me e molte altre».

Tutte piuttosto avvenenti...
«L’aspetto gradevole spesso è ancora più un pregiudizio da superare che un’opportunità, mi creda».

Mi dimostri un po’ di solidarietà femminile: tre pregi della Boschi?
«Studiosa, cinica e ostinata».

Con chi va d’accordo tra le colleghe di partito? Dicono che spesso volano i coltelli tra voi...
«Non ho problemi con nessuna. Carfagna, anche se è diversa da me, Bernini, Ronzulli, sono trasversale».

E la Santanché, le ha dato della fascista?
«Davvero? Proprio non me lo ricordo».

E con la Meloni va d’accordo?
«D’accordissimo, con lei e con Salvini, anche se abbiamo un linguaggio diverso, io sono per i moderati».

Lei non ha proprio l’aspetto del moderato...
«Sono diversa da quello che sembro. Mediaticamente nasco da Santoro, in una puntata sul caso Ruby: sono sbottata dicendo che non volevo fare il processo a Berlusconi con il pm Travaglio, il gip Santoro e il testimone d’accusa Conchita De Gregorio. Fu un successo e da lì cominciarono a chiamarmi tutti in tv come donna d’attacco ma io in realtà sono moderata».

Ma i moderati non esistono più...
«Non votano più ma esistono ancora. Oggi votano solo gli arrabbiati, che si dividono tra Lega e Cinquestelle e gli ideologici, che votano Pd e sinistrume vario».

Renzi non è certo un estremista, perché un moderato non dovrebbe votarlo?
«Dipende cosa si intende per moderato. Per me moderato è chi fa politica per le famiglie, difende gli agricoltori sul made in Italy, difende i cittadini dal Fisco, si batte contro la burocrazia e contro Equitalia».

Perché Forza Italia è crollata?
«Perché abbiamo parlato troppo di filosofia politica, organigrammi, potere e poco dei problemi delle persone, perché abbiamo smesso di fare politica sul territorio e di rivolgerci alle coscienze degli elettori, perché Berlusconi è stato investito da uno tsunami giudiziario: ha subito 67 processi. Il partito è in cattivo stato, per questo l’arrivo di Parisi è un bene».

Parisi è la scelta giusta per rianimarlo?
«Assolutamente sì. Berlusconi è un uomo d’azienda e il partito attraversa una fase di grande disordine, è logico e giusto affidarlo a un manager che lo trasformi e lo rinnovi».

Ma un leader non dovrebbe avere delle idee piuttosto che essere un organizzatore?
«Le idee il centrodestra ce le ha, e sono vincenti: la rivoluzione liberale, la lotta per abbassare le tasse, la difesa degli interessi dell’Italia in Europa e nel mondo sono principi tuttora validi».

Parisi è l’uomo del progetto Milano ma è visto meglio dai forzisti del centro-sud piuttosto che da quelli del nord: come mai?
«Credo che le ragioni non siano geografiche ma di ambizione personale. In ogni caso i forzisti del Nord hanno corso con e per Parisi arrivando a un soffio dalla vittoria: credo sia un patrimonio da non buttare al vento».

Però il suo problema numero uno è la Lega di Salvini, che vuole comandare...
«Salvini è un ottimo leader di partito, basta vedere come ha saputo risollevare la Lega, ma è indubbiamente escludente. Fare il capo di una coalizione è un’altra cosa, dovrebbe fare un passo indietro per allargare l’elettorato e tenere tutti insieme, ma così il suo partito perderebbe consensi. In questo è come Renzi, che è a capo di un partito ma non di una coalizione».

Al Sud ha fallito?
«Il progetto era sensato e il Sud lo osservava incuriosito ma Matteo non ha saputo parlare al Sud, ha sbagliato gli interlocutori e non si è saputo levare, neanche metaforicamente, le sue felpe nordiste».

Come finirà?
«Se vorrà far parte della coalizione, dovrà fare un passo indietro, come tutti: è questa la chiave del modello allargato di Parisi. E poi mi sembra che in Lega non tutti la pensino come Salvini. Maroni in primis, che in Lombardia governa con Forza Italia e Ncd».

E di Fitto e Verdini cosa mi dice?
«A me piaceva il Pdl che comprendeva tutti, anche loro. Si può convivere anche con idee diverse e lo facevamo, prima che qualcuno si facesse prendere da ansie di protagonismo. Forza Italia si è sfarinata per una psicosi diffusa che ha fatto sorgere in molti l’idea di affrancarsi da Berlusconi».

Chi se n’è andato lamenta che Berlusconi ha fatto un passo indietro, non era facile da raggiungere, si era chiuso...
«I fedelissimi dovevano comprenderlo, ha vissuto una vicenda giudiziaria allucinante. Dovevano essere più classe dirigente; purtroppo il fatto che molti di loro si vedessero piovere i voti dal cielo senza conquistarseli sul campo non li ha aiutati a crescere. Hanno pensato di poter fare da soli, invece erano tutti voti di Berlusconi».

Molti hanno dato la colpa dell’isolamento di Berlusconi al cerchio magico: condivide?
«Io non ho mai avuto problemi a raggiungerlo. Certo, tutto quello che è filtro è anche limite e in politica è sbagliato creare barriere. Però non credo che, se è mai esistito, il cerchio magico potesse vivere senza la volontà di Berlusconi».

È contenta del ritorno della vecchia guardia del Cavaliere ad Arcore?
«Sono contenta di tutto quello che lo fa star bene. Mi è parso di capire che il ritorno della vecchia guardia sia una scelta della famiglia, l’unica titolata a prendere decisioni di questo tipo in un momento così delicato».

Il dubbio è che più presto che tardi i colonnelli azzurri lo brucino come già hanno bruciato tanti eredi in pectore...
«Non credo che questa volta accadrà perché Parisi non è stato calato dall’alto come affermano i suoi detrattori ma l’abbiamo voluto noi. Tutti in Forza Italia abbiamo invocato il modello Milano, chiedendo di esportarlo nel Paese. È il momento in cui la dirigenza azzurra deve dimostrare di voler bene al partito, tutti devono fare un passo indietro».

Compreso Berlusconi: non sarà poi lui a bruciare Parisi?
«Io mi auguro che Berlusconi continui a fare il padre nobile di Forza Italia. Da lui mi aspetto di tutto, credo che non abbia ancora scritto l’ultima pagina della sua storia politica».

È andata a trovarlo?
«Sì, l’ho visto giovedì scorso e l’ho trovato in grande forma, anche fisicamente. È dimagrito e sata bene. Certo deve ancora fare tanta riabilitazione e riguardarsi ma si sta dimostrando ancora una volta un leone».

Dicono che Berlusconi punti su Parisi perché è un ex socialista e perché è funzionale al progetto di un Nazareno bis...
«I socialisti non esistono più, e poi non è tempo di ideologie».

E il Nazareno bis?
«Mi sembra molto prematuro, al momento siamo tutti concentrati per vincere il referendum e bocciare la riforma della Costituzione: è impensabile che il Pd faccia da solo una riforma così importante».

Ma se l’avete votata anche voi...
«Lo scenario è completamente cambiato, ora la divisione è netta. È stato Renzi a cambiare strada perché era più facile accordarsi con i fuoriusciti e ora ne paga le conseguenze. E poi va cambiata la legge elettorale».

Comunque lei il Nazareno l’aveva fatto in famiglia ben prima che Berlusconi incontrasse Renzi: come la prese il presidente?
«A lungo io e quello che sarebbe diventato mio marito, Francesco Boccia, abbiamo tenuto nascosta la nostra relazione. Io ero molto preoccupata della reazione che potesse avere la classe dirigente, ma anche di quella degli elettori».

E come andò?
«Gli elettori reagirono benissimo, incoraggiandomi e dicendo che apprezzavano Francesco anche se è del Pd. D’altronde, quante famiglie in Italia sono come noi, uno a destra e l’altro a sinistra? Con i compagni di partito invece fu più difficile, ci fu dell’imbarazzo, molti si chiusero e mi misero alla prova. Mi aiutò ancora una volta Berlusconi, dicendomi che ognuno nella vita personale deve fare quello che vuole».

Ha dato qualche consiglio alla forzista Ravetto, che ha appena sposato un altro parlamentare pugliese del del Pd, Ginefra?
«Non me ne ha chiesti. Se lo avesse fatto, le avrei detto che il segreto è saper mettere i paletti: da una parte ci sono le dinamiche del partito, dall’altra il rapporto di coppia. Bisogna preservare la propria autonomia».

E se fosse impossibile?
«Beh, l’amore viene prima di tutto».

È una smentita alle voci di crisi fra lei e Boccia?
«Siamo entrambi molto impegnati e facciamo vite un po’ separate, da qui le voci di una crisi. Ma son infondate, sono reduce da un fine settimana con lui e mia figlia in Costiera Amalfitana».

Si annuncia una migrazione di massa dall’Ncd sotto le insegne di Parisi?
«Ncd non è in salute, perché non ha un progetto di Paese ma solo di palazzo: il partito deve decidere cosa sarà da grande, se continuerà a chiamarsi centrodestra ma sostenere la sinistra. Credo che molti dei miei ex compagni non faranno una bella fine, sono al "si salvi chi può", e starà alla capacità di ogni singolo giocarsi la propria partita personale per avere ancora un futuro in politica».

Tempo fa disse che in Forza Italia c’erano falchi, colombe e vermiciattoli: chi sarebbero gli ultimi?
«Dissi questa frase in tempi non sospetti, quando eravamo tutti insieme. La cronaca poi si è preoccupata di attaccarci i nomi. Parole profetiche».

di Pietro Senaldi

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

Commenti all'articolo

  • afadri

    09 Agosto 2016 - 18:06

    Io credo che lei sia una Ipocrita. Non è possibile dire che dopo essere nata Berlusconiana vorrebbe morire come è nata. Donne e anche uomini come lei è meglio perdervi. Mi sovviene dire che le sua siano braccia sottratte all'agricoltura.

    Report

    Rispondi

  • elon

    03 Agosto 2016 - 08:08

    Quanta ipocrisia: è tornata in F.I. per elemosinare un collegio sicuro alle prossime elezioni viceversa dovrebbe tornare a lavorare..... fanno comodo 10/12 mila euro al mese.Il resto è aria fritta.

    Report

    Rispondi

  • quidam60

    02 Agosto 2016 - 11:11

    Ancora "questa", BASTA. Mandatela dal maritino.

    Report

    Rispondi

  • AnMil

    02 Agosto 2016 - 07:07

    falchi, colombe e vermiciattoli: TRA QUESTI ULTIMI, DOPO QUESTA INTERVISTA, METTEREI PROPRIO LEI , LA DI GIROLAMO

    Report

    Rispondi

Mostra più commenti

blog