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Guerra di nervi

"Si vota nel 2018": Renzi dopo il referendum, le tre ipotesi

"Si vota nel 2018": Renzi dopo il referendum, le tre ipotesi

Si vota nel 2018, comunque vada il referendum? "Sì, si vota nel 2018". Matteo Renzi risponde in maniera laconica a Paolo Del Debbio, sul palco della Versiliana. Il clima è frizzante, non mancano le contestazioni dal pubblico ("Pinocchio!", gli grida qualcuno), e il premier non si sbilancia. Fino a qualche mese fa tratteggiava un futuro da Apocalypse Now in caso di vittoria del no al referendum costituzionale di ottobre. Ora fa marcia indietro: "Ho sbagliato a personalizzare quel voto", spiegava domenica sera. E allora? Niente dimissioni? Su questo punto, per la verità, Renzi è stato molto cauto. Non una parola. Si procede per ipotesi, dunque, alcune più probabili di altre.


Il premier a tempo - Quel "si vota nel 2018" significa che la legislatura arriverà alla scadenza naturale. Già, ma con chi? Renzi ha sempre spiegato che se perde il referendum non andrà a casa solo lui, ma anche il Parlamento. Stando alle sue ultime parole, però, non sarà così. La palla passerà ovviamente al presidente Sergio Mattarella (come da prassi) che potrebbe scegliere altre strade. Individuare un altro premier (Grasso, Franceschini e Padoan i favoriti), formare un governo di scopo (nuova legge elettorale) che duri però più di qualche mese, anche per gestire le sicure turbolenze finanziarie che che scuoterebbero il Paese con un nuovo cambio della guardia (per alcuni prestigiosi editorialisti britannici la sconfitta di Renzi al referendum avrebbe ripercussioni sull'Ue più pesanti della Brexit, per dire).

La fiducia bis - L'altra ipotesi, affacciata oggi anche da un retroscena del Corriere della Sera, è che il premier salga al Colle, Mattarella lo rimandi alle Camere e lui incassi una nuova fiducia. Ambienti vicini a Palazzo Chigi danno il premier comunque fiducioso sul voto d'autunno e più di qualcuno azzarda anche un'altra via: non si dimette più, anche se perde. Di scuse buone per restare ce ne sarebbero molte, a cominciare dalla tremenda situazione internazionale. 

Le dimissioni - Resta pur sempre valido quanto detto da uno dei bracci destri di Renzi, il sottosegretario Graziano Delrio, domenica a Repubblica: "Se un governo mette la faccia su una riforma che viene sottoposta a referendum, è ovvio che in caso di sconfitta ci siano conseguenze sul governo. Esattamente come è successo nel Regno Unito con Cameron". Che si è dimesso, senza annunciarlo prima. E se così fosse, non è detto che i renziani in parlamento spianino la strada al suo successore.

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Commenti all'articolo

  • gianchi0655

    31 Agosto 2016 - 14:02

    Voi acquistereste una auto usata da Renzi ?

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  • rambetto

    22 Agosto 2016 - 17:05

    Credo che la recente retromarcia di Renzi in merito al suo abbandono in caso di vittoria dei "no" al referendum, sia stata da lui ben studiata. Infatti, venendo meno l'importante effetto secondario che si avrebbe votando "no"(l'usicta di scena di Renzi), molti degli indecisi tra il si e il no e che avrebbero votato no pur di mandare a casa Renzi, potrebbero ora votare si

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  • giacomolovecch1

    22 Agosto 2016 - 16:04

    ....bastardo di un Renzi...che ti venga un accidenti strameritato ! Sei solo una nullità !

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  • ketaon_01

    22 Agosto 2016 - 12:12

    Adesso è diventato prioritario il rinnovo degli statali. Certo , ha comparto tutta l'Italia con 80 Euro , gli restano gli statali. MAI e poi MAI il potere in mano a uno solo , figuriamoci al pinocchio Renzi.

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