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L'asso nella manica di Stefano Parisi è il ritorno di Giulio Tremonti

L'asso nella manica di Stefano Parisi è il ritorno di Giulio Tremonti

Chiede di essere chiamato "professore", non ama il termine "onorevole". E sembra allergico al lavoro del senatore semplice, che infatti svolge in maniera piuttosto svogliata. Giulio Tremonti è stato una colonna dei governi di Silvio Berlusconi, titolare unico della cassa, ha deciso investimenti e carriere, imboccato strade che per molti hanno avviato il declino, per altri hanno salvato il Paese dal crac. Certo "quando c' era lui", gli indicatori economici erano molto più positivi che oggi.

Sospettato di avere tramato con Mario Draghi per riformare le pensioni in Italia, criticato dall' ex premier per il «carattere» aspro che lo aveva portato a litigare con quasi tutti i ministri e costretto agli straordinari il "mediatore" per eccellenza Gianni Letta, non è mai stato veramente "tagliato fuori".

L' ex ministro dell' Economia, che è iscritto al gruppo "civetta" Grandi Autonomie e libertà, ha curato i rapporti con la Lega Nord in particolare, specie perché con Umberto Bossi ha avuto per un ventennio un rapporto affettuoso e corretto. Alle cene del lunedì di Arcore, quelle nel corso delle quali per un decennio si decidevano le principali politiche dei governi di centrodestra, c' erano infatti il Cavaliere, il professore e il Senatur. Proprio Bossi, la "Lega di governo" che si vuol riorganizzare preoccupata per l' eccessivo movimentismo del suo nuovo segretario Matteo Salvini e, soprattutto, la discesa in campo di Stefano Parisi, stanno restituendo all' economista una centralità che non aveva avuto per anni. Tremonti, infatti, ha una antica consuetudine proprio con l' incaricato dal Cavaliere per la due diligence di Forza Italia che, però, ha aspirazioni ben diverse.
«Io e Stefano abbiamo avuto un grande maestro nel Partito socialista, Gianni De Michelis», ha ricordato proprio qualche giorno fa un altro Stefano, cioè Caldoro, ex governatore della Campania e ministro. E come si è avvicinato alla politica l' allora promettente accademico, docente di diritto tributario, nel 1979? Proprio grazie all' ex dirigente del Psi, famoso per le sue performance da ministro degli Esteri.

Tremonti e Parisi avevano addirittura organizzato un evento insieme, a Milano, a metà luglio: «L' obiettivo è creare una base di valori e condividerla», disse lui. Parisi era un "semplice" consigliere comunale a Milano.

L' ex ministro aveva già pronta la sua ricetta economica: risparmio, fisco e semplificazione per recuperare quel «50% di persone che non votano più» e quel 25% del M5S «che vota contro il sistema». L' economista parlava anche di "bail-in", di una modifica del trattato europeo e dell' approvazione di regole che stoppino il ricorso ai derivati; sosteneva di avere pronta una riforma per «rilanciare lo sviluppo imprenditoriale» da accompagnare ad una semplificazione dei vincoli burocratici «che frenano l' Italia». Tutti questi temi dovrebbero entrare nella convention che l' ex direttore di Confindustria - che in quel ruolo aveva collaborato proprio con l' allora inquilino di via XX settembre - sta organizzando con imprenditori e professionisti per metà settembre.

Il convegno di luglio - al quale partecipò anche un altro ex ministro, Enzo Moavero Milanesi, già con Mario Monti e poi Enrico Letta - era stato "pensato" molto prima. Tremonti e Parisi ne avevano parlato anche prima del voto a Milano, quando si erano incontrati «in trattoria» e c' erano pure Umberto Bossi, Maurizio Lupi e Gabriele Albertini.

di Paolo Emilio Russo

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Commenti all'articolo

  • ariete84

    24 Agosto 2016 - 14:02

    Almeno uno che ne capisce qualcosa di finanza. Sarà meglio l'improvvisazione di oggi allora! Rovinato l'Italia lui? Si stava molto meglio ai suoi tempi. Questo è sicuro. Lo dicono i numeri.

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