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Riforma costituzionale

Vittorio Feltri e Paolo Becchi: botta e risposta sul nuovo Senato

Vittorio Feltri e Palo Becchi: botta e risposta sul nuovo Senato

Caro direttore, ti sorprenderà questa mia lettera. Di solito sei tu che sul giornale mi rispondi. Oggi, invece, sono io che ti scrivo. Caro amico ti scrivo, così mi distraggo un po'… per la verità, ho da tempo un «grillo» per la testa che ti riguarda e lo vorrei rendere pubblico. E, per come ti conosco, sono certo che mi risponderai altrettanto pubblicamente.

Hai preso nelle mani un giornale, quello da te fondato, che stava per chiudere. Ti hanno dato del renziano e criticato perché avresti fatto un giornale tutto schierato da quella parte. Stai invece facendo un' operazione molto diversa. In fondo, Libero sta diventando l' unico giornale di opposizione. Oggi opposizione significa essere contro l' euro e contro l' Unione europea. E tu stai facendo un giornale apertamente schierato contro entrambe. Non ho dati certi, ma tutto mi fa ritenere che mentre gli altri giornali siano in calo di vendite, il tuo sia l' unico in controtendenza. Rese del numero di ferragosto con i «Cinquanta motivi contro l' euro» non ne hai avute, o sbaglio? Sì, è vero, Prima Pagina, il programma di Radio 3 ti censura, e nessun cittadino può intervenire nel filo diretto e parlare di Libero, ma che importa se intanto hai ripreso a venderlo nelle edicole? Eppure qualcosa non mi torna. Appunto, il «grillo» per la testa: il tuo sì al referendum sulla revisione costituzionale.

Ti vorrei esporre il mio pensiero, perché ritengo che sia molto difficile condurre la battaglia contro l' euro e contro l' Unione europea, come stai quotidianamente facendo con il tuo giornale, ed al contempo essere favorevole a questa «riforma», che è voluta proprio dall' Unione europea e che per la prima volta legittimerà completamente la nostra appartenenza ad essa.
Come ho scritto in altre occasioni, e ribadito con Fabio Dragoni nei «Cinquanta motivi contro l' euro», noi siamo entrati nella Ue più che altro grazie ad alcune sentenze della Corte Costituzionale, perché la nostra Costituzione in quanto tale non consentiva quelle cessioni di sovranità a cui siamo arrivati. Di più, la nostra Costituzione è per molti versi incompatibile con molti Trattati europei. Ed è proprio per questo che Napolitano ha avuto l' ordine di cambiarla. Renzi è stato solo chiamato ad eseguire quell' ordine, come lui stesso ha ammesso in più di una occasione.

La nuova Costituzione - se dovesse essere confermata dal referendum - ci renderà completamente schiavi della Ue. Pensa, tanto per cominciare, all' art. 117, comma 1, il cui linguaggio viene adeguato al nuovo ordine giuridico europeo, in quanto parla direttamente di «ordinamento dell' Unione europea» e non più, genericamente, di «ordinamento comunitario».
Ma veniamo al sodo. La nuova Costituzione tesse nuove, fitte, relazioni tra lo Stato e l' Unione europea.

L' art. 70 - prima di leggerlo è consigliabile assumere due compresse di Peridon e non è detto che bastino - riserva alle due Camere l' approvazione della legge «che stabilisce le norme generali, le forme e i termini della partecipazione dell' Italia alla formazione e all' attuazione della normativa e delle politiche dell' Unione europea».

Insomma, da adesso non ci sarà più scampo, perché la disposizione è presente addirittura in Costituzione: dovremmo approvare quello che hanno già deciso a Bruxelles, senza possibilità di tornare indietro. La nuova Costituzione attribuisce al Senato, che non sarà più eletto direttamente, il concorso all' esercizio delle funzioni di raccordo tra lo Stato, gli altri enti costitutivi della Repubblica e l' Unione europea.

Sempre il Senato, con le Regioni e le Province autonome, nelle materie di rispettiva competenza, parteciperà alle decisioni dirette alla formazione e all' attuazione degli atti normativi e delle politiche dell' Unione europea e verificherà l' impatto delle politiche dell' Unione europea sui territori, dovrà cioè controllare che su tutto il territorio nazionale siano effettivamente applicate tutte le normative provenienti dalla Ue. Più che ambire a «formare» gli atti normativi europei è evidente che il Senato sarà soprattutto chiamato ad attuare nel nostro Paese le politiche dell' Unione europea.

La direzione di marcia è tracciata: dare quel fondamento costituzionale positivo, che sinora ancora mancava, alla partecipazione dell' Italia all' Unione europea e al suo ordine economico-finanziario, moneta unica compresa. La Costituzione che sta arrivando, forse passerà? Io mi sto preparando… a votare no e ho scritto persino un libro per illustrare le ragioni del no. Esce tra pochi giorni da Arianna Editrice, spero che lo leggerai e di convincerti se non con questa lettera almeno col libro. Dai, caro Vittorio, sei ancora in tempo per cambiare idea.

Paolo Becchi

Caro professore, ti confesso che ho faticato a capire il senso del tuo scritto. Di solito sei più chiaro. Forse in questo caso, sarà per la complessità della materia, colgo un po' di confusione in ciò che esprimi. D' accordo. La riforma del Senato è una porcata pazzesca. L' ho affermato mille volte. Palazzo Madama andava chiuso e amen. Una Camera basta e avanza per approvare leggi il più delle volte peggiorative dello status quo.

Il Parlamento non combina niente di positivo da parecchi anni. Pensa che un lustro fa Maria Stella Gelmini mi promise di cancellare la galera per i giornalisti, visto che costoro pagano fior di soldi qualora abbiano diffamato qualcuno. La gentile signora si dette da fare, venne scritta una nuova normativa che pareva dovesse passare subito e che, invece, giace ancora in un cassetto. Dimenticata da Dio - e questo non mi stupisce - e dagli uomini e dalle donne che avrebbero dovuto uniformare il nostro codice a quello dei paesi anglosassoni. Sulle questioni relative ai reati a mezzo stampa rimaniamo a livello del fascismo e del socialismo reale di tipo sovietico. In fatto di libertà e di liberalismo Erdogan ci somiglia. Ma tutti se ne fregano, deputati e senatori compresi. Gli stessi deputati e senatori hanno permesso, senza fare una piega, che l' Italia entrasse nell' Unione Europea e nella moneta unica, mandandoci in malora. E tu mi dici che sarà il nuovo Senato eventualmente a sancire la condanna definitiva del nostro Paese ad essere servo di Bruxelles, quando anche i sassi sanno che tale condanna stiamo già scontando, come si evince dalla osservazione disincantata della realtà.

Caro Becchi non sarà la riduzione del numero dei senatori a peggiorare le cose. Peggiori lo sono da tempo, tanto è vero che siamo sull' orlo del fallimento in ogni campo. Qui da noi sono arrivati in quattro giorni 13mila profughi tra la rassegnazione generale e l' indifferenza degli europeisti dissennati, quali la Merkel e compagni. Secondo te votare no al referendum prossimo significa affrancarci dalla schiavitù imposta dal Quarto Reich?
Ma non farmi ridire.

La Costituzione è un rottame che andrebbe abolito. L' Inghilterra non ce l' ha e sta benone, è molto più democratica del nostro antiquato Paese di Pulcinella. Questo è il nocciolo della faccenda. Non riusciamo a cassare la Carta? Tentiamo almeno di modificarla, dimostrando che non è un totem intoccabile.

Tra l' altro il plebiscito non riguarda soltanto il superfluo Senato, ma anche il maledetto titolo V a causa del quale le Regioni spendono e spandono (senza controllo) denaro pubblico, aumentando a dismisura il debito nazionale. Esse sono diventate addirittura associazioni per delinquere. Ora abbiamo la possibilità di ridimensionarle e tu col tuo no del piffero vuoi impedirlo? Ma ti rendi conto della bestialità. Forse sottovaluti il problema, dato che nel tuo articolo sorvoli sul titolo V quasi che fosse un orpello degno di totale disinteresse.

Caro Becchi il referendum non è un toccasana, sia che approvi sia che bocci le riforme. Ma se vince il sì si fa un piccolo passo avanti, se vince il no se ne fa uno indietro. Quanto all' Europa è come una catena, prima te ne liberi e prima puoi scegliere il tuo destino. Ciò dipende dalla volontà degli italiani, non da quella di un Senato piccino o grande che sia.

Vittorio Feltri

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Commenti all'articolo

  • encol

    11 Settembre 2016 - 08:08

    La risposta è semplicissima ed è una sola: ABOLIRE QUESTO INUTILE CARROZZONE MANGIA SOLDI

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  • Masquart

    04 Settembre 2016 - 09:09

    Dissenso totale, caro Feltri. No, e poi no, e poi ancora no al referendum Boschi-Renzi, non fosse altro che per azzoppare (tanto non se ne va) il borioso bugiardo toscano. Il mio no ci sarebbe anche se fossi d'accordo al 100% con la presunta riforma.

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  • EhEhEh

    03 Settembre 2016 - 07:07

    Becchi ha scritto un articolo molto dettagliato e chiarissimo..e Feltri senza argomentazioni cosa scrive...che e' un piccolo passo avanti...ma vada a lavorare in Miniera Dott.Feltri..Perdere la dignita' alla sua eta' e con il conto in banca gonfio non ha spiegazione alcuna!

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  • qwerty1995

    03 Settembre 2016 - 07:07

    Caro direttore, secondo me Becchi ha ragione sul No, e non capisco la sua ostinazione per il sì. Lei giustamente fa riferimento alla volontà degli italiani, ma,se oggi conta poco, con questa riforma conterà ancora meno. È questo lo scopo della riforma, per questo è inaccettabile senza se e senza ma. La costituzione la cambieremo, senza Napolitano tra i piedi.

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