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L'uomo nuovo del Cav

Stefano Parisi, il rapporto su Forza Italia: "Servono più soldi"

Stefano Parisi, il rapporto su Forza Italia: "Servono più soldi"

La relazione sullo stato di salute di Forza Italia è pronta e Silvio Berlusconi e Stefano Parisi hanno già iniziato a intavolare l' argomento lunedì scorso durante la visita di mister Chili a Villa Certosa. La questione sarà ripresa a fine settembre quando i due torneranno a vedersi, stavolta ad Arcore, all' indomani della conferenza programmatica parisiana. Ma i "mali" di Forza Italia, al termine di una prima ricognizione, sono già stati identificati e isolati. Nulla di clamoroso, sia chiaro, tutte questioni che l' ex premier conosceva bene. Ma è sulle soluzioni proposte dal suo "consulente speciale" che il Cavaliere misurerà la qualità del lavoro svolto.

Sono tre i capitoli individuati da Parisi: la mancanza cronica dei fondi necessari per fare attività politica; l' assenza di una linea chiara e univoca che, il più delle volte, disorienta l' elettore; un' organizzazione da migliorare, anzi da reinventare, in tempi di vacche magre. Prima dell' entrata in vigore del decreto 149/2013, quello che ha abolito il finanziamento pubblico ai partiti, Forza Italia aveva una bella sede a via dell' Umiltà, più di cento dipendenti seminati tra Roma, Milano e Arcore, un budget (al quale contribuiva Berlusconi di tasca propria) da investire in campagne di comunicazione.

Con le nuove regole, lo Stato non sgancia più un centesimo e i privati possono donare, ma fino a un massimo di centomila euro. Dal bilancio 2015, approvato prima dell' estate, emerge che la famiglia Berlusconi è riuscita a versare 800mila euro, dividendo i versamenti tra figli e manager delle aziende, ma questa iniezione di denaro non è riuscita a fare fronte alla situazione. Forza Italia ha chiuso la nuova sede di piazza San Lorenzo in Lucina (tenendosi giusto qualche stanza), ha messo in cassa integrazione la quasi totalità del personale e rimane esposta per alcuni milioni nei confronti dei creditori.

La precedente gestione della senatrice Maria Rosaria Rossi ha tirato la cinghia su tutto. Un dato significativo è la voce di spesa per le attività di comunicazione: appena 13mila euro, quando in passato Berlusconi aveva mosso navi da crociera, aerei, treni, pullman, tappezzando le città con i suoi famosi cartelloni sei metri per tre. Anche la totale assenza di iniziativa politica ha arrecato danno alle casse. Nel 2014 il partito, grazie ai Club Forza Silvio, aveva incassato 4 milioni di euro col tesseramento. L' anno scorso appena 400mila euro. Ciò anche a causa del rinvio dei congressi locali a data da destinarsi. E qui entrano in ballo gli altri due capitoli del disagio azzurro: un' organizzazione che deve essere rivista utilizzando il "modello virtuale" e a costo zero dei grillini. E una linea politica che, per suscitare l' entusiasmo di una base militante annoiata e dispersa, deve essere limpida e coerente. In una parola: ci deve essere una persona che eserciti la leadership. E, per questo ruolo, Berlusconi avrebbe identificato Parisi.

Se non fosse che questa investitura crea malumori e rabbia tra i dirigenti della vecchia guardia. L' ipotesi che arrivasse uno da fuori a riorganizzare il partito era il loro peggior incubo. E ha preso forma nelle sembianze miti, da nerd, di Stefano Parisi.
Che fare? C' è chi non ci sta a farsi mettere sotto processo. Per esempio Giovanni Toti. Che organizza una controffensiva nei giorni in cui l' ex direttore di Confindustria riunirà i suoi volti nuovi della politica al Megawatt di Milano. Ieri sera il governatore della Liguria ha festeggiato il suo compleanno a Imperia, dove si celebrano i 30 anni delle "Vele d' Epoca". C' era anche il collega e amico Roberto Maroni. Nel weekend, quando Parisi illustrerà il suo piano "liberal-popolare", Toti sarà a Pontida con Matteo Salvini.

E ha in programma anche un giro di incontri istituzionali con il presidente del Senato Pietro Grasso, il Capo dello Stato Sergio Mattarella e il cardinale Bagnasco. Lunedì 12 a Genova è previsto un vertice a tre con i governatori di Lombardia (Maroni) e Veneto (Luca Zaia), per fare il punto sull' emergenza migranti e per ribadire il no alla referendum costituzionale. Insomma il consigliere politico del Cavaliere tesse la sua tela e puntella la sponda a destra proprio dove è più fragile Parisi. Che invece gode di molto consenso tra i centristi. Ieri Angelino Alfano è tornato a ribadire la sua «stima personale» verso l' ex candidato sindaco del centrodestra a Milano. Ma è troppo presto per parlare di una convergenza: «Parisi è ai sedicesimi, quando arriva in finale ne riparliamo». Salvini invece continua a fare il difficile: «Io non discuto di nomi, ma di programmi», continua a fare muro il leader leghista, «ci dobbiamo mettere al tavolo» e parlare di «cose concrete». Parisi?
«Lo incontrerò lunedì al consiglio comunale».

di Salvatore Dama

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Commenti all'articolo

  • Chry

    08 Settembre 2016 - 21:09

    e agli italiani quando incomincerai a dare buste e pagare affitti?

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