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La rivolta dei falliti

Feltri disintegra i capetti azzurri: "Vanno rottamati". Con chi ce l'ha

Feltri disintegra i capetti azzurri: "Vanno rottamati". Con chi ce l'ha

In Forza Italia è in atto una guerra, la guerra dei bottoni, tra le cariatidi che si fingono berlusconiane nella speranza - illusoria - di continuare a ricevere benefici dal Cavaliere, che a suo tempo li cooptò nel partito per fare numero, e l' ultimo arrivato, cioè Parisi, incoronato ad Arcore nuovo capo azzurro con l' incarico di rimettere in piedi la baracca politica ideata e fondata da Silvio.

Il motivo della contesa è banale: tutti i parlamentari del fu centrodestra ambiscono ad occupare lo scranno più alto e ad impugnare il timone abbandonato da Berlusconi. Nessuno si rassegna al fatto che la leadership sia stata assegnata d' ufficio a quello che fu il candidato sindaco di Milano ossia colui che fino all' ultima scheda contrastò Sala nella corsa a Palazzo Marino. Piaccia o no Parisi, pur avendo una scarsa esperienza nel mondo dei politicanti professionali, ha dimostrato di possedere la stoffa per guidare Forza Italia. Ma solo pochi colleghi gli riconoscono di avere le qualità necessarie per dirigere l' orchestra.
In particolare gli avversari lo accusano di non aver guadagnato i galloni sul campo, ma di essere stato nominato generale dal padrone delle ferriere. In effetti è così. Si dà però il caso che coloro i quali gli rimproverano di avere questa macchia ne abbiano una identica sul proprio curriculum, essendo a loro volta stati scelti dal deus ex machina. Non ce n' è uno fra gli azzurri che sia stato selezionato in base ai propri meriti, inesistenti.

Chi osteggia Parisi imputandogli di avere ricevuto il battesimo dal Cavaliere è come quel bue che dava del cornuto all' asino. Prendiamo Toti, attuale governatore della regione Liguria. Era un egregio direttore televisivo in Mediaset (Rete 4 e Italia 1), e all' improvviso fu scaraventato nel partito con il compito di incentivarne la crescita. Il suo ingresso nel centrodestra non fu salutato da scroscianti applausi. Toti venne freddamente accolto, poi si inserì discretamente, salvo essere in seguito confinato a Genova. Adesso, proprio costui è tra i principali oppositori della recluta Parisi. Paradossale, anzi ridicolo. Ma il plotone degli incazzati con il neo leader è assai folto. Il più scatenato è Brunetta che ambiva a impugnare il bastone di comando e che ora invece si trova davanti un signore fino a poco tempo fa ignoto alle folle degli elettori. Un altro che aspirava a salire in cielo è Romani, brava persona la cui fama però è soltanto rionale. Altri colonnelli hanno il dente avvelenato con Berlusconi senza rendersi conto di essere già stati miracolati dal medesimo, ben consapevole che il carrierismo e la bramosia di potere superano la gratitudine. In sostanza, nella presente congiuntura i graziati da Berlusconi sono suoi acerrimi nemici.
Non gli perdonano di non aver concesso loro un' altra grazia.

Soltanto la Gelmini e la Carfagna si stanno comportando signorilmente e cercano di arginare la rivolta dei falliti, politici di risulta che dopo avere ammazzato il partito tentano pure di sotterrarlo: vadano a nascondersi prima di essere rottamati.

di Vittorio Feltri

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  • sorvittor

    sorvittor

    10 Settembre 2016 - 20:08

    In ogni Paese democratico che perde va a casa. In Italia chi perde viene, promosso, riciclato, va in Europa.....Mi domando coma possa riaggregare un Partito Politico uno personaggio che ha perso al confronto elettorale per sindaco del comune di Milano. Non lo avrei mai votato, perché si è presentato in compagnia di gente (Passera) che ha fatto parte del Governo Monti.

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  • Kallianos

    10 Settembre 2016 - 20:08

    Ulisse rivendicò la sua onorabilità trafiggendo tutti i Proci che occupavano il suo palazzo. Berlusconi dovrebbe fare la stessa cosa. Lo stato di crisi non si può attribuire al Generale ma ad un esercito di prezzolati e famelici codardi. Prima li trafigge prima si potrà parlare di ripresa e credibilità. Per dirla con un vecchio termina milanese, erano e sono "maroja" nulla di più.

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  • placidoolivieri

    10 Settembre 2016 - 09:09

    toti, brunetta, gasparri. Tutti presi per i capelli e destinati, per volere di berlusconi, a compiti e funzioni molto superiori alle loro capacità. brunetta, poi, da chi lo conosce, i veneziani, è stato sonoramente bocciato al voto popolare.

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  • COUNSELOR

    10 Settembre 2016 - 09:09

    la critica a Parisi non è dovuta alle stellette conferitegli da Berlusconi senza un'adeguata carriera politica. I colonnelli di FI, e così la maggior parte dei suoi elettori, non sono d'accordo sulla scelta: Parisi non sta facendo la "guerra" a Renzi, anzi è d'accordo sul proseguimento della legislatura anche in caso di vittoria del no . Problema non considerato da F. per la sua svolta renziana.

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