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Reazione a catena

"Per chi chi prendono?": Bersani contro l'ambasciatore Usa e il sì al referendum, ora Renzi è nei guai

"Per chi chi prendono?": Bersani contro l'ambasciatore Usa e il sì al referendum, ora Renzi è nei guai

"Sono cose da non credere... Ma per chi ci prendono?". Pier Luigi Bersani commenta così le parole dell'ambasciatore Usa, John Phillips, che ha invitato gli italiani a votare al referendum costituzionale. "Qui c'è una cosa di fondo: aver allestito un appuntamento come fosse un giudizio di Dio darà fiato alla speculazione finanziaria e a tutti quelli che vogliono mettere mano sul nostro destino". "Chi può deve raffreddare questo clima. Perché il giorno dopo il referendum, sarà tutto come il giorno prima. Con lo stesso governo e con gli stessi problemi. Teniamo i piedi per terra".

Il fronte del no nel Pd - Alla fine, dunque, l'assist di Phillips a Renzi si potrebbe rivelare un clamoroso autogol per il premier, già in difficoltà sul tema referendum e ora ancora più in crisi per l'"amico americano" e le critiche piovute da Forza Italia, M5S, Lega Nord ma soprattutto dal fronte interno al Pd. Proprio Bersani guiderà la fronda di chi, tra i democratici, voterà "no". Riunione tra i deputati e i senatori bersaniani prevista mercoledì sera alla sala Salvadori di Montecitorio, ci saranno "anche qualche dirigente dal territorio" ma non Gianni Cuperlo e i suoi, già impegnati in una loro riunione. Un no non ancora ufficializzato ma, per dirla con Davide Zoggia, "ormai nelle cose visto che, al momento, la volontà di cambiare l'Italicum da parte di Renzi c'è solo a parole. Se fa sul serio, convochi un tavolo per concordare una proposta del Pd altrimenti...". Si valuta se promuovere o meno comitati per il No. Se fare campagna attiva, alla D'Alema insomma. Bersani però frena: "Non darò indicazioni e non farò comitati ma se mi chiedete come voterò al referendum, rispondo che per ora il mio è un no".

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