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L'intervista di Pietro Senaldi

"Io, Dell'Utri, Berlusconi e la Mafia". Il big di Forza Italia confessa: "Tutta la verità"

Gianfranco Micciché visto da Benny

Onorevole Micciché, parliamo di Parisi?
«Parliamo di politica. Forza Italia era un malato a letto senza cure, era rimasto un progetto ideale senza struttura, senza neppure la sede nazionale. Bisognava intervenire e smuovere le acque, con qualcosa di nuovo, per questo sono un tifoso di Parisi».

Da Forza Italia lo accusano di essere Papa straniero...
«Toti definisce così Parisi. Mi viene da ridere: che cos’era Toti fino a tre anni fa? Uno straniero neppure Papa. Voglio bene a tutti gli esistenti, ma solo una figura nuova può dare la scossa. Mentre parlava nella sua convention a Milano, ho mandato a Parisi un sms esplicito: “Abbiamo bisogno di te”. Se ne rende conto anche chi non lo dice».

I giornali hanno scritto che lei, con la Gelmini, era la presenza politicamente più importante in platea...
«Mi ha fatto piacere ma è vero solo per la Gelmini. Io non sono neppure parlamentare».

Che impressione ha tratto dalla due giorni parisiana?
«Buona. Tanta gente, soprattutto bella gente. Sangue fresco, e anche qualche ritorno importante. Non i rompicoglioni che se ne erano andati perché rimasti senza poltrona ma persone di qualità. A voler muovere una critica, forse è stata un po’ noiosa. Stefano non ha la forza travolgente di Berlusconi».

C’è chi dice che sarà proprio Berlusconi a uccidere Parisi. Teme anche lei che finirà così?
«Berlusconi mi ha telefonato sabato e mi ha detto di essere molto contento della riuscita dell’evento».

È rimasto un grande punto di domanda sul programma di governo del manager, lei ha capito qualcosa?
«Berlusconi ha annunciato una conferenza programmatica con Brunetta e Romani. Credo che ne sapremo di più allora».

Ma come, il programma di Parisi lo scrive Berlusconi?
«Lo stanno studiando insieme. È più semplice di quanto sembra. Da anni si cercava un erede del Cavaliere e quando Parisi ha perso a Milano, tutti quanti abbiamo tirato un sospiro di sollievo pensando che potesse essere un’ottima risorsa a livello nazionale. È molto bravo, viene dalla politica, è un imprenditore, sa parlare. Merita una chance».

Come si riconquista l’elettorato perso?
«Cavalcare la protesta come fanno i Cinquestelle è una politica con le gambe corte e la sinistra al governo ha peggiorato le condizioni degli italiani. Abbiamo delle praterie davanti da conquistare, basta recuperare lo spirito del 1994».

Ma non è finita quella stagione?
«La due giorni di Parisi è un’importante ripartenza».

Parisi ha un problema dentro Forza Italia?
«Non credo. Alla fine Berlusconi sarà il presidente e lui l’amministratore delegato».

Ma Toti è andato a Pontida e Brunetta e Romani non erano al Megawatt a Milano. Sicuro che vada tutto bene?
«Brunetta e Romani staranno sempre con Berlusconi. Toti va a Pontida perché ha un rapporto forte con la Lega e punta molto all’asse dei governatori del Nord con Maroni e Zaia. Cerca di far quadrare i suoi conti ma non è incompatibile con Parisi. Il guaio di Forza Italia è che molti preferiscono essere armatori di una zattera alla deriva piuttosto che mozzi di una nave da guerra».

Salvini però si definisce incompatibile...
«Lui non può decidere cosa vuole in casa nostra, altrimenti io mi metto a dire che preferisco Maroni a lui. Anche Bossi ha dato cento volte del fascista a Fini, poi da statista, benché in canottiera, ha sempre cercato l’accordo politico. La struttura dell’alleanza del centrodestra non è variabile: Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia. E se a Salvini non va bene, significa che andremo da soli».

Non ha citato Ncd: una dimenticanza?
«Credo che Ncd sia perso alla causa».

Per il centrodestra o come partito?
«Entrambe le cose. Con Alfano ci sentivamo spessissimo, lo proposi io come presidente della Regione Sicilia. Ancora fino a poche settimane fa ero io il tramite tra lui e Berlusconi, che mi chiedeva di tenerlo in qualche modo agganciato. Poi Angelino, in concomitanza con le notizie uscite sui giornali sugli affari di suo fratello, non si è fatto più sentire. Immagino che si sia legato a Renzi definitivamente. Forse fonderà una corrente del Pd. Credo che ormai Alfano, e Casini, siano diventati consapevoli della loro incapacità a fondare e rappresentare il centro».

E i suoi elettori, peraltro concentrati in gran parte in Sicilia?
«Con un senatore siciliano di Ncd abbiamo fatto un esperimento: abbiamo chiamato a uno a uno gli uomini del partito chiedendo se sarebbero rimasti anche se Ncd fosse andato a sinistra. Il 70% ha risposto di no. E se in Sicilia sono il 70%, figurarsi altrove, solo il 10% sosterrebbe alle elezioni un Angelino renziano».

Lei si candiderà presidente della Regione Sicilia, il prossimo autunno?
«No, io mi candiderò a consigliere regionale, decideranno gli elettori. Voglio verificare il mio stato di rottamazione. Ho 62 anni, sono qui a Milano oltre che per Parisi perché sono appena diventato nonno, di Anita, e nel mio curriculum ormai non ho più spazio. Ho fatto il deputato, il viceministro, il ministro, il sottosegretario di Stato, il presidente dell’Assemblea Regionale. Mi ricandido in Sicilia solo perché chi governerà l’Italia nel 2018 dipende da come andranno le elezioni del 2017 in Sicilia».

Non è una visione un po’ campanilista, seppure illustrata dall’uomo del 61-0, il miracolo delle Politiche del 2001?
«No, è un calcolo. Dodici assessori regionali siciliani del centrodestra valgono almeno 400mila voti. Tutte le ultime elezioni Politiche sono state vinte con uno scarto inferiore».

Però in Sicilia vincerà Grillo...
«Cinquestelle non ha mai vinto quando si votava a turno unico. Raggiungerà il 27%. La sinistra non esiste, è sotto il 10. Noi, se uniti, possiamo arrivare al 35%».

Senza Alfano?
«Le porte ad Alfano io le tengo aperte, ma si vota troppo a ridosso delle Politiche, è difficile che Ncd possa replicare la strategia di Milano, dove ha sostenuto il centrodestra. A meno che Renzi non sia così lucido da suggerire ad Alfano di sostenerci in chiave anti-grillina».

E senza Salvini?
«La Lega in Sicilia conta poco. Non basta mettersi una felpa con la scritta “Palermo” per ingannare gli elettori; sui muri siciliani non è infrequente imbattersi in scritte tipo “Salvini boia”. Noi siamo la regione più moderata d’Italia, la Dc era al 50%, i toni di Salvini sono troppo forti, i moderati sono tali anche perché sono gente educata. Non si può dare del traditore alla salma di Ciampi, la critica va bene, l’insulto no».

Adesso Salvini dice che vuol rottamare il movimento Noi con Salvini e fare un nuovo soggetto, magari con un nuovo capo...
«Beh, con Noi con Salvini un minimo di voti li poteva pescare. Con il simbolo della Lega sarebbe impossibile. Il nuovo movimento può essere un’idea, un contenitore è troppo poco per racchiudere tutto il centrodestra, si riempie troppo in fretta. Per questo noi stiamo anche con la destra di Nello Musumeci, dove hanno trovato riparo tutti i vedovi siciliani di Fini».

Con Fini lei provò il dialogo, nel 2009 fondando una costola siciliana del Pdl...
«Il progetto fallì perché Fini si staccò da Berlusconi mentre gli elettori stavano ancora con Silvio. A Fini l’ha fregato Napolitano, facendogli balenare in testa chissà che cosa se avesse mollato il Cavaliere. Gianfranco non si rese conto di essere usato dal Quirinale e spaccò a sinistra, ma con una tradizione e uomini che arrivavano e prendevano voti a destra. Un suicidio».

Fu lui a far cadere Berlusconi?
«Fu l’Europa. L’Europa ha fatto più danni a Berlusconi della sinistra. Nel 2011, siccome Berlusconi dialogava con Putin e si ribellava ai diktat europei sulle banche, tramò per destituirlo. Ma anche prima provò a fermarlo. Mi tocca dare ragione a Martino, che già nel ’93 era contro l’Europa, ma allora era solo e sostenere posizioni antieuropeiste significava perdere voti».

In che modo l’Europa avrebbe danneggiato Berlusconi?
«Se non abbiamo abbassato le tasse al 33% e rilanciato il Paese è perché, fin dal 2004 l’Europa si è sempre opposta. Il taglio delle tasse è un progetto a lunga scadenza, porta benefici dopo un paio d’anni, ma se nel frattempo l’Unione ti costringe ad abbassare il debito pubblico non puoi perseguirlo. L’Europa non ci ha mai dato aperture di credito sulla politica fiscale, così ci siamo dovuti accontentare di tagliare le tasse sulla casa, contenere quelle sull’eredità, accontentare alcune categorie come i taxisti. Oggi mi sono convinto che è la Ue il vero nemico dell’Italia, è l’Europa ad averci cambiato la vita in peggio, in questo do molta ragione a Salvini, anche se gli critico la deriva lepenista».

Sembra essersene convinto anche Renzi ultimamente...
«Renzi la attacca perché non gli consentono di derogare al patto di stabilità, ma fino a ieri è stato il più supino di tutti con l’Europa».

Più di Monti?
«No, Monti era addirittura complice. La verità è che l’Unione non ha una forza politica propria, quindi comanda il più forte, quindi la Germania, che persegue solo i propri interessi. Ma la miopia della politica della Merkel è dimostrata dal fatto che oggi gli stessi tedeschi, nonostante tutti i favori e i privilegi che lei ha garantito alla Germania, si preparano a mandarla a casa. Sarà la vittima più illustre del fallimento del progetto Ue che ha sabotato».

Perché l’Italia non è mai riuscita a farsi valere in Europa?
«Perché nelle Commissioni Ue abbiamo politici inadeguati. L’unico capace di imporsi in Europa è stato Tremonti, quando era ministro dell’Economia. L’Italia è tra i sei Paesi che hanno potere di veto e Giulio, che amo definire “uno stronzo raffinato”, con la sua “r” moscia sapeva quando esercitarlo. Era bravissimo e ascoltava anche le esigenze del Sud. Quelli di oggi invece... La Ue ci ha appena rifilato due mazzate che ci costeranno miliardi e ammazzeranno la Sicilia».

A cosa si riferisce?
«Ha tolto i dazi sulle arance, come denunciato da Libero tre giorni fa, e ha vietato la pesca del tonno. Poi ha allargato le maglie delle reti da pesca, così che il pesce scappa da quelle dei nostri pescatori per finire in quelle dei tunisini, che sono più strette. Risultato: al mercato di Palermo c’è lo stesso pesce di prima, solo che adesso arriva dalla Tunisia anziché da Mazara del Vallo».

Renzi è un rivale per lei, ma le piace almeno un po’?
«Era partito con idee giuste, quasi liberali, specie sulle tasse. Puntava sul Nazareno, poi però sta a sinistra e la struttura del partito l’ha condizionato, gli ha impedito di essere un premier innovatore».

Cosa voterà al referendum sulla riforma della Costituzione?
«Che domanda inutile».

Cambiamo spartito: cosa pensa di Dell’Utri in carcere?
«È un dolore infinito. Dell’Utri non è un mafioso. Aveva solo qualche conoscenza negativa, ma negli anni Settanta in Sicilia tutto era mafia».

La mafia a quei tempi ricattava, minacciava, ammazzava chi non si piegava, bisognava trattare...
«Io ero un venditore di Publitalia, e quindi ero completamente fuori dal discorso. Ma a quel tempo tutti gli imprenditori in Sicilia dovevano venire a patti con la mafia, altrimenti non avrebbero potuto lavorare. Se un negoziante paga il pizzo è colpevole lui o lo Stato che non riesce a difenderlo? Dell’Utri ha risolto a Berlusconi qualche problema in Sicilia? Vi ricordo che ai tempi dello sbarco in Sicilia, al tavolo dell’Armistizio di Cassibile con gli americani e lo Stato italiano c’erano anche la Chiesa e la mafia».

Il presidente Mattarella potrebbe graziarlo?
«Sarebbe giusto, e i siciliani capirebbero. Ma sinceramente non credo che Mattarella avrà mai questo coraggio. Tra due anni Marcello uscirà, auguro allo Stato di scampare alla vergogna di farlo morire in carcere».

Quindi lei è a favore della trattativa Stato-mafia?
«Questo Paese è una barzelletta. Quando si è in guerra, si tratta, la mafia è stata battuta, e questo dimostra che lo Stato ha fatto bene a trattare».

Chi ha sconfitto la mafia?
«Si è sconfitta da sola, quando ha ucciso Falcone e Borsellino, perché ha costretto lo Stato a reagire. Ma era già una mafia perdente, vittima di sanguinose guerre intestine. In realtà la mafia ha cominciato a perdere con la caduta del Muro di Berlino».

Questa me la spieghi bene...
«L’ho scoperto quando ero a Scotland Yard per la Commissione Antimafia. La caduta del muro ha raddoppiato il mercato europeo della cocaina e dell’eroina e la Sicilia non è più stata geograficamente strategica. I boss sudamericani del narcotraffico hanno mollato Cosa nostra per puntare sulla mafia georgiana, e in qualche mese quella siciliana ha perso un giro d’affari da ventimila miliardi l’anno. La mafia si è impoverita di colpo, non ha più potuto pagare e lì è nato il fenomeno del pentitismo, colpo di genio di Violante e Buscetta: è Buscetta che ha distrutto la mafia».

Facendo i nomi?
«Non solo. Al maxi processo parlava nascosto da un paravento. A un certo punto, come in un film, l’ha scostato e si è fatto vedere. È stato il segnale: potete parlare, la mafia non vi farà nulla. Anzi, vi conviene perché oggi lo Stato vi garantisce per parlare quello che la mafia un tempo vi garantiva per stare zitti: protezione, una nuova vita, soldi, una casa. Addirittura una crociera. Si ricorda le foto di Buscetta a torso nudo sul ponte della nave nell’estate del ’99? Tutto studiato mediaticamente. Devo riconoscere che nella lotta alla mafia la magistratura palermitana è stata strepitosa».

Non sempre direi...
«Certo, solo all’inizio. Poi è subentrato il pentitismo di Stato, quando i pm volevano far dire ai pentiti quello che avevano in testa loro e non solo la verità. Un gruppo di magistrati che si erano montati la testa. Hanno inquisito il numero uno della Dc siciliana, Calogero Mannino e il presidente della Provincia di Palermo Francesco Musotto, poi assolti. Anche l’onorevole Gaspare Giudice, che si ammalò di cancro a causa del processo, l’ha certificato il suo medico, ed è stato assolto un mese prima di morire, altrimenti sarebbe morto con il sospetto».

L’ex governatore Cuffaro però è stato condannato...
«Ma anche lui non è un mafioso, ha solo incontrato dei mafiosi, che ai suoi tempi in Sicilia era cosa all’ordine del giorno. È stato un periodo terribile, la magistratura era impazzita. Si ricorda di Ingroia? Ha inquisito tutti, la sua fama era arrivata perfino in Giappone dove ce lo invidiavano, mi ha confidato un giorno la Cancellieri, poi si è candidato in politica. E gli elettori l’hanno meritatamente punito. Vuole sapere come ho fatto io a fare politica in Sicilia per oltre vent’anni senza subire neppure un processo?».

Francamente sì, ci terrei molto: come ha fatto?
«Perché non ho mai voluto neppure incontrare nessuno. Avevo 4-5 persone che mi dicevano chiaramente i luoghi e gli appuntamenti da evitare e mi suggerivano di scendere dal palco quando ci saliva qualcun altro. Un autentico schermo protettivo che mi isolava da tutto. Ovviamente, questo l’ho pagato in termini di consenso, ma ne è valsa la pena».

Oggi la mafia in Sicilia è ancora pericolosa?
«Penso che sia molto più pericolosa altrove, oggi».

In Campania e in Calabria?
«In Lombardia».

di Pietro Senaldi

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Commenti all'articolo

  • marino43

    21 Settembre 2016 - 16:04

    Ma vi dirò di più...cosa dire dei giornali e giornalisti che lo hanno sempre esaltato? Quei giornali e giornalisti sono sempre lì perché sono necessari al condannato per evasione fiscale che ancora una volta se l'è sfangata con una prescrizione per la compravendita dei senatori. Lui fuori, l'altro con i soldi e voi rincoglioniti in silenzio e noi tutti li manteniamo.

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  • marino43

    21 Settembre 2016 - 12:12

    Cari signori che definite questo individuo con il cervello spappolato ( avete ragione!) ma vi ricordo che questi personaggi e tutti quelli che girano attorno al condannato per evasione fiscale, in qualche modo sono coinvolti. Il partito F. I. ( con le dovute differenze ovviamente!) è un partito nato in quel contesto mafioso..ma più di 9 milioni di deficienti lo hanno votato e continuano a votarlo.

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  • JamesCook

    21 Settembre 2016 - 09:09

    Nell'intervista (su Cuffaro) si legge: Anche Lui non è un mafioso, ha solo frequentato dei mafiosi!! Poi non troppo velatamente fa capire che: Quando si è in guerra, si tratta, la mafia è stata battuta, e questo dimostra che lo Stato ha fatto bene a trattare». Ora ditemi voi se questo personaggio non ha il cervello spappolato, Miccichè fosse stato in America ora sarebbe in galera.

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  • JamesCook

    21 Settembre 2016 - 01:01

    Questo è un pazzo ha il cervello spappolato dalla cocaina...... Questi individui siciliani hanno rovinato e ricattato Berlusconi! La mafia lo lascia in vita perchè è una gola profonda..........

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