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Allarme rosso

Bechis smaschera Franceschini: il sogno più grande del ministro

Bechis smaschera Franceschini:  il suo sogno più grande del ministro

La notizia che ha fatto sospirare mezzo Palazzo ieri è arrivata a metà mattinata: niente assemblea del gruppo Pd, tutto rinviato a questo pomeriggio verso le 15. Tutti più sereni nei banchi del partito di Matteo Renzi. Anche perché non saprebbero davvero cosa dire in quell' assemblea. E pochi hanno pure capito di che si debba discutere. Sì, un ordine del giorno ci sarebbe, ed è conseguente a quel che è chiamata a votare la Camera dei deputati: una mozione originariamente di Sel, a cui se ne è aggiunta una del Movimento 5 stelle, per impegnarsi a riscrivere il testo dell' Italicum prevenendo una possibile bocciatura della Corte Costituzionale. Sembrava un tema urgentissimo, perché la Corte aveva in agenda l' esame dell' Italicum il 4 ottobre.

Però proprio prima del voto su questa mozione la Corte ha fatto lo scherzetto di rinviare sine die la sua pronuncia, e così nessuno sa cosa fare. Devono tutti discutere se dire sì o no all' idea di discutere sull' Italicum. Siccome sono due partiti di opposizione a chiedere di discutere, per principio il Pd dovrà votare no, perché guida la maggioranza. Ma dice di no a chi gli chiede di discutere quel che pubblicamente ha accettato di discutere. E quindi sono arrovellati dal dubbio: «Renzi ha detto discutiamone pure, ma qui ci sono mozioni di chi ci vuole male che ci chiedono di discuterne. Che facciamo? Diciamo di no? Non ne discutiamo?». Se uno non fosse abituato ai riti della politica e ai grandi dibattiti da divano di Montecitorio avrebbe l' impressione di trovarsi nell' unico manicomio che in Italia non è ancora stato chiuso. Sono tutti presissimi a discutere, accapigliarsi, dividersi, elaborare grandi strategie sul nulla: «Discutere se dobbiamo discutere quel che vogliamo discutere senza che una minoranza ci imponga di discuterlo».

Anche passassero le mozioni di Sel o del Movimento 5 stelle, non accadrebbe un fico secco: solo che la Camera impegnerebbe se stessa a discutere, come tutti dicono per altro di volere fare. Eppure su questo nulla assoluto nei corridoi del Palazzo si formano capannelli, si iniziano trattative estenuanti, si provano a fumare calumet della pace. Al centro di tutto c' è quella povera anima pia di Lorenzo Guerini, vicesegretario del partito, cui Renzi diabolicamente ha affidato la «mediazione» sui contendenti del nulla. Guerini dice che tocca a lui «perché ho l' impronta democristiana, e cerco di mediare tenendo sempre gli interessi di tutti». Si porta a spasso qualcuno di Sel per capire se si possono smussare i toni della mozione presentata. Poi altra passeggiata con Roberto Speranza e qualche altro galletto della minoranza Pd. Poi un giro con l' alfaniano di turno. Guerini si ferma e fa il punto delle trattative sul nulla con un gruppetto di giornalisti parlamentari, golosissimi di anticipazioni su questa grande contesa.


Si capisce così che Angelino Alfano preme per una mozione congiunta con il Pd dove si dica: «Va bene, discutiamo!». I centristi non vogliono sembrare di essere fuori della partita, e hanno bisogno di un segno formale dal Pd, in modo da gongolare: «Due cuori e una mozione». Su che? Sul nulla, ma insieme. Però a questo punto insorge gelosa la minoranza del Pd, che fino a ieri chiedeva una mozione di partito dove ci si impegnava a discutere del cambiamento dell' Italicum. Ma ora al solo pensiero di dovere votare insieme ad Alfano, non la vogliono più. Guerini allarga le braccia: «Sì, mi hanno chiesto il favore di non presentare una nostra mozione. Che devo dire? Io faccio tutti gli sforzi per tenere insieme le ragioni di tutti, poi se non è possibile, pace». Mica è finita qui, però. Perché arriva un altro Pd di peso, anche lui democristiano della prima ora: Giuseppe Fioroni.

Prende sotto braccio un esausto Guerini e sibila: «Ma sai che io voterei la mozione del Movimento 5 stelle che invita a discutere dell' Italicum e a sostituirlo con il proporzionale puro? Per me è perfetta...».
Se domina il nulla a Montecitorio, è perché la politica è prigioniera di un solo tema: il referendum costituzionale. Che a palazzo e dentro il Pd è vissuto con una sola domanda: resterà al suo posto Renzi? E se vince il No come dicono i sondaggi, chi prenderà il suo posto? Di questo parlano nei conciliaboli privati. Di questo malignano fra loro i deputati Pd. Ieri un gruppetto in cortile ne discuteva animatamente, e uno di loro ha lanciato il sasso: «Avete notizie di Dario Franceschini? In tre mesi sempre zitto, e una sola dichiarazione politica, sulla necessità di cambiare la legge elettorale...». Messaggi in codice per dirsi che forse è lui, il ministro dei Beni Culturali, a scaldarsi per il dopo Renzi. Sulla carta nel partito di maggioranza è quello che può vantare più truppe della prima ora: Franceschini è l' azionista di maggioranza nei gruppi parlamentari di Renzi. Ma non è il solo a potere ambire a fare da pontiere verso la fine della legislatura se le urne si mettessero male. È il solo tema che occupa tempo e chiacchiere dei parlamentari in queste settimane. Il resto è nulla.

Franco Bechis

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Commenti all'articolo

  • lucyrrus

    22 Settembre 2016 - 06:06

    LA MALATTIA DI CUI SOFFRONO LA DEFINIREI: ECCESSO VIRALE DI AUTOSTIMA !

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  • eden

    22 Settembre 2016 - 04:04

    La soluzione c'è, tutti a casa, basta con questi incapaci. Mattarella sciolga le camere e andiamo al voto.

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    • bruno osti

      23 Settembre 2016 - 12:12

      Mattarella non può sciogliere le Camere se i presidenti non sono d'accordo nel farlo:. Solo il Parlamento può sfiduciare il Governo. Andiamo a votare: PD 30%, Mov, 28%, Lega 12%, FI 11%; FdI 4%; gli altri non contano una cippa. Chi lo farebbe un governo?

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