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L'intervista al governatore

Roberto Maroni: "Mattarella non ostacolerà il referendum sulla Nordexit"

Roberto Maroni visto da Benny

Abbiamo incontrato un Roberto Maroni straripante e in piena sintonia con Salvini: no euro, no tasse lombarde a Roma, no Parisi, zero finanziamenti ai Comuni lombardi che accolgano immigrati clandestini e misure legislative a tutela dei frontalieri. Ne ha per tutti il governatore lumbard, anche per il “fratello” Bossi.

Governatore, il Canton Ticino vuole rimandare a casa 60mila lombardi con un referendum contro i frontalieri...
«Premesso che qualsiasi referendum merita sempre rispetto perché è sintomo di democrazia, l’esito della consultazione del Canton Ticino non avrà effetto immediato. Vedo un’operazione di politica interna dettata non da esigenze di sicurezza ma di “pancia”, più che un vero e proprio attacco ai nostri frontalieri. Senza i nostri lavoratori l’economia ticinese andrebbe in crisi. Ricordo che due anni fa l’intera Svizzera tenne un identico referendum il cui esito non fu mai applicato».

Se così non fosse, la Lombardia come tutelerà i frontalieri? Ha chiesto a Renzi e al governo contromisure adeguate?
«Incontrerò presto i governatori di Canton Ticino e Canton Grigioni dove lavorano rispettivamente 60mila e 5mila connazionali. Voglio capire le loro reali intenzioni. Ho chiesto a Renzi di approvare urgentemente una proposta di legge votata dalla Lombardia e depositata da un anno e mezzo in Parlamento che prevede l’istituzione della “Zes” (zona economica speciale), ovvero un’area entro 20 chilometri dal confine con il Canton Ticino con benefici fiscali per le imprese che assumono e creano posti di lavoro».

Il Parlamento, quindi, si sta adoperando per i frontalieri?
«Dopo un anno e mezzo la proposta “Zes” non è ancora stata calendarizzata e proprio in questi giorni ho scritto ai parlamentari lombardi per sensibilizzarli sul punto e perché votino la nostra proposta di legge. Non penso che nel breve periodo i frontalieri debbano temere licenziamenti, ma il legislatore ha il compito di prepararsi per tempo anche al peggio».

Questo elvetico “prima i nostri” ha un accento leghista?
«No! La Bossi-Fini respingeva gli irregolari, ma non chi aveva permesso di soggiorno e contratto di lavoro. In Ticino parliamo di lavoratori italiani assunti da anni con regolari contratti di lavoro. C'è una bella differenza tra regolari e irregolari!»

A proposito di "irregolari", lei dichiarò che la Lombardia non avrebbe finanziato i Comuni che avessero accolto clandestini in strutture pubbliche, conferma?
«La mia posizione è quella espressa insieme ai governatori del Nord Zaia e Toti nel documento di Genova: sono benvenuti i profughi veri, ossia i rifugiati che scappano dalla guerra, mentre i ragazzotti in cerca di fortuna, vestiti di tutto punto con Iphone o Ipad in mano, devono tornare a casa. Confermo che abbiamo avuto richieste finanziarie da Comuni lombardi che avevano dato ospitalità a immigrati clandestini e non li abbiamo finanziati. Purtroppo il più delle volte l'accoglienza degli irregolari avviene per volontà dei Prefetti».

Avete approvato altre norme regionali per regolamentare l'onda migratoria?
«Abbiamo vietato l’ingresso con il volto coperto nelle strutture pubbliche, poi abbiamo approvato la legge anti-moschee. Lanciamo un messaggio importante: se non sei regolare, ti rendo la vita impossibile. Il governo, però, manda segnali di segno esattamente opposto, rendendo il nostro compito molto più gravoso».

Il 4 dicembre c’è il referendum costituzionale. Lei come voterà?
«Voterò “no” senza dubbio per tre motivi. Il primo è che, a dispetto delle dichiarazioni, la riforma costituzionale non prevede un Senato federale: infatti, in Europa l'unico vero Senato federale è il Bundestag, perché i rappresentanti territoriali non sono nominati, ma hanno il vincolo di mandato con l'elettore. I senatori federali devono esprimere la volontà politica degli elettori regionali. Il secondo: non è vero che viene meno il bicameralismo. È un feticcio, perché il 90% dei provvedimenti sono decreti-legge che devono essere convertiti entro 60 giorni in leggi. Il problema vero è che ci sono troppe leggi, non chi le approva. Il terzo motivo che mi sta particolarmente a cuore è la cancellazione delle autonomie».

Pensa che le Regioni vengano di fatto commissariate dalla riforma?
«Proprio così. Vengono ridotte le competenze esclusive delle Regioni e s’introduce la “clausola di supremazia” per cui il governo a propria discrezione può intervenire unilateralmente in queste materie invocando un presunto interesse nazionale. Un totale accentramento di potere a Roma che penalizzerà fortemente le regioni del Nord».

Con la riforma paga dazio la Lombardia che ha il bilancio in attivo, mentre altre Regioni hanno deficit colossali?
«Le Regioni del Nord oltre al danno patiscono la beffa, perché centralizzare tutto a Roma, significa abbassare gli standard. Paghiamo noi i bilanci deficitari di altri. Abbassano gli standard per livellare Nord e Sud: noi abbiamo solo da perderne! Il 13 ottobre a Milano terremo una manifestazione intitolata "Serve un no” contro la riforma che cancella le autonomie».

Per risolvere la questione settentrionale è sempre più necessario quel processo autonomista che Libero ha chiamato Nordexit?
«Nordexit è la sintesi perfetta delle nostre esigenze. Il primo passo però è bocciare la riforma, poi parleremo del referendum autonomista lombardo-veneto. Per la Lombardia voglio lo statuto della Regione Sicilia, anzi mi accontento di una norma sola di quello statuto: il 100% delle tasse devono rimanere in territorio lombardo».

Sa bene che a Roma i soliti noti la pensano diversamente?
«Allora che mi spieghino perché la Sicilia sì e noi no, perchè due pesi e due misure? La Lombardia merita lo statuto speciale più degli altri: siamo all'avanguardia in Ue e non si discute la leadership italiana. Il 100% delle tasse deve rimanere sul territorio: è la ricompensa per i sacrifici dei lombardi dall'unità d'Italia in poi».

Nordexit fa rima con Brexit, la Lega è favorevole a un referendum per uscire dall'Ue?
«La Gran Bretagna ha avuto effetti postivi immediati e la nuova premier è determinata e tosta: farà molto bene! Ben venga il referendum in Italia».

Nessun dubbio sui vantaggi economici dall'uscita dall'area euro?
«Avremo utilità immediate a cominciare dalla disapplicazione della direttiva Bolkestein che manda a catafascio le nostre coste e le aziende turistiche. Potremmo riconquistare i mercati con l'eccellenza del Made in Italy, combattere da subito la contraffazione alimentare che penalizza i nostri prodotti e i vantaggi del cambio sarebbero fuori discussione. Però, come ha chiesto Salvini a Pontida, dobbiamo modificare la Costituzione nel punto in cui vieta la proposizione di referendum abrogativi di Trattati internazionali».

Pontida e gli attacchi di Bossi a Salvini: Lei da che parte sta?
«Dalla parte della Lega. Bossi diede anche a me del traditore, ma gli voglio bene come a un fratello, perché senza di lui la Lega non ci sarebbe e io non avrei fatto un’esperienza politica così importante. Oggi però non esiste il cerchio magico e il gruppo dei bossiani: le dichiarazioni di Bossi non possono certo provocare un crollo della Lega. Dà fastidio, però, che sia lui ad attaccare il segretario, perché aveva insegnato a tutti i militanti che il segretario va sempre difeso e sostenuto».

Insomma la vecchia Lega Nord per l'indipendenza della Padania è ormai superata dalla salviniana Lega Italia?
«Nel ’96 Bossi mandò proprio me al Sud per esplorare già allora un’espansione dei consensi oltre il Lombardo-Veneto, ma i tempi non erano maturi. Oggi c’è un’evoluzione politica e Salvini vuole riprovarci al Centro-Sud. Mission impossible? Vedremo. Ma: più la Lega va al Sud e più dovremo rafforzare le iniziative a difesa del Nord, magari rilanciando lo slogan “Prima il Nord” che avevo creato io nel 2012, quando sono stato eletto segretario della Lega».

Come considera Parisi e una coalizione di centrodestra con la Lega?
«Conosco bene Parisi: è persona capace che stimo molto e proprio per questo motivo mi ha un po’ deluso. La tanto annunciata convention è stata deludente perché non sono usciti né un programma, né una sola proposta forte su temi scottanti. Non ho visto in platea una società civile che guarda al futuro, ma i soliti noti. Non mi è parso proprio l’inizio di una fase nuova con gente nuova, ma il passato che torna. Dubito - e lo dico con dispiacere - che da lì passi il futuro del centrodestra: mancano le idee per recuperare i 10 milioni di voti moderati persi».

Ha incontrato Mattarella a Sondrio, cosa vi siete detti?
«Gli ho chiesto che difenda le Autonomie perché la riforma costituzionale rischia di cancellarle per sempre e mi ha favorevolmente stupito quando mi ha risposto che il Quirinale rimarrà neutrale sul referendum».
Vecchio cuore democristiano?
Risata…

di Matteo Mion

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Commenti all'articolo

  • miraldo

    04 Ottobre 2016 - 19:07

    Molto bene Maroni e molto in sintonia con Salvini e Zaia. Il popolo Italiano aspetta da voi la rinascita del paese ( quando si voterà naturalmente) ma quando???????????

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