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Scontro in Forza Italia

Stefano Parisi, l'insulto finale a Brunetta. Renato urla e lui lo mette a tacere così

Stefano Parisi, l'insulto finale a Brunetta. Renato urla e lui lo mette a tacere così

Forza Italia in Sicilia sta con Stefano Parisi. Inequivocabilmente. «Questa è casa tua», così lo accoglie il commissario azzurro Gianfranco Miccichè a Palermo, «prendi in mano la nostra bandiera, siamo stanchi di perdere, facci vincere le Regionali e poi le Politiche». Platea al completo, alle ex scuderie Sandron. In prima fila siedono Stefania Prestigiacomo, Renato Schifani, Gabriella Giammanco, Francesco Scoma, tra gli altri.

Altrove, nel partito, c' è un problema di rigetto verso "Energie per l' Italia" il progetto ideato da Parisi per rimotivare i delusi di centrodestra. In Sicilia no. «Qui non ci sono spaccature», assicura Miccichè, «siamo uniti. Abbiamo litigato in passato, ma adesso siamo tutti amici. Adoriamo Berlusconi. Ma Parisi è la figura adatta per far volare Forza Italia». Ci sono grandi aspettative di rivincita nell' isola. «Forti come noi non c' è mai stato nessuno, dal 61 a 0 in poi». Era l' anno 2001, quando la Casa della Libertà fece cappotto, aggiudicandosi tutti i collegi uninominali di Trinacria. Quel patrimonio elettorale è stato dilapidato per via di divisioni e gelosie tra colonnelli siculi. Lo stesso Miccichè, a un certo punto, aveva lasciato Fi per fondare il suo partito. Ora è tornato, richiamato dal Cav, nostagico dei fasti del passato. «Non ne possiamo più di perdere e di avere a che fare con la sinistra, aiutaci a vincere», è l' appello di Miccichè all' ex manager di Chili tv. Da sola Forza Italia è «moscia», c' è «qualcuno che grida ma non costruisce nulla». Per questo «non bisogna aver paura di Parisi. Temo di più la prospettiva di rimanere all' 11 per cento. Perciò preferisco essere mozzo di una nave da guerra e non comandante in una barca, purché la nave sia salda e vada verso la vittoria».

L' ex direttore di Confindustria non è tenero con i colonnelli azzurri. Li addita come i responsabili del tracollo elettorale di questi anni. «Forza Italia deve cambiare molto perché per anni è stata trainata da Berlusconi che l' ha fatta crescere in modo straordinario per la sua capacità di interpretare la gente, altri non hanno questa capacità». Parisi non si è montato la testa, giura, il dopo-Berlusconi sarà gestito da una leadership a più teste: «Io non sarò sicuramente come lui, dobbiamo fare una squadra con persone ed energie nuove». E soprattutto basta litigare: «La gente non ne può più della politica fatta nelle riunioni e a porte chiuse. Bisogna fare capire ai nostri elettori che non c' è una persona che può trovare soluzioni, ma ci sono persone che insieme, in modo onesto e legale, lavorano per il bene delle comunità. Non si può pensare al partito con una struttura gerarchica».

Altro tema su cui punta il leader di Energie per l' Italia è la moderazione. Dei temi e dei toni. «Dobbiamo avere dei leader che vanno in televisione a dire cose serie e moderate. Basta con le urla, chi se ne frega dell' audience. E io non mi fermerò». Dove è arrivata Forza Italia con gli "urlatori" da salotto televisivo? Non lontano, sottolinea ancora Parisi: «Ci sarà un motivo perché questo partito ha il 4% a Roma e a Torino. I responsabili ci sono e bisogna dirlo. Io non ci sto a fare l' equilibrista tra correnti, non mi interessa avere un senatore in più».

Queste considerazioni hanno scatenato la reazione della vecchia guardia. Tra tutti quella di Renato Brunetta, che lo accusa di proclamarsi «Vicario dell' Altissimo (Berlusconi, ndr)», ma di agire come un «rottamatore» non dichiarato. Parisi, attacca ancora il capogruppo azzurro, non ha «curriculum politico», è stato «bravo secondo in un' elezione amministrativa», gli fanno «schifo» i nominati da Berlusconi, ma poi «non vuole sottoporsi alle primarie» per la scelta della leadership. Lui? Non replica. «Mi insultano, ma va bene così», dice mister Chili, «finalmente in questo Paese si parla di centrodestra. Si è rimesso in moto il cervello». Parisi preferisce polemizzare con Matteo Renzi: «Il premier ha messo in testa ai mercati che se vince il No si otterrà un effetto simile a quello della Brexit: è una balla, se vince il No l' Italia sarà un Paese più stabile».

di Salvatore Dama 

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Commenti all'articolo

  • Anna 17

    Anna 17

    15 Ottobre 2016 - 20:08

    Ma qui si travisano i fatti. Ma quali siamo tutti amici?? Sostengono un perdente come Parisi? Ma non diciamo cialtronerie. F.I. non ha perso per i colonnelli, è passata dal 30 al 10% per le scemenze dette e fatte da Berlusconi e da quella rimbambita della Pascale oltre alla cerchia di amici personali. La gente non è fessa. Fessi sono coloro che pensano di prenderli in giro.

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  • iltrota

    15 Ottobre 2016 - 17:05

    Poveretto...non lo caga proprio più nessuno,,,,,,!

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