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Grigia tracotanza

D'Alema: chi vota sì al referendum è vecchio e stupido

Massimo D'Alema

Quando ha fatto la sparata per il No, Massimo D’Alema ha parlato di «molto anziani». Forse è per questa ragione che si è autoescluso dalla categoria, lui che, come poco elegantemente gli ha fatto notare il presidente del Pd, Matteo Orfini, «ha sessantasette anni». Gli ennesimi stracci dentro al partito di Matteo Renzi hanno cominciato a volare dopo che il Corriere della sera ha pubblicato un nuovo sondaggio. Secondo l’istutito Ipsos, mano a mano che trascorrono le settimane e la campagna elettorale per il referendum entra nel vivo il No mantiene saldamente un vantaggio sul Sì e, anzi, sale. «Ai primi di questo mese il No compiva per la prima volta il sorpasso (52%), ma il Sì rimaneva ad una incollatura. Oggi la distanzia si amplia a favore del No, al 54%», scriveva il quotidiano di via Solferino.

Ipsos segnalava una - curiosa - scarsa mobilitazione giovanile (solo il 51% degli under 35 intende andare a votare), un interesse alto per «ceti elevati», «i pensionati».

L’altro dato che ha colpito gli analisti, ma, soprattutto, l’ex premier e segretario dei Democratici di sinistra, “rottamato” da Matteo Renzi, è che soltanto nella fascia di età degli «ultrassentacinquenni» è maggioritario il Sì. È proprio da questo dato che ha preso spunto l’attacco, violento, alla riforma e al suo autore: «Renzi parla a nome di una gioventù che non lo segue, i giovani votano No, votano Sì solo le persone molto anziane forse anche perchè hanno maggiore difficoltà a comprendere questa riforma sbagliata», ha detto D’Alema. Quella del politico che fu tra i leader dell’eurosinistra non era una battuta sfuggita di bocca, se è vero che, sempre dallo stesso convegno sul Lago Maggiore, D’Alema aveva approfondito il concetto: «È come per la Brexit: gli anziani non si rendono conto che approvando la riforma renziana si rovina la vita dei nipoti. Spero che i nipoti facciano in tempo a farglielo capire...». Non importa se poi il referendum sulla Brexit alla fine era passato, ormai l’attacco dell’uomo che viene considerato il regista della minoranza Pd era stato sferrato.

«Io le riforme le ho fatte, lui no, vuole solo tornare al governo», ha risposto - freddo - il premier, dalla Sicilia. «Ma lui e Silvio Berlusconi non fermeranno il futuro», ha aggiunto.

L’attacco più violento - coordinato col segretario - è partito però dal presidente del Pd, Matteo Orfini, un tempo stretto collaboratore di “Baffino”: «Da una persona di 67 anni credo che sia un autogol dire una cosa del genere. Eppoi prendersela con gli anziani...», ha detto il deputato. Dopo Orfini, l’attacco in serie dei membri della segreteria del Pd, gli ultrarenziani: «Se non fosse ridicolo, sarebbe oltraggioso», attacca Alessia Morani. «Senza argomenti, da “addetto ai lavori” è diventato “addetto ai livori”», le ha fatto eco Anna Ascani. Infine, il senatore Andrea Marcucci: «Questa battuta di cattivo gusto conferma la sua grande arroganza».

di Paolo Emilio Russo

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Commenti all'articolo

  • papesatan

    23 Ottobre 2016 - 21:09

    Mai la divisione conservazione futuro è stata così netta:NO/SI

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  • vincenzomorganti1

    23 Ottobre 2016 - 19:07

    che baffino fosse un arrogante lo sapevano anche i cani e i gatti, non serviva quest' ultima sua uscita

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  • Happy1937

    23 Ottobre 2016 - 15:03

    Che volete, quando uno beve troppo vino........

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  • ernesto1943

    23 Ottobre 2016 - 15:03

    nel p.d. c'è un allevamento e un' avviata scuola di cani da combattimento.

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