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Lo scherzetto

Matteo Renzi, la legge sul conflitto d'interessi anti-Cav

Silvio Berlusconi e Matteo Renzi

C’è una sola riforma che manca alla serie di impegni che Matteo Renzi si è preso con la commissione europea da quando è arrivato a palazzo Chigi per avere il via libera alle sue manovre. E anche questa arriverà entro la fine del marzo 2017: l’esclusione per sempre di Silvio Berlusconi dal Parlamento e dal governo italiano. Non che il leader di Forza Italia abbia grandi speranze di tornare a sedersi su una poltrona a palazzo Chigi, alla Camera o in Senato (in caso di vittoria del No al referendum del 4 dicembre prossimo): la legge Severino lo ha reso incandidabile per 6 anni e quindi al momento dovrebbe saltare anche il prossimo turno di elezioni politiche.

Ma la pietra tombale per Berlusconi è scritta nero su bianco nel “crono-programma per le riforme” contenuto a pagina 19 del Documento programmatico di Bilancio 2017 che Renzi e il suo ministro cell’Economia, Pier Carlo Padoan, hanno inviato alla commissione europea per avere il via libera alla manovra del prossimo anno: entro il marzo prossimo sarà legge una nuova norma sul conflitto di interessi, che renderebbe così come formulata ineleggibile il leader azzurro.

L’ARTICOLO 13
Il testo che si promette di approvare è l’atto del Senato n. 2258, ed è di fatto quello approvato dalla Camera dei deputati che aveva unificato due testi presentati dal Pd (Gianclaudio Bressa e Irene Tinagli), due del Movimento 5 stelle (Riccardo Fraccaro e Fabiana Dadone), da Pippo Civati e da Sel (Arturo Scotto).

La norma tombale sulla candidabilità di Berlusconi è contenuta nell’articolo 13, che riguarda proprio l’ineggibilità dei membri del Parlamento, e prevede ci sia nei confronti di «coloro che abbiano nei confronti di un’impresa che svolge prevalentemente la propria attività in regime di autorizzazione o di concessione di notevole entità economica rilasciata dallo Stato che importi l’obbligo di adempimenti specifici, l’osservanza di norme generali o particolari protettive del pubblico interesse, alle quali la concessione o l’autorizzazione è sottoposta, la titolarità o il controllo, anche indiretto».

In questo caso il problema di Berlusconi sarebbe quello delle autorizzazioni attraverso cui trasmette Mediaset, e per potere tornare in Parlamento o a palazzo Chigi con quella norma dovrebbe vendere la partecipazione prima della presentazione della candidatura.

Quel testo anche per questo motivo ha scatenato polemiche in Senato fin dai suoi primi passi. Sono insorti praticamente tutti gli azzurri che sedevano nella commissione affari costituzionali guidata da Anna Finocchiaro, a cominciare da una delle senatrici più vicine al cavaliere, Maria Rizzotti, seguita poi da Lucio Malan, Antonio D’Alì e tutti gli altri intervenuti nella discussione in sede referente.

IL NO VERDINIANO
Ma il no è arrivato perfino da un esponente della nuova maggioranza come il verdiniano Riccardo Mazzoni, secondo cui «non è necessario prevedere limitazioni all’elettorato passivo, dopo l’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti e l’introduzione dei reati di scambio elettorale politico-mafioso e traffico di influenze illecite, per cui voterò contro».

Per stemperare un pizzico il clima la Finocchiaro ha proposto di interrompere la discussione e prima sentire in audizione gli esperti, l’ultimo dei quali è stato l’ex senatore Stefano Passigli, che per altro ha suggerito di introdurre misure intermedie fra il blind trust che la legge prevede negli altri casi e l’ineleggibilità, provando ad esempio con «la sterilizzazione dei diritti di voto appartenenti al titolare della carica pubblica oggetto del possibile conflitto».

Il voto del Senato inevitabilmente non potrà arrivare in questo 2016, visto che deve riprendere la discussione in commissione e poi si entrerà in sessio ne di bilancio e non si potrà più discutere. Quindi se è vera la promessa di Renzi e Padoan alla commissione europea di una riforma sul conflitto di interessi già in vigore a marzo 2017, non ci sarà altra possibilità che approvare la legge nello stesso testo licenziato dalla Camera. Estromettendo per sempre Berlusconi dalle istituzioni italiane...

di Fosca Bincher

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Commenti all'articolo

  • fragra

    24 Ottobre 2016 - 08:08

    Povero Renzi , Berlusconi gli fa sempre ombra e paura, l'unico modo x eliminarlo il conflitto di interessi, ma con i suoi soci di partito come farà, quelli che non hanno neanche gli occhi per piangere, ah,ahhhhh

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  • Chry

    23 Ottobre 2016 - 22:10

    Non ci vuole molto ad estromettere berlusconi... sono gli italiani che non lo vogliono più, non lo vota più nessuno

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  • iltrota

    23 Ottobre 2016 - 22:10

    L' estromissione di B. mi sembra, finalmente, una ottima cosa!!!! Il Pregiudicato ha già fatto troppi danni al Paese, ora e per sempre BASTA!

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