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Intervista a Libero

Massimo Parisi (Ala): "Tutta la verità su Berlusconi e D'Alema"

Massimo Parisi (Ala): "Tutta la verità su Berlusconi e D'Alema"

Onorevole Massimo Parisi, la conosce la battuta che gira in Parlamento, risuonata anche all' ultimo ufficio di presidenza di Forza Italia? Berlusconi avrebbe scelto Parisi (Stefano) perché quando Denis Verdini andava da lui gli diceva sempre: "C' ho il Parisi che è bravo". Solo che "il Parisi" bravo era lei…
«Ah ah... Sì, la conosco, credo che il copyright sia di Maurizio Gasparri… Mi sa che tutti e due i Parisi sono stati sopravvalutati…» (ride, ndr). Quarantotto anni, sposato, padre di due figli, questo Parisi è meno visibile dell' altro, eppure è in regia da molto più tempo. Fiorentino come l' ex coordinatore Pdl oggi leader di Ala del quale è braccio destro e come pure il premier, è stato editore, giornalista e scrittore. È il "custode" del patto del Nazareno, al quale ha dedicato un libro omonimo (Edizioni Rubettino), pieno di retroscena e, soprattutto, documenti originali.

Che pensa del suo quasi omonimo, che qualcuno vorrebbe "ricostruttore" del centrodestra? È la figura di cui gli azzurri avevano bisogno?
«Poteva esserlo, ma il problema di Forza Italia, in questo momento, non è la leadership, ma il posizionamento politico.
E Parisi, da questo punto di vista, ha già perso la sua occasione, con tesi strampalate, peraltro smentite da Berlusconi, come quella dell' assemblea costituente o sul rigore europeo...».

Se fosse di Fi, starebbe con Mr Chili o tra gli altri, che lo guardano con fastidio?
«Non avrei perso tempo. Parisi è in un vicolo cieco».

Parliamo di riforme: tra poco più di un mese, in un modo o nell' altro, le riforme, che sono la ragione d' essere di Ala, avranno finito il loro percorso. Che sarà, a quel punto, del vostro progetto?
«Credo che non si sia capito che il referendum non è la fine, ma l' inizio. Dopo - comunque vada e sono convinto che vincerà il sì - niente sarà più come prima. E dentro la riforma costituzionale c' è l' inizio di una nuova Italia. Non so dirle come, ma noi ci saremo».

Qualcuno sostiene che entrerete al governo dopo il referendum. È così?
«Non mi appassiona il tema e non è all' ordine del giorno. A me interessa la prospettiva politica e abbiamo già dimostrato che, più delle poltrone, ci interessa il cambiamento».

Dopo l' operazione con Scelta Civica non siete già - di fatto - al governo con Matteo Renzi?
«Allo stato, non noi di Ala. Il gruppo con Scelta Civica è una federazione di soggetti politici.
E il nostro - Ala - non ha contrattato alcunché con il governo. Continueremo a sostenere quello che ci convince».

Lei ha seguito da vicino il percorso di scrittura delle riforme. Ci dica una ragione per votare Sì.
«Poniamo fine al bicameralismo, semplifichiamo il procedimento legislativo, riduciamo i costi della politica. Quello che abbiamo chiesto per 20 anni in Forza Italia. E poi perché la vittoria del no, sarebbe la vittoria di Grillo e Salvini e io non voglio regalargli il Paese».

Che il progetto non sia perfetto è chiaro ai suoi stessi firmatari. Cosa manca?
«Il meglio è nemico del bene. Alcuni cedimenti ci sono stati proprio perché Fi ha abbandonato le riforme. Sono cedimenti che non sono serviti neanche a ricompattare il Pd: mi riferisco, ad esempio, all' elezione dei senatori. Ma quello che conta è che avremo solo una Camera e la prassi costituzionale lo chiarirà».

Voi, come il Pd, avete messo in piedi i Comitati per il Sì. Ha risposte positive o gli elettori si convincono altrove?
«Noi abbiamo aderito all' iniziativa di Marcello Pera e Giuliano Urbani - i comitati Liberi Sì - e tanti ex forzisti in tutta Italia stanno facendo la stessa cosa. A Napoli sabato ne abbiamo avuto la riprova».

Quando si voterà per le Politiche? Voi con chi andrete?
«Si voterà nel 2018. Noi siamo impegnati a rimettere insieme un' area politica "orfana" di rappresentanza - non lo chiamo "centro" perché personalmente ritengo il termine un po' superato - e siamo convinti che fra Renzi e Matteo Le Pen Salvini ci sia una prateria».

Pensa che l' Italicum arriverà all' appuntamento così com' è o sarà modificato?
«Credo che la volontà di intervenire sull' Italicum - che è comunque una ottima legge elettorale - sia sincera, non fosse altro che per smontare il tema (falso) del "combinato disposto". Penso che sarà modificato, ma non mi ci impicco».

Il suo libro Il patto del Nazareno svela che, in realtà, l' antica simpatia di Verdini col premier sarebbe una leggenda. È così? I primi mesi di spola tra Palazzo Grazioli e Palazzo Chigi sarebbero stati piuttosto tesi…
«Di leggende sui rapporti fra Renzi e Verdini ce ne sono molte, come quella che Verdini avrebbe aiutato Renzi a diventare sindaco di Firenze. La "collaborazione" politica comincia solo con il Nazareno».

Lei è stato coordinatore regionale di Fi in Toscana. Non vi eravate accorti che stava per "esplodere" il fenomeno Renzi?
«Certo che ce ne eravamo accorti. Ricordo come ci dannavamo l' anima perché i ministri del nostro governo facevano la fila per incontrare Renzi e quando le tivù Mediaset lo coccolavano…».

Verdini è uno dei protagonisti della politica italiana più discussi dell' ultimo ventennio; di lui si è detto e scritto tutto e il contrario di tutto. Lei che ci lavora e ci collabora da molto tempo, ci dica una sua qualità e un suo difetto.
«È un politico di razza con radici ben piantate nella storia e con una proiezione verso la modernità della politica. La sua avventura politica sarà valutata dalla storia, non dalla magistratura. E vedrà che sarà rivalutato. Il difetto? È un "capoccione"».

Si ricandiderà alle prossime elezioni, secondo lei?
«Non ne ho idea. Dovrà decidere lui».

Nei report che inviava al Cavaliere citati nel suo libro, Verdini aveva definito Maria Elena Boschi con termini non proprio cavallereschi. Si saranno chiariti?
«Verdini all' epoca scriveva senza conoscerla. Credo si siano chiariti».

Alcuni dei dirigenti azzurri che hanno portato alla rottura tra Fi e Ala - le componenti del "cerchio magico" come Maria Rosaria Rossi, Renato Brunetta per citarne alcuni - sono stati depotenziati. Questo potrebbe favorire un ricongiungimento di voi "fuoriusciti" col Cavaliere?
«Non ce ne siamo andati né per il cerchio magico né per gli oltranzismi di Brunetta. Ce ne siamo andati perché Berlusconi ha seguito la sua pancia: Brunetta ne era solo l' interprete. E in questo senso mi prendo il lusso di difendere il mio ex capogruppo: è troppo comodo prendersela oggi con lui».

Quanto è inverosimile che, alla fine, per paura di consegnare il Paese ai grillini, quel che resta di Fi venga coinvolto nel partito della nazione di Matteo Renzi?
«Il partito della Nazione è un' astrazione. Ora c' è solo il referendum della Nazione. E se i forzisti non vogliono consegnare il Paese a Grillo devono votare Sì».

C' è anche Massimo D' Alema. Nel libro racconta che Renzi si infuriò con Berlusconi perché, sull' elezione del Presidente della Repubblica, trattava con lui. I rapporti sarebbero ripresi oggi per la battaglia per il No. Si stupisce?
«Sono le liaisons dangereuses di Berlusconi. Le uniche, per quel che mi riguarda».

di Paolo Emilio Russo

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